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Mobile marketing

Mobile marketing: la situazione in Italia

In Italia il marketing non è mai stato tra i settori e le attività più sostenute e, soprattutto, sfruttate dalle aziende. In particolare, a differenza di mercati come quello americano o inglese, ciò che in Italia non viene sfruttato al massimo delle sue potenzialità – enormi potenzialità – è il mobile marketing.

Ma che cosa significa mobile marketing? Si tratta del marketing diretto e rivolto a tutto ciò che è mobile: smartphone, tablet, smartwatch e IoT. Senza dubbio è un settore della pubblicità (nato con l’avvento di internet e le nuove tecnologie) molto giovane, che negli ultimi anni sta sperimentando nuove e diverse vie – soprattutto grazie al procedere incessante delle novità tecnologiche degli ultimi anni.

In Italia, c’è ancora una certa lentezza nell’adozione di questo tipo di marketing, il quale – considerata l’enorme espansione e frequente utilizzo di cellulari e tablet –  può risultare una vera e propria miniera d’oro per le imprese.

Si passa da aziende che sono del tutto assenti, che si limitano ad osservare le varie strategie senza però prenderne parte, fino a realtà che hanno costruito una visione strategia definita. Ma le strategie adottate variano anche in base al settore di riferimento dell’azienda stessa.

Mobile marketing

In particolare, i settori in cui – nel nostro paese – l’utilizzo del mobile marketing sta avendo un certo successo sono quelli dell’e-Commerce e quello del Media & Entertainment. Da notare che questi settori sono definiti da un alto grado di utilizzo e radicazione delle nuove tecnologie e di internet.

Subito dopo si piazzano settori come quello Automotive (che sta facendo delle campagne viral e mobile dei veri e propri cavalli di battaglia) e la sfera dei Servizi, che puntano sull’utente – come nei casi della customer care e dei servizi di supporto ai clienti.

Infine troviamo i settori del Largo Consumo e del Retail tradizionale (negozi fisici), dove rispettivamente il mobile marketing si attesta come strumento per aumentare la shopping experience (sia nel punto vendita che a casa) e per ingaggiare o fidelizzare i clienti.

Insomma, il mobile marketing può risultare essere una grande opportunità per le aziende che sappiano cogliere il valore e l’efficacia di questa nuova frontiera del marketing.

I prodotti parlano da soli

La distanza tra azienda e consumatore è sempre più breve grazie alle continue innovazioni che la tecnologia ci presenta. Oggi parliamo in particolare di idOO, una piattaforma frutto dell’omonima startup con sede a Trento, specializzata in soluzioni per l’Internet of Things e già selezionata da Microsoft per il suo programma Bizspark.

Questo portale ha come scopo quello di rendere più coinvolgente l’attività di shopping promuovendo il prodotto stesso come canale di comunicazione tra imprese e clienti.

Ma in cosa consiste esattamente? Vi è innanzitutto una piattaforma che mette in connessione i prodotti ai sensori IoT, applicati agli articoli attraverso un sistema di protezione proprietario che garantisce livelli di sicurezza analoghi a quelli delle transazioni finanziarie.

Il cliente, avvicinando il suo smartphone al prodotto dotato di identità idOO, tramite l’applicazione scaricata, potrà scoprire l’identità del prodotto stesso e verificarne l’autenticità, accertarne la composizione, avere accesso alle istruzioni d’uso, visualizzare un video della sua realizzazione, entrare a conoscenza della storia e anche come averne cura nel tempo.

L’app infatti interagisce con l’IP del prodotto che rimanda ad un contenuto che l’azienda produttrice ha scelto di condividere con il cliente.

Il vantaggio delle aziende? I feedback ricavati e analizzati tramite idOO permetteranno loro di realizzare nuove strategie di marketing maggiormente mirate (personalized advertising, mobile couponing, mobile signage, personalized mobile promotion, cross selling e lead generation per e-Commerce) e aumentare quindi il livello di customer satisfaction.

I consumatori d’altra parte saranno più informati, costantemente aggiornati e svolgeranno la loro esperienza di shopping in maniera più sicura e completa.

Saranno davvero i prodotti i nuovi portavoce del marketing?

Un piccolo passo per Messenger, un grande passo per WhatsApp

Chi dorme non piglia pesci! È proprio il caso di dirlo quando si parla di Mark Zuckerberg e il suo social network, protagonisti costanti delle novità che riguardano il web 2.0.

