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Il crowdfunding si aggiorna e diventa “rooster”!

È un messaggio di speranza nel futuro quello inviato da Alessandro Rovati, Francesco Fumagalli e Francesco Gatti, i tre giovanissimi brianzoli che hanno lanciato negli scorsi giorni Crowdrooster, una piattaforma di crowd-commerce che rivoluzionerà l’intero mercato del crowdfunding.

Crowdrooster nasce dall’idea di raccogliere fondi per realizzare prodotti d’eccezione e di design che ancora devono essere commercializzati. Una sorta di piattaforma per testare il mercato e per capire chi sono i potenziali investitori disposti a puntare su prodotti innovativi.

Supporto fondamentale al progetto è stato fornito da Level 39, l’incubatore che seleziona i prodotti da accettare e da amici e parenti, che sono riusciti a sborsare circa 600 mila sterline.

La piattaforma non offre solo servizi di crowdfunding per aziende, ma anche screening legale ed economico da parte del paying gateway Mangopay. Offre anche un servizio di e-commerce per vendite effettive tramite il sito anche dopo l’avvenuto finanziamento.

Tra le aziende e i creatori che attualmente stanno collaborando con Crowdrooster troviamo Luca Boffi (designer di mobili), Experience De Vita (mastro artigiano), Feelingold (dermomedica), Officegym (attrezzi da palestra per ufficio) e Atypical (artigiani di tavole da surf e skateboard):  cinque proposte d’eccellenza destinate a raggiungere presto un numero ben più cospicuo.

Sembra proprio che il futuro del Made in Italy sia ancora una volta costituito da un patrimonio di idee portate avanti da giovanissimi ed instancabili sperimentatori.

Voi che ne pensate?

Internet per tutti, nasce l’alleanza dei big informatici

Oltre cinque miliardi di persone nel mondo non hanno l’accesso a internet. Questo, e la mancanza di strumentazione digitale, è il digital divide, il gap tecnologico che divide in due il mondo. Google si è già attivata col project loon così come Zuckerberg aveva annunciato il progetto internet.org. Ora è partito il progetto Alliance for Affordable Internet (A4AI), una vera e propria alleanza dei big tecnologici mondiali.

Facebook, Google, Microsoft, Yahoo!, Alcatel-Lucent, Ericsson, diverse agenzie governative di Stati Uniti e Regno Unito, organizzazioni filantropiche e perfino Tim Berners Lee, il padre del web,  si sono alleati per ridurre le distanze digitali, soprattutto per i Paesi più arretrati. L’obiettivo è ridurre i costi da sostenere per essere collegati al web. Lo stesso Zuckerberg ha definito la connessione internet come “diritto umano”.

Tim Berners Lee sostiene che il problema principale del digital divide sia il costo della connessione. Per un abitante del Mozambico, ad esempio, 1Gb di traffico equivale a due mesi di stipendio. Se la rete wifi venisse ampliata e nuovi smartphone economici fossero immessi sul mercato, il digital divide sparirebbe, secondo quanto sostiene Berners Lee.

Secondo la Commissione per la banda larga delle Nazioni Unite, la ITU (International Telecommunication Union), gli internauti, in media, spendono circa il 30% del proprio reddito per avere accesso al Web. L’Alleanza si prefigge si far calare la spesa mensile fino al 5% del reddito mensile.

Gli appartenenti al programma punteranno a coinvolgere i vari governi nazionali e a offrire specifiche policy per creare un ambiente che favorisca lo sviluppo telematico, soprattutto nei Paesi poveri. Si spera che, entro la fine del 2015, si riesca a raccogliere l’adesione di almeno dieci nazioni e, ogni anno, verrà redatto un resoconto per rilevare i progressi raggiunti.

Internet per tutti, dunque.

Chattando si guadagna

Disponibile per Android e iOS, Chad2win è l’app spagnola, nata a gennaio a Barcellona e lanciata da poco anche in Italia dal direttore generale Guillermo Cardona, con il benestare dell’Associazione Consumatori Utenti.

