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Che la War on Christmas abbia inizio!

Come accade ad ogni Natale, anche quest’anno i sostenitori dell’ateismo hanno organizzato la loro guerra ai cristiani e alla festa religiosa della nascita di Gesù Cristo: negli Stati Uniti questa manifestazione di protesta si chiama proprio “War on Christmas” e si è scelto di usare i mega-cartelloni pubblicitari per mettere in chiaro l’insoddisfazione verso la festa cristiana e invitare a non festeggiare il Natale.

Il billboard ideato da American Atheists quest’anno raffigura una bambina con un cappello da Babbo Natale intenta a scrivere la sua letterina con il seguente testo: “Caro Babbo Natale, tutto quello che chiedo per Natale è non andare in chiesa, sono troppo grande per le favole“.

L’associazione ateista sostiene che è un messaggio rivolto a coloro che tra gli atei si sentono soffocare in questo periodo natalizio, ma secondo le associazioni cristiane è un attacco a quelli che cercano di inculcare la fede ai loro figli, oltre che un tentativo di incitare i ragazzini a ribellarsi ai genitori che intendono portarli a messa.

Un sondaggio del 2013 ha rilevato che il 77% dei cittadini statunitensi dichiara di credere alla venuta al mondo di Gesù e David Silverman, presidente di American Atheists, ha così commentato: “Oggi gli adulti non sono obbligati a pretendere di credere alle menzogne a cui credevano i loro genitori, è una cosa giusta avere il coraggio di dire che i vostri genitori avevano torto a proposito di Dio e bisogna dire ai propri figli la verità”.

Questo billboard servirà a cambiare i numeri? Probabilmente no, ma quello che è certo è che ogni Natale è accompagnato da una guerra di Natale e questo cartellone contribuirà a dare il via a quella di quest’anno.

Natale

Amazon inaugura la nuova sezione musicale con un flash mob

 

Amazon Italia ha stupito tutti con un concerto a sorpresa per celebrare la musica, la passione per le note, gli accordi e gli strumenti  musicali.

L’iniziativa si è svolta all’ingresso della Stazione Centrale di Milano: erano 170 i musicisti che hanno intrattenuto i passanti con le note di “Smoke on the Water” dei Deep Purple.

Le sette bande che hanno contribuito al successo dello spettacolo sono la Besana Secutores Drum & Bugle Corps, il Corpo Musicale Santa Cecilia Besana Brianza, il Corpo Filarmonico S. Cecilia di Concorezzo, il Corpo Musicale S. Cecilia di Jerago, la Banda d’Affori, la Triuggio Marching Band e la Brianza Parade Band.

La musica è una passione universale ed è fortemente sentita in Italia. Amazon ha quindi realizzato un flash mob per celebrarla e contemporaneamente lanciare la sezione “Strumenti musicali e DJ” da poco inaugurata sul sito: sono in vendita più di 20.000 prodotti, dagli strumenti a corda a quelli a fiato, dalle percussioni alle attrezzature per la registrazione e il live.

 

 

 

Stop alle vittime dei selfie!

“Ogni giorno migliaia di persone sono vittime di selfie tagliati. Ferma la violenza”. È questo il messaggio della campagna pubblicitaria a sostegno del nuovo Nokia Lumia 735 che, grazie alla fotocamera frontale da 5 megapixel con grandangolo, porrà fine ai “selfiedrama” per dare inizio ad una nuova era di autoscatti.

Il “selfie” diventa “allfie”: l’ottica potenziata consente di coprire un angolo così ampio di visuale che riesce a contenere tutti i soggetti nell’inquadratura, senza fastidiosi tagli. Grazie a Lumia 735, suggerisce Microsoft, non ci saranno più “vittime dei selfie”.

Microsoft Italia ha inoltre diffuso, tramite comunicato stampa, un simpatico Manifesto del “Selfiedrama”, a completamento dello spot pubblicitario:

“Ognuno di noi ha un selfie tagliato nella propria galleria di foto.
Spesso quello scatto che doveva raccontare un momento speciale diventa un’imbarazzante testimonianza di qualcuno che viene lasciato fuori, escluso, dimenticato.
Abbiamo colto l’occasione del lancio di Lumia 735 per dire basta a questo dramma.
Abbiamo voluto trasformare le esperienze di selfie venuti male in un nuovo modo di scattarsi le foto.
Vogliamo far provare a tutti l’esperienza #allfie.
Da qui partiamo dicendo a tutti: o lo fai bene o lascia stare.
Non è più tempo di pensare in piccolo.
Nessun narcisismo digitale, perché siamo più che digitali.
Nessun limite: il nostro spazio è definito da ciò che condividiamo.
E noi siamo qui per condividere quello che non è stato condiviso.
Questa è la generazione #allfie.
E’ arrivato il momento di fermare questa violenza”

 

Trasformare l’attesa in qualcosa di divertente

A nessuno piace aspettare“, soprattutto quando si tratta di un semaforo rosso. Se però i pedoni fossero intrattenuti da un semaforo danzante, l’attesa sarebbe meno scocciante e quindi si eviterebbe di attraversare l’incrocio in modo azzardato.