Udite udite utenti di Facebook! La prima novità riguarda la sua applicazione di messaggistica istantanea, Messenger,  che da fine aprile dovrà essere obbligatoriamente installata sui vostri dispositivi mobili.

Fino ad ora infatti, i fruitori del servizio potevano scegliere tra scaricare Messenger oppure utilizzare l’app di Facebook per eseguire, unicamente attraverso essa, tutte le funzioni.

Ma a cosa si deve tale decisione?

Mark Zuckerberg giustifica questa scelta con il fatto che è stata riscontrata una velocità di risposta maggiore del 20% su Messenger rispetto a Facebook.

Chiaramente WhatsApp avrà le spalle coperte rispetto a Telegram e affini data la sua neo appartenenza alla famiglia Zuckerberg e a conferma di questo vi è la novità annunciata lo scorso febbraio al Mobile World Congress di Barcellona: le chiamate VoIP.

Per quanto riguarda proprio WhatsApp, inoltre, recentemente si è parlato di una sua partnership con l’operatore tedesco E-Plus, dal quale è nata una SIM speciale con il logo identico all’app presente sul 90% degli smartphone in Germania.

Questo accordo potrebbe contribuire alla metamorfosi di WhatsApp da gestore di messaggistica a carrier (operatore di telefonia).

Insomma, tremate rivali, tremate! Sembra che Facebook Inc. abbia in serbo una grande opera di eliminazione della concorrenza. Le premesse ci sono proprio tutte, staremo a vedere.

Voglia di privacy? Prova con Telegram!

La notizia dell’acquisizione di WhatsApp da parte di Facebook continua ad essere oggetto di discussione e il blocco che ha subito l’app lo sabato scorso non ha fatto altro che incrementare le voci, soprattutto quelle negative, provenienti da utenti preoccupati che l’acquisto crei problemi in termini di privacy all’interno di WhatsApp.

Ma in fondo tutti sono utili, nessuno indispensabile e questo vale soprattutto per il mondo del web. A seguito del panico generato dall’incidente al server di WhatsApp, infatti, coloro i quali soffrono di dipendenza da chat hanno pensato bene di consolarsi scaricandosi un’applicazione a dir poco concorrenziale: Telegram.

Quest’ultima ha raccolto domenica scorsa, ossia nelle 24 ore successive al blocco della celebre app verde, quasi 5 milioni di nuovi utenti. Un boom avvenuto perlopiù a livello europeo che ha determinato un sovraccarico ai server, un black-out di un paio d’ore e un posto nelle classifiche dei servizi più scaricati in decine di mercati.

Ma guardiamo più da vicino quella che sembra essere la nuova innovazione in ambito di instant messaging. Fondata da Nikolai e Pavel Durov e completamente gratuita, Telegram allo scorso ottobre registrava solo 100mila utenti attivi su base quotidiana. Appare dunque incredibile l’incremento così rapido di utenze derivato da un insieme di fattori, casuali e non, e soprattutto da una sua particolare offerta.

Di cosa si tratta? I messaggi scambiati attraverso Telegram sono criptati e l’utente può scegliere di programmare la loro autodistruzione dopo un certo lasso di tempo trascorso dalla lettura. Quest’app, inoltre, non garantisce solo alti livelli di sicurezza bensì, godendo di server distribuiti in tutto il mondo, offre anche maggiore velocità di ricezione dei messaggi.

Ma non è finita qui. Ad incrementare la lista dei pro di questa nuova app vi sono l’organizzazione “cloud based” dei contenuti, ovvero la possibilità di accedervi da qualsiasi dispositivo, e il suo essere open source (le Api e il protocollo sono liberi). Infine, permette lo scambio di contenuti di qualsiasi dimensione in chat di gruppo, segrete e non, che possono raggiungere fino ai 200 contatti.

“Ci aspettavamo un milione di nuove registrazioni al giorno – questo uno dei tweet provenienti dal profilo ufficiale dell’app – 5 milioni è qualcosa di folle. Francamente, avremmo preferito avere una crescita graduale. Il nostro piano era quello di essere pronti per questo genere di esplosione nel giro di un paio di mesi, non ora”. Ma come solitamente accade nel mondo del mobile, sono stati gli utenti ad avere l’ultima parola e a decidere di far decollare quest’applicazione, influenzati anche dalla recente sensazione di sfiducia nei confronti di WhatsApp e della privacy che dovrebbe garantire.

