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The Swedish Childhood Cancer Foundation - Hair Raising Message

Tecnologia e creatività: come rendere indimenticabile un semplice tabellone pubblicitario

I tabelloni e i poster sono stati tra i primi mezzi pubblicitari utilizzati dalle aziende sin da quando il marketing ha cominciato ad acquistare importanza per i brand. All’inizio erano delle semplici scritte stampate e diffuse in giro per le strade, poi delle immagini studiate a tavolino con claim d’impatto, infine delle vere evoluzioni tecnologiche, merito dei billboard che migliorano il messaggio pubblicitario attraverso luci, movimenti, suoni, effetti ottici e giochi di colori.

Le nuove tecnologie sono in realtà la principale linfa dell’advertising presente sui cartelloni: LED, ologrammi, ma soprattutto video hanno invaso il mondo della comunicazione.

Ricordi la campagna dedicata allo shampoo Apotek?

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La Swedish Childhood Cancer Foundation ha voluto sfruttare il suo successo virale per lanciare un messaggio più forte, utilizzando poco dopo lo stesso tabellone della campagna precedente, ma con un finale decisamente diverso.

L’advertising della Cancer Foundation è un chiaro esempio di come il marketing emozionale ha maggior impatto se si utilizza la tecnologia e, in particolar modo se si producono video.

Se questa pubblicità ti ha colpito e anche tu stai pensando ad una campagna emozionale di questo tipo per la tu azienda, contattaci! L’Ippogrifo può fornirti i migliori strumenti per far conoscere al mondo la tua azienda.

6S Marketing contro Applw

“Chiamatelo iPhone 7.”

Non è la prima volta che uno dei più grandi produttori al mondo di computer e smartphone si ritrova coinvolto in una battaglia per le proprietà intellettuali. Tutto iniziò nel 1978 quando ci si accorse che il famoso logo della mela morsicata era stranamente uguale a quello della mela verde di proprietà della casa discografica Apple Records fondata nel 1968 dai “Fab Four”.

2015. Arriva il nuovo Apple Watch. Perché non chiamarlo semplicemente iWatch? perché il marchio era già stato utilizzato per una start-up con sede a Dublino.

Insomma, i casi di violazione di copyright che coinvolgono i nomi degli i-prodotti si sprecano. E adesso? Un’altro caso eclatante.

6S è un’agenzia di comunicazione attiva dal 2000, quando nacque in un piccolo appartamento di New York. Al momento della creazione, il fondatore, Chris Breikss, decise di chiamarla “6S Marketing”, ignorando che qualche anno più in là potesse incappare nella più grande e imponente azienda del settore high-tech.

Quando 6S ha intuito – come tutti noi – che il prossimo iPhone si sarebbe chiamato come la sua azienda, non ha tardato a reagire: ecco quindi che è partita una lettera aperta indirizzata ad Apple dove si spiegano le ragioni per le quali il colosso di Cupertino dovrebbe cambiare il nome al suo nuovo gioiellino, chiamandolo iPhone 7.

6S Marketing contro Apple

Ma la battaglia non si è fermata alla questione di “copyright” ed è diventata una vera e propria guerra di marketing: 6S ha utilizzato un camion pubblicitario per far sapere a tutta New York – e in poco tempo a tutto il mondo – il motivo della suo scontro con Apple. Quindi, se capitaste nella Grande Mela probabilmente vi potreste imbattere in una scritta davvero esilarante: “Cara Apple, per favore chiamalo iPhone 7. Cordialmente, 6S Marketing”.

Una trovata di marketing a dir poco geniale? Non ci sono probabilità concrete che Apple possa, anche volendo, modificare il nome del suo iPhone, a 3 giorni dalla presentazione ufficiale. Quindi? Che succederà? Aspettiamo di sapere.

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Se non è un Iphone? L’ultimo spot di Apple punta tutto sulle app.

Se non è un iPhone, non è un iPhone”: questo lo slogan promosso da Apple per pubblicizzare l’ultimo modello creato dalla casa di Cupertino. Come a dire, sostanzialmente: niente è come iPhone. Anche questa volta l’azienda ha caricato lo spot su YouTube e ha deciso di chiamarlo Amazing Apps; il modello sei infatti è interamente dedicato alle nuove applicazioni disponibili e mette in risalto un’offerta molto variegata e composita: App Store infatti conta attualmente oltre 1,5 milioni di app.

Dopo il focus sul matrimonio perfetto tra software e hardware, nonché un simpatico excursus sulla soddisfazione degli utenti, la “mela morsicata” scommette sulla quantità più che sulla qualità e soprattutto sugli elementi di differenziazione dai competitor.