Questa è l’idea che sta alla base del “Dancing Traffic Light“, il semaforo ballerino che è stato installato per la prima volta in un incrocio a Lisbona, in Portogallo.

Il famoso omino del semaforo riproduce i movimenti di alcuni ballerini improvvisati: i passanti vengono invitati ad entrare in una cabina e, dopo aver scelto il sound preferito, all’accensione della luce rossa i passi di danza si trasformano in movimenti visibili sul display del semaforo.

È così che l’omino del semaforo improvvisamente prende vita, ed è difficile rimanere fermi: i passanti, stupiti, iniziano a muoversi imitando la luce rossa e l’attesa diventa divertimento.

Smart, promotore di questa campagna diventata virale, afferma: “Siamo convinti che le idee intelligenti possono trasformare la città in un posto migliore. Come un semaforo con l’omino danzante, che rende le persone in attesa più attente alla luce rossa del semaforo.”

A esperimento concluso si è notato che effettivamente l’81% in più delle persone si è fermato allo stop imposto piuttosto che sfidare la sorte attraversando: lo scopo è stato raggiunto.

Andrea Marson
Ha studiato Economia, Commercio Internazionale e Mercati Finanziari presso l’Università degli studi di Trieste.
Appassionato di marketing e comunicazione, segue con curiosità le ultime novità economiche.

Hai una storia da raccontare a Jack Daniel’s?

Le persone si incontrano al bar per ritrovarsi e, perché no, raccontare le loro storie schiarendosi la voce con l’aiuto di qualche drink. Col passare delle ore e dei bicchieri le storie diventano sempre più memorabili e spesso si creano occasioni per dar vita a nuovi racconti.

Jack Daniel’s ha pensato di raccontare questo mondo di mirabolanti aneddoti raccogliendo le migliori storie da bar dei più celebri bar degli Stati Uniti. Nato dall’idea dell’agenzia pubblicitaria Arnold Worldwide con il supporto di MediaMonks per la produzione digitale, la campagna “Tales of Mischief, Revelry and Whiskey” ha collezionato 30 fantastiche storie ambientate nei pub di New York City, Santa Monica, New Orleans e Boston.

Trovare queste testimonianze non è stato semplice, ma grazie al passaparola e alle segnalazioni che invitavano lo staff a contattare quella o l’altra persona è stato possibile dar vita al sito barstories.jackdaniels.com. Non tutti i racconti hanno come protagonista il buon Jack, ma non era questo l’obiettivo del gioco.

Le storie a volte assurde e incredibili sono tutte vere e sono raccontate dai toni entusiastici dei protagonisti: c’è chi racconta di un occhio di vetro lasciato in pegno per un prestito di venti dollari, di sparatorie causate dalla gelosia, babysitter di papere, secchi di sangue e ceneri di baristi bevuti negli shot.

Guardando uno di questi video sembra di entrare fisicamente in un nuovo locale dove il reale e l’incredibile si fondono confondendoci e allo stesso tempo appassionandoci. Avvolti dalla più tipica atmosfera da bar, siamo circondati da luci soffuse, rumore di bicchieri, chiacchiere e vecchi tavoli segnati da tutti i drink che hanno visto bere dagli occupanti.

E voi? Avete una storia da bar da condividere?

Dear Kate: donne in carriera come modelle di intimo

Per la pubblicità della sua nuova collezione, la casa di lingerie Dear Kate ha deciso di far posare in intimo delle donne di spicco nel mondo della tecnologia, per rappresentare una donna capace di mediare tra femminilità, tecnologia e carriera professionale.

La nuova campagna, chiamata Ada Collection, prende il nome da Ada Lovelace, prima matematica inglese e madre degli algoritmi alla base del computer.

Julie Sygiel, fondatrice di Dear Kate, ha detto di aver intenzionalmente collocato le modelle sul posto di lavoro, con l’intenzione di rappresentare la donna moderna: questa scelta ha l’intento di modificare il ruolo della pubblicità, dando rilievo alle donne anche per la loro intelligenza oltre che per il loro aspetto esteriore.

