Il social media marketing: novità per il 2011?

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Che il social media marketing sia un settore in continua espansione, è risaputo. Ma prevedere cosa riserverà questo imminente anno nuovo a questo campo è sempre arduo. Noi ci vogliamo provare.

Ecco quindi per voi tre previsioni per il 2011, relative soprattutto a come verranno investiti in maniera più evidente i fondi delle varie imprese, nel bene e nel male.

Le metriche per il social media marketing? Non tutti useranno quelle più vantaggiose!

Non si può negare: benché a volte possa non risultare evidentissima, c’è una netta differenza tra metriche possibili e metriche inutili. Un esempio? Solo perché una compagnia vostra rivale agisce su Foursquare, questo non implica necessariamente che per voi iscrivervi a quel social media sia un vantaggio.

Le metriche si basano sui numeri, certo. Ma bisogna saper scegliere i giusti numeri.
Il numero di visitatori, i commenti e le metriche non ben definite come il “grado di fedeltà” sono vuote e prive di significato se non vengono definite correttamente.

Alcune agenzie per i social media si basano su metriche solide e ben definite, ma guardatevi bene da quelle che non lo fanno e si mascherano dietro paroloni per nascondere forse la loro quesi totale mancanza di competenza.
Parlando metaforicamente, ricordate che nella corsa all’oro, non si sono arricchiti i minatori, tanto quelli che vendevano i picconi! Alla Apple non importa assolutamente che si parli dei suoi prodotti su Facebook, e Steve Jobs non si cura minimamente di essere menzionato in un tot di blog entro le cinque di pomeriggio o prima. La Apple lavora per sé e per i propri clienti, il resto è secondario.

Le e-mail? Torneranno in voga!

Gli indirizzi e-mail sono un investimento a lungo termine molto più sicuro dei profili sui social media. Basti pensare a tutto il denaro speso dalle compagnie nel 2007 per pubblicizzare i loro prodotti su MySpace. Anche su Facebook, i vostri messaggi diretti ai vostri fan sono visualizzati solo in un piccolo riquadro in alto della pagina, e ovviamente non vengono letti da nessuno. Questo non succede invece nell’e-mail marketing.

I calcoli si fanno sempre malvolentieri, ma c’è chi li ha già fatti: un nuovo iscritto alla vostra mailing list vale circa 20$ all’anno. Da questo dato, anche se approssimativo, si può dedurre che:

  • Le e-mail continuano a essere uno strumento vantaggioso e conveniente dal punto di vista economico, in quanto hanno i tassi di conversione tra i più alti, pur agendo in un settore molto competitivo.
  • Le e-mail possiedono un vantaggio non indifferente: la possibilità di ricevere una risposta rapida e tempestiva riguardo l’interesse di una persona per un prodotto/evento della vostra compagnia.
  • È facile calcolare quanto verrebbe a costare costruire o ampliare la propria mailing list.

Nuovi orizzonti possibili? Monitorare e trovare metriche riguardanti le conversazioni!

Bisogna sempre tenerlo a mente: i vostri messaggi pubblicitari vengono visti e letti da più persone, e quindi implicitamente da più tipi di persone.
Partiamo da un esempio. Il punto di forza di American Apparel è l’ampia diffusione dei loro ad, nonostante di solito questi appaiano su siti web di nicchia e su pubblicazione semisconosciute. Questo perché i loro messaggi vengono pubblicizzati dai blog, che scrivono articoli su questi ad, portandoli a conoscenza di una vasta schiera di persone.

In questo caso, i blog sono il target, e il pubblico è una conseguenza indiretta (benché più che gradita e utile). Un buona domanda da porsi per arrivare a capire le conseguenze dei vostri ad potrebbe essere questa: “Se smettessimo di pubblicare questi ad, la gente se ne accorgerebbe?”
Ovviamente i tassi di clickthrough non sono una risposta a questa domanda.

Ecco perché i marketer dovranno trovare dei modi per monitorare e valorizzare le conversazioni a proposito dei loro prodotti e dei loro ad. E soprattutto, dovranno sempre tenere in mente che anche un parere negativo a volte è utile, non solo perché permette di farsi un’idea di cosa non va, ma anche perché significa che comunque la propria creazione ha avuto un impatto emozionale.

Ascoltare non è abbastanza. Analizzare quante volte si è citato il nome della nostra compagnia su Twitter serve a poco o nulla. La domanda più grande è “Cosa stiamo cercando di fare, e come possiamo usare questi dati per aiutarci?”

Se ingranerete questo meccanismo, non ci saranno che vantaggi per voi. La concorrenza sarà messa alle strette. E magari non se ne accorgerà nemmeno. Sarà troppo impegnata ad accaparrarsi l’ultimo servizio online, così magnifico ed innovativo.

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