Linguaggio giovane e smart, immagini veloci e incisive, messaggio rapido, sintetico e ironico. L’inquadratura si apre infatti su un iPhone 6 posizionato su sfondo bianco che rapidamente si moltiplica in centinaia di esemplari disposti in cerchio, ognuno pronto a mostrare un’app diversa sul proprio schermo: giochi, software per l’istruzione, app pensate per la pratica medica, fotografia e tantissimo altro: come giustamente sottolinea AppleInsider, si tratta di un caleidoscopio esaustivo di tutto ciò che un iPhone può fare grazie all’oceano di applicazioni che mette a disposizione dell’utente.

Quello che conta è che Apple sta aprendo la strada per una nuova modalità comunicativa, meno legata al discorso emozionale e più orientata ai fatti. D’altronde l’azienda ha sempre puntato su un mood estremamente assertivo, efficace e chiaro nel messaggio. Tutto torna dunque: se è un iPhone ci sono poche cosa da dire. E se non è un iPhone? Beh, allora, che telefono è?

 

 

San Carlo patatine

Patatine: tra realtà e pubblicità ingannevole

Grazie a Carlo Cracco e a Rocco Siffredi sono diventate famosissime. Ma cosa si nasconde davvero dietro le pubblicità e le confezioni attraenti e salutistiche dei principali produttori di patatine fritte?

A seguito di un’indagine, l’Antitrust ha sanzionato con un totale di 1 milione di euro per pubblicità ingannevole i 4 principali marchi di patatine fritte: San Carlo (350.000€), Amica Chips (300.000€), Pata (250.000€) e Ica Foods (150.000€).

“Venivano attribuiti a taluni prodotti specifiche caratteristiche nutrizionali o salutistiche non corrette oppure si fornivano informazioni, in merito alla composizione e agli ingredienti o alle modalità di trasformazione o cottura, attribuendo ai prodotti anche ‘vanti di artigianalità” nonostante la loro natura industriale” dichiara l’Antitrust.

Grassi – Le 4 imprese dichiarano sulle loro confezioni una ridotta quantità di grassi. In realtà i dati non sono conformi alla normativa comunitaria in materia, con percentuali al di sotto del minimo e non adeguatamente accostate ai valori base o addirittura assenti.

Artigianalità – Verranno in mente subito le svariate campagne e le confezioni “speciali” dei 4 marchi. Secondo il Garante, queste diciture non corrispondono alle caratteristiche reali del prodotto. Tra questi: : Alfredo’s”, “Da Vinci chipse  “Le contadine – fatte a mano”.

Olio d’oliva – Vanto ma quasi moda, l’olio d’oliva lo troviamo su tutte le confezioni. Ma la percentuale è sempre poco evidenziata, posizionata sul retro delle buste. Inoltre risulta essere molto più bassa di quella di altri oli vegetali presenti nelle patatine.

Caratteristiche reali – Infine le caratteristiche vantate sulle confezioni non rispecchiano la realtà. L’Antitrust: “hanno presentato in maniera ambigua e omissiva – le caratteristiche reali e distintive di alcuni prodotti (“Rustica – le ricette di Cracco”di San Carlo e le diverse varianti di “La patatina” di Amica Chips), ingenerando così nei consumatori l’erronea convinzione che queste confezioni fossero nettamente diverse dal prodotto base o dalla variante aromatizzata”.

È questo il problema delle pubblicità – e l’abilità nel farle: saper trovare e sfruttare il limite oltre al quale non ci si può più spingere. Rischio che a volte, come nel caso delle patatine, può portare a serie conseguenze. Dimostrazione di come il marketing possa far guadagnare moltissimo ma di come possa essere causa di grandissime perdite per un’azienda.

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Taco Bells lancia la sua nuova campagna pubblicitaria riaccendendo la rivalità con McDonald’s

“It’s another perfect morning in the routine republic where happiness is it in the same breakfast. Same breakfast, same routine”. Con il nuovo spot “La repubblica della Routine”, Tacos Bell, azienda che produce tacos e burritos, rinnova quello che è già da tempo lo scontro per la supremazia nel mercato dei fast food.

La catena californiana facente parte del gruppo Yum! Brands, ha da poco pubblicato il suo nuovo spot pubblicitario rilanciando lo scontro con la rivale McDonald’s. Lo spot rievoca una condizione di dittatura nella quale gli abitanti della “Repubblica della routine” sono costretti a fare colazione tutte le mattine con lo stesso hamburger.

La condizione di dittatura è evidente e viene sottolineata dalla televisione che trasmette spot pubblicitari dove il regime totalitario costringe la popolazione a seguire una ferrea routine. Il popolo, controllato da un regime di presunti pagliacci non può fare altro che assecondare la loro forza fino al momento in cui due ragazzi decidono di prendere in mano il loro destino e scappare.

I due giovani, in coda per la colazione, improvvisamente iniziano la fuga ed inseguiti dalle guardie, corrono per la città alla ricerca di una via d’uscita. Dopo una lunga corsa si ritrovano di fronte al muro perimetrale della città, chiaro riferimento al muro di Berlino. Nascosto da un poster i giovani trovano un foro nel muro che gli permette di fuggire.
Accompagnati dal suono di campane i due ragazzi raggiungono la città sopra la collina nella quale vive la “Next generation of breakfast”. Al loro arrivo sono accolti da alcuni ragazzi con i quali scambiano poche battute: “Where is the rest of us? They are coming!”

