Chi è il più social del reame?

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Vi siete mai chiesti come fosse la situazione delle imprese italiane in campo social? E’ abbastanza scoraggiante.

Più che altro scoraggia il fatto che, in generale, non si abbia ancora la percezione di quanto sia diventata importante la propria reputazione professionale sul web. E di quanto il rapporto online possa influenzare il comportamento del consumatore.

Lundquist, società di consulenza specializzata, ha preso in carico il compito di effettuare una ricerca per verificare la vocazione social delle aziende italiane. Come campione sono state scelte 100 imprese ed infine è stato stilato un rapporto sulle migliori 10. Queste sono Barilla, Bnl, Edison, Eni, Enel, Fiat, Finmeccanica, Pirelli, Telecom Italia, Unicredit.

Quello che è emerso da questa ricerca, pubblicata su Corriere Economia, è che appunto nel panorama italiano, le imprese sono ancora lente a capire i vantaggi derivanti dalla copertura dei social network e soprattutto come utilizzarli efficacemente. Il problema è che la maggioranza delle aziende vede i social network solo come un canale di distribuzione alternativo, non capendo il valore aggiunto reale che può dare la presenza strategica all’interno di essi.

Come spiega la studio conclusivo di Lundquist “il vero valore aggiunto di essere sulle piattaforme 2.0 è quello di creare un dialogo con il proprio pubblico e questo significa offrire alle persone una ragione per essere coinvolte e per partecipare alla discussione”.

I dati parlano chiaro: la presenza su Facebook è del 23%, su Twitter del 29%, solo il 10% del campione ha un articolo di buon livello sull’enciclopedia di Wikipedia. Va meglio su Youtube, 66% di presenza, e su LinkedIn, dove l’88% del campione ha un profilo aziendale, i due terzi dei quali però sono profili generati automaticamente.

L’analisi ha preso in considerazione anche il comportamento dei manager (513 totali analizzati) e solo il 5% è attivo su Twitter (tra cui segnaliamo Marco Patuano, AD di Telecom Italia con 3.500 follower, Henri Proglio presidente di Edison con poco più di 1.100 follower, Alessandro Benetton seguito da 3.300 persone), mentre il 47% ha un profilo LinkedIn.

Nel panorama globale, sempre in mutamento, dove anche il Papa aveva aperto un account Twitter, la maggior parte delle imprese italiane non riesce a esprimere se stessa secondo le declinazioni dei nuovi media sociali, sui quali tutto il mondo, compresa Wall Street punta e investe.

Cosa pensate della situazione attuale?

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