Si tratta della terza generazione di messaggistica istantanea, del tutto rivoluzionaria, che permette agli utenti di guadagnare fino a 25 euro al mese derivanti dalla suddivisione del 30% degli introiti pubblicitari dell’azienda; introiti che in questo caso sono ricavati dai banner che compaiono in chat. Il nome dell’applicazione, infatti, nasce dall’unione delle parole chat e advertising.

L’innovativa app ha conquistato oltre 300 mila utenti in Spagna in soli nove mesi, e vi partecipano una quarantina circa di marchi, tra cui ricordiamo l’italiana Ferrero. Secondo Cardona anche in Italia Chad2win avrà successo stipulando una nuova relazione tra utenti e inserzionisti nella quale “vincono tutti”.

I banner pubblicitari compaiono durante lo scambio di messaggi, anche se i programmatori garantiscono che non saranno di troppo disturbo, permettendo di continuare a chattare tranquillamente. Chad2win paga il disturbo: ogni mese si potrà ricevere una somma di denaro proporzionale al numero di banner visualizzati.

Tuttavia l’azienda rimane oscura riguardo ai particolari di come produrre credito: dichiara esplicitamente che non fa differenza cliccare o meno sul banner pubblicitario al fine di ottenere il bonus in denaro, ma afferma anche che vengono conteggiati solo ed esclusivamente i filmati visualizzati per intero, ossia quelli cliccati dall’utente finale.

Per incassare il guadagno basta accedere alla sezione “incassi” dell’applicazione e autorizzare il bonifico bancario verso il proprio conto corrente precedentemente inserito. In alternativa tramite un versamento sul conto PayPal, il tutto in perfetta sicurezza. Dopo ogni pagamento saranno poste all’utente tre domande per poter indirizzare al meglio le pubblicità successive.

Chad2win permette anche di fare beneficenza: il credito accumulato con l’applicazione si può donare a una Ong scelta di volta in volta dall’azienda, che si impegna a pubblicarla ogni mese.

“Da una forma di divertimento come la chat – commenta Cardona – si origina un’entrata extra che permette ai più giovani di pagare le bollette mensili come il traffico telefonico, o semplicemente di togliersi qualche capriccio oppure offrire un contributo a una causa no profit”.

Project Loon: Google sfida il digital divide

Google ha ufficialmente avviato il “project loon”, un progetto da folli, come dice il nome, che ha come scopo la creazione di una rete internet mondiale. Nel mondo ci sono circa 4,8 miliardi di persone non connesse che potrebbero entrare a far parte del web grazie a questo progetto capace di superare le barriere fisiche.

Si tratta di palloni aerostatici dal diametro di 15 metri fatti con una pellicola plastica sottilissima, dotati di un pannello solare che alimenta la strumentazione elettronica di bordo. L’equipaggiamento consiste in un computer di volo, un sistema di controllo dell’altitudine, una radio e delle antenne. I palloni saranno capaci di offrire una connessione internet equivalente al 3G o addirittura superiore.

Per il momento il progetto è attivo in fase sperimentale solo in Nuova Zelanda, dove sono stati attivati 30 palloni. Alcune abitazioni sono state dotate di speciali antenne capaci di connettersi con i palloni in volo a circa 20 chilometri d’altezza, nella stratosfera per la precisione. I palloni possono comunicare tra loro e con le stazioni di terra dei servizi internet locali, creando una vera e propria rete capace di mettere in contatto ampie parti di territorio.

A quell’altezza i palloni non sono d’intralcio per il traffico aereo, sono al sicuro dai fenomeni meteorologici e possono essere “guidati” sfruttando le correnti d’aria della stratosfera. Infatti facendoli volare più o meno in alto è possibile farli spostare in varie direzioni così da creare una rete a maglie in grado di dare una copertura internet teoricamente totale.

Gli usi previsti di questa tecnologia sono quanto meno interessanti, ad esempio:

  • la possibilità di contattare una zona colpita da una catastrofe naturale che ha messo fuori uso i normali canali di comunicazione;
  • il collegamento di zone rurali o in via di sviluppo;
  • Il raggiungimento di zone in cui un cablaggio tradizionale risulti estremamente costoso o di impossibile realizzazione con le tecnologie al momento in nostro possesso.