“Ritengo siano abusate le foto che ritraggono donne semplicemente in piedi, con sguardi sexy. Non trapela mai il ruolo di potere e di controllo” – spiega Julie Sygiel al Time statunitense – “Nelle nostre foto è importante mostrare donne attive e ambiziose. Non sono solo in piedi ad aspettare che le cose succedano.

Non sono ovviamente mancate le critiche, definendo la campagna come offensiva nei confronti delle donne. La co-fondatrice Adda Birnir, che si è anche prestata a posare per il servizio fotografico, ha risposto ai commenti negativi affermando che “tutte le donne hanno corpi e indossano biancheria intima; è riduttivo relegare tutto agli universi della mondanità. Non siamo né le donne che posano in biancheria intima, né le donne che hanno a che fare col codice o le donne solo attraenti. Siamo donne che vivono la propria sessualità così come il proprio ruolo professionale. Siamo tutte le cose in una volta, ed è una questione complessa quella di non riuscire a trovare in una sola formula la traduzione di tutto ciò che siamo“.

Andrea Marson
Ha studiato Economia, Commercio Internazionale e Mercati Finanziari presso l’Università degli studi di Trieste.
Appassionato di marketing e comunicazione, segue con curiosità le ultime novità economiche.

E tu per chi vivi?

CP+B ha lanciato una nuova campagna pubblicitaria per MetLife (Metropolitan Life Insurance Company), la compagnia di assicurazioni leader del settore in U.S.A., America Latina e Giappone.

Settembre è il mese di sensibilizzazione e consapevolezza sull’assicurazione sulla vita (LIAM) che ha come obiettivo quello di ricordare ai cittadini americani di assicurarsi con la migliore copertura assicurativa e, se sprovvisti, di includerla nel loro piano finanziario.

In America, infatti, quasi 9,5 milioni di abitanti non hanno copertura assicurativa e il numero delle polizze assicurative è sceso del 45%.

La campagna #WhoILiveFor per MetLife non ha come unico proposito quello di celebrare questa “ricorrenza” ma piuttosto mira a guardare alle polizze assicurative sulla vita in modo diverso. È sbagliato vederle come un premio per la morte quando si tratta invece di un gesto da compiere per quelle persone nella tua vita per cui vivi ogni giorno.

“Per chi vivi?” ha chiesto MetLife ad alcuni passanti per le strade, raccogliendo piccole storie personali da ciascuno di loro. I video sono stati pubblicati sui social networks invitando la rete a guardarli e raccontare poi la propria storia.

La vita acquista significato se vissuta per la famiglia, figli, nonni, genitori e sposi o perché no, anche per il piccolo bulldog Huey. E tu, per chi vivi ogni giorno?

Andrea Marson
Ha studiato Economia, Commercio Internazionale e Mercati Finanziari presso l’Università degli studi di Trieste.
Appassionato di marketing e comunicazione, segue con curiosità le ultime novità economiche.

Ikea fa il verso ad Apple con il bookbook

Ikea lancia un nuovo spot per pubblicizzare il catalogo 2015 e questa volta ci propone qualcosa di davvero particolare. C’è chi sostiene che ormai la carta stampata sia morta, anche e soprattutto per quanto riguarda l’ambito della comunicazione e pubblicità. Un catalogo cartaceo è ancora un buon modo per far conoscere i propri prodotti o nel 2015 è meglio puntare su qualcosa di più hi-tech?

Jörgen Eghammer, Capo Designer o meglio “Guru” Ikea, racconta di un nuovo dispositivo, semplice ed intuitivo in grado di cambiare le nostre vite. Non si tratta di un libro digitale o un ebook, ma di un bookbook!

È un device speciale, niente cavi o alimentazione: il catalogo Ikea ha batteria eterna. L’interfaccia di 7,5’’ può essere portata a 15’’ con un tocco e la tecnologia touch permette di cambiare pagina con un dito accompagnato da un realistico effetto sonoro. Caricamento delle pagine istantaneo e download gratuito. Sembra convincente vero?

 

Questa pubblicità, ispirata dal mondo della tecnologia, fa il verso al primo spot Apple dell’iPad. Anch’esso si apriva con una presentazione di Jony Ive che, in toni entusiastici, raccontava dell’esperienza che il device era in grado di proporre definendola “quasi magica”.

Ikea continua a restare fedele alla carta stampata con quasi 200 milioni di copie del catalogo distribuite ogni anno in 38 paesi e in 27 lingue diverse.

Lo spot, ideato da BBH Asia Pacific, narra l’esperienza del potere del libro raccontando a tutti le sue caratteristiche uniche e assolutamente al passo con i tempi, come se fossero state ormai dimenticate e quindi nuovamente innovative.