La sfida è lanciata, non ci rimane che aspettare i risultati e vedere se Taco Bell riuscirà nel suo intento di spostare il primato di miglior fast-food al mondo dalla sua parte . Buona visione

Adidas e il suo nuovo spot 2015

Ambrose Bierce – scrittore statunitense – affermava: “L’odio è il sentimento più appropriato di fronte all’altrui superiorità”. Su questa suggestione Adidas ha deciso di giocare la sua nuova campagna che vede protagonisti quattro icone del calcio moderno: Luis Suarez, Gareth Bale, James Rodriguez e Karim Benzema. Gli ingredienti vincenti di questo nuovo spot? un soundtrack deciso e molto efficace (è stata utilizzata la traccia di Apashe, Battle Royale) e un montaggio tenace e aggressivo capace di coinvolgere un vasto pubblico.

Le quattro icone calcistiche personificano diversi ruoli: Hero (Bale), di Golden Boy (Rodriguez), di Target Man (Suarez) e di Hip Hop VIP (Benzema). I protagonisti sono talmente inarrivabili da stimolare l’invidia e il risentimento per le cose che gli appartengono (donne, denaro, automobili) comprese le scarpe dell’importante marchio.

La nuova campagna pubblicitaria mira quindi a coinvolgere il pubblico più giovane – ormai distante dai media tradizionali – e per questa ragione è uscita esclusivamente sui canali web. Attendiamo i nuovi sviluppi di questa nuova campagna.

McDonald’s sceglie l’amore

McDonald’s, la più nota catena mondiale di fastfood, in un nuovo spot ha arricchito il suo storico pay-offI’m lovin’ it” con la nuova taglineChoose lovin’”.

La pubblicità è all’insegna dello “scegliere l’amore” e mostra dei personaggi tradizionalmente nemici nel nostro immaginario fiabesco che decidono di riconciliarsi: gelati, patatine, hamburger, palloncini e bevande gassate fanno da collante tra rivali come Joker e Batman, Gargamella e i Puffi, Willy il Coyote e Beep-Beep.

Tutti i protagonisti dello spot animato condividono brevi momenti di felicità e scambi di affetto. McDonald’s ha dunque lo straordinario potere di unire tutti, anche chi è costantemente in conflitto.

Inoltre il brand ha scelto di adattare la sua pagina ufficiale al nuovo stile di “Choose lovin’”, proponendo una grafica decisamente più pop e fiabesca, con i disegni dei protagonisti del video con brevi frasi di amore verso il prossimo.

L’obiettivo della nuova campagna è quello di focalizzare l’attenzione dei consumatori sul concetto di “love” perché McDonald’s si è reso conto che, durante questi anni, le parole più in luce erano “I’m” e “it”, sorvolando sempre la parola centrale: ascoltando il jingle pubblicitario, è infatti evidente che l’accento di “I’m lovin’ it” è posto soltanto sul primo e sull’ultimo vocabolo.

E voi siete pronti a riappacificarvi con il vostro peggior nemico davanti ad un hamburger?

La tecnologia che unisce le generazioni

Per augurare a tutti un buon Natale, Apple ha pubblicato un nuovo spot intitolato “The Song”, che coglie in pieno lo spirito delle feste e racconta una storia semplice, personale ed emozionante. L’obiettivo del video non è quello di promuovere i prodotti mostrati, ma esaltare la forza della tecnologia, capace di creare nuovi legami e rafforzare quelli esistenti.

“Con un Mac, un iPhone o un iPad avete il potere di creare, regalare emozioni e ricordi che trascendono il tempo. Potrebbe essere un film, una cartolina fatta in casa o una canzone che porta due generazioni più vicine”. Queste sono infatti le parole con cui il video pubblicitario si presenta sul canale ufficiale Youtube di Apple.

Il protagonista dello spot, come recita appunto il titolo, è la canzone di Natale che una giovane ragazza compone con il suo Mac. La pubblicità si apre con l’inquadratura di un vecchio vinile che simboleggia un tempo passato, un tempo in cui si usava inviare brevi messaggi registrati ai propri cari: in particolare, questo disco contiene un vecchio messaggio cantato che la nonna aveva inviato al marito.

Ora però, con le nuove tecnologie, la ragazza può far rivivere il passato: grazie alla potenza di un iPad e un Mac masterizza il vinile e riscrive su quelle note piene d’amore un duetto speciale per poi, attraverso le cuffie di un iPad, farlo ascoltare alla nonna e farle riaffiorare alla memoria dei ricordi lontani.

Quando si tratta di comunicare ed emozionare, difficilmente la Apple si smentisce: nell’arco di 24 ore, infatti, il video è già stato visualizzato 300 mila volte e sembra essere candidato a essere il nuovo video virale di fine anno.