Gli sviluppatori del progetto credono fermamente nella realizzazione di un anello di palloni che porterebbe la connessione internet in tutto il mondo, ma si dicono anche consci della difficile realizzazione del progetto e aggiungono che questa prima fase sperimentale sarà di grande aiuto per gli ulteriori sviluppi e miglioramenti delle tecnologie impiegate. Inoltre Google, al momento, è alla ricerca di altri partner per avviare ulteriori fasi sperimentali in altri Paesi alla stessa latitudine della Nuova Zelanda.

Per ulteriori aggiornamenti tenete d’occhio il blog di Google o il canale YouTube del progetto.

Pagare con un’email

Durante la convention dedicata agli sviluppatori Google I/O, dove la grande G illustrava progetti e novità per il futuro, è stato dato l’annuncio dell’integrazione di Google Wallet con Gmail.

Gmail è il famoso servizio di posta elettronica del colosso di Mountain View, mentre Wallet è un servizio che consente di unire in un unico account i numeri delle carte di credito o debito dell’utente, ma permette anche di connettere il proprio conto corrente bancario, in modo da poter effettuare pagamenti immeddiati e sicuri, tramite smartphone o altri dispositivi mobili, online o nei retailer abilitati.

Cosa permette quest’integrazione? Sarà possibile inviare in modo rapido e sicuro denaro ad amici, parenti, soci, colleghi, clienti direttamente da Gmail, quindi con una semplice email. Il servizio funziona anche verso chi non possiede un account Gmail.

L’invio di denaro sarà possibile semplicemente scegliendo il simbolo $ dal menù degli allegati, inserendo la cifra voluta e inviando normalmente l’email.

Le specifiche tecniche del servizio comprendono i limiti per le transazioni giornaliere, fissato a 10.000 dollari, e per quelle settimanali, 50.000$. Per quanto riguarda le commmissioni da pagare a Google, queste si attestano sul 2,9% sui trasferimenti da carta di credito o debito, mentre i trasferimenti da conti correnti saranno gratuiti.

Voi che ne pensate?

Phablet alla riscossa!

I phablet sembrano essere il nuovo fenomeno del 2013.

Il mercato di questi ibridi smartphone-tablet sta emergendo dall’inizio di quest’anno e non può essere sottovalutato o ignorato.

Ma cosa sono esattamente i phablet?

Praticamente sono dei dispositivi mobili che si collocano, considerando una scala delle dimensioni, tra lo smartphone più grande e il tablet di dimensioni più ridotte (ad esempio iPad Mini o Kindle). Alcuni esempi commerciali possono essere i modelli Note di Samsung o il modello Intuition di LG. Le dimensioni dello schermo variano dai 13 cm ai 18 cm circa, decisamente fuori misura per quello che siamo abituati a chiamare “telefonino”.

Eppure il mercato sta crescendo sempre di più e il 2013 sembra essere l’anno della cosiddetta avalanche, anche secondo ABI Research. Si stima che entro il 2018, le vendite dei phablet costituiranno il 25% del totale vendite nel settore smartphone (attestandosi già al 18% nel 2013!). Anche Samsung stessa ha riportato che il modello Note 2 ha venduto più di 5 milioni di pezzi a solo due mesi dopo dal lancio.

Da cosa dipende il successo di questi nuovi modelli?

Lo schermo di grandi dimensioni dà vantaggi non di poco conto nello svolgere l’attività quotidiana col nostro smartphone, senza essere ingombrante quanto un tablet. Gli schermi ad alta risuzione fanno dei phablet i migiori dispositivi mobili in materia di video straming, navigazione web, lettura di ebook, fotografia e visualizzazione di immagini, con in più le funzionalità di telefonia mobile.

Certo, le dimensioni rendono i phablet non semplici da portare in tasca, la loro taglia rispetto agli smartphone può apparire imbarazzante a chi vuole che il suo “telefono” sia solo un “telefono”, ma sono perfetti per quei consumatori che vogliono usare la tecnologia odierna a loro vantaggio, fondendo lavoro e divertimento con infinite possibilità.

Voi ve lo comprereste un phablet?

 

Samsung lancia la rivoluzione del cloud nell’advertising digitale

All’interno dell’Integrated Systems Europe (ISE) 2013, l’expo dedicata ai display più grande d’Europa, Samsung ha presentato i suoi innovativi prodotti per il digital signage, ovvero la segnaletica digitale: una forma di comunicazione digitale nella quale i contenuti visuali sono veicolati attraverso dei display in prossimità dei punti vendita o in luoghi pubblici.

Con la sua Smart Signage Platform, Samsung è la prima a introdurre la gestione via cloud di questi dispositivi. Questi nuovi display informativi non hanno bisogno di supporti come un computer o una set box per funzionare, per essere impostati e per caricarci i contenuti. Questo implica un abbassamento dei costi rilevante, dato che i costi di gestione della digital signage prima del cloud computing erano abbastanza alti.

Oltre alla nuova gestione via cloud Samsung ha presentato anche il suo Sofware Developement Kit, il primo nel mercato del signage. Questo kit permette ai partner di creare applicazioni personalizzate, che siano adatte al tipo di utenti che andranno a toccare, che si integrino alla perfezione negli ambienti commerciali ai quali sono destinate. Inoltre i nuovi prodotti sono dotati della funzionalità Plug&Play, quindi è possibile caricare contenuti e controllare il dispositivo attraverso l’USB grazie al software Samsung MagicInfo Premium.

Si nota che le imprese stanno spingendo sulla comunicazione digitale, la categoria più in crescita nel settore pubblicitario. Infatti strategicamente Samsung si può imporre attraverso questi nuovi prodotti come leader nel mercato B2B del digital signage.

Grazie alla sempre maggiore integrazione di tecnologie e all’abbassamento dei costi di gestione, la Smart Signage Platform può rappresentare il futuro definitivo del signage, aiutando la comunicazione professionale a raggiungere sempre meglio i suoi clienti, fondendo digitale e visuale per creare emozioni e coinvolgere più persone.

Desideri un’assistente virtuale? Affidati a Nina

Mercoledì è stata presentata Nina, l’assistente virtuale di Nuance. Nina è l’acronimo per Nuance Interactive Natural Assistant, che riunisce in un’unica interfaccia tutte le tecnologie di elaborazione del parlato sviluppate precedentemente da Nuance, come speech recognition, text to speech, natural language under standing, voice ID biometric.

Cos’è praticamente Nina? E’ un applicazione destinata alle imprese che trasforma lo smartphone del cliente nel suo centro assistenza mobile compreso di funzionalità di riconoscimento vocale, un app B2B per aziende, utilities, ospedali, banche, call center e chiunque abbia necessità di gestire il dialogo coi propri clienti in mobilità.

Nina capisce cosa la persona sta chiedendo basandosi sul suo fraseggio naturale, senza usare parole chiave o frasi prestabilite. E’ anche in grado di riconoscere la voce del proprietario grazie al riconoscimento dei parametri biometrici.


E’ possibile quindi gestire mediante dialoghi per esempio il proprio conto bancario tramite home-banking, o pagare le bollette, fare bonifici ecc. Nina si prospetta molto efficiente anche nell’ambito dei call center: attraverso sistemi a risposta vocale interattiva gestisce le comunicazioni con i clienti. E grazie alla funzione call intercerp, Nina trasmetterà dei dati visuali e informazione sul display dello smartphone anticipando le richieste del cliente.

Nina sembra ora una risorsa ideale per qualunque azienda che voglia migliorare l’esperienza del proprio mobile customer service. Ricordandoci sempre quanto sia fondamentale un customer service efficiente, personalizzato e soddisfacente per riuscire a generare e mantenere la fiducia al brand, poter disporre di uno strumento dal forte potere coinvolgente, che rende la comunicazione più facile, produttive e godibile e che fornisce al cliente risultati immediati, dà una marcia in più.

Nuance sta anche già collaborando con Fastweb e Banca Mediolanum in Italia e con Ford, Samsung, Apple e addirittura il Medical Center dell’Università di Pittsburgh negli Stati Uniti.

Cosa ne pensate di Nina?