In termini di soldi, Telegram, gestita da un team di base a Berlino, è finanziata principalmente proprio da uno dei sue due fondatori, Pavel Durov, il quale ha versato una generosa donazione tramite il suo nuovo progetto Digital Fortress.

“Telegram non è pensato per produrre profitti – si legge sul sito dell’app – non venderà mai pubblicità e non accetterà mai investimenti esterni. Non è in vendita. Non stiamo costruendo un database ma un programma di messaggistica per le persone”.

Si tratta dunque di un’iniziativa no-profit o almeno così per il momento viene presentata. Ma si sa, niente e nessuno è perfetto e tutti questi vantaggi sembrano frutto di un esame poco approfondito svolto a riguardo della nuova applicazione.

O sarà davvero così eccezionale come vogliono farci credere? Il tempo ci sarà rivelatore …

Francesca Zia
Ha studiato Economia e Gestione Aziendale presso l’Università degli Studi di Trieste. Appassionata di marketing e di economia, segue con attenzione le ultime tendenze in fatto di comunicazione

Video in autoplay per Facebook

Molta più animazione per il news feed di Facebook! Di cosa stiamo parlando? Si tratta di una nuova iniziativa pubblicitaria ideata dal social network e tuttora sottoposta a test di verifica.

L’iniziativa consiste in video sponsorizzati il cui scopo è quello di offrire un ulteriore strumento efficace per gli inserzionisti che vogliono ottenere un impatto su ampia scala e per gli utenti che sono alla ricerca di nuovi contenuti all’interno del loro news feed.

Al momento questa funzione di autoplay per i video è prevista per gli utenti iOS ed Android, mentre per quelli desktop non è stato ancora previsto il rilascio.

Facebook ha già iniziato una collaborazione con la Summit Entertainment e Mindshare per quanto riguarda la promozione di una serie di video riguardanti i film prossimi all’uscita. Questi annunci video sono già visualizzabili sui news feed di alcuni utenti selezionati.

Ma qual è il procedimento? Lo stesso con cui vengono riprodotti i video su Instagram!

Il video parte automaticamente, senza audio. Se l’utente non ha intenzione di guardarlo, occorre solo che passi oltre; se invece è interessato, deve cliccare sul video. In seguito questo si aprirà a modalità schermo intero e il suono verrà attivato in automatico. Una volta terminato il video, ne compariranno altri due caricati dallo stesso inserzionista.

Detentori di smartphone, don’t worry! Il video sarà scaricato solo nel caso in cui il vostro dispositivo si trovi in presenza di una rete WiFi, evitando così un eccessivo consumo del traffico dati dell’utente.

E’ chiamata Premium, questa forma di pubblicità che Facebook ha scelto di adottare per incoraggiare le campagne che puntano ad avere un pubblico molto ampio in un lasso di tempo ridotto.

Sempre maggiori sono le risorse che il social network sta investendo sull’advertising per mobile, cercando di coniugare il tutto con il miglioramento dell’esperienza dell’utente con la pubblicità. Nell’ultimo anno gli utenti che utilizzano Facebook almeno una volta al mese via dispositivi mobili sono cresciuti di quasi 300 milioni, arrivando a toccare quota 874 milioni.

Insomma, con questi numeri non dobbiamo meravigliarci se l’advertising si sta spostando sempre più sul mobile, d’altronde grazie ad essi, la pubblicità è sempre a portata di mano!

Micro video: il nuovo linguaggio del web

Al tempo di Internet l’audiovisivo rimpicciolisce sino a diventare micro. Diventa uno strumento di comunicazione istantanea, rimarca il fatto che non servono attrezzature professionali, attori professionisti, post produzioni millenarie: la propria idea può passare anche attraverso quei 6-30 secondi di tempo. Anzi sarebbe proprio il limite imposto a stuzzicare la fantasia dell’autore e a portare a galla le idee migliori.

Ovviamente il fattore cruciale è la creatività del soggetto filmante!

L’evoluzione verso il micro è spiegabile anche con la migrazione su mobile degli utenti internet. Sempre di più ogni giorno usufruiscono di internet attraverso dispositivi mobili come smartphone o tablet, relegando  il pc a strumento da ufficio e lavoro. Si spiega così anche il successo di Twitter, che ha trovato terreno fertile nel mobile computing.

Si può parlare di un nuovo linguaggio per la rete?

Il micro video aumenta le possibilità (già ampie) d’espressione degli utenti (e delle aziende) aggiungendo elementi che  rendono l’esperienza online più coinvolgente e reale. Già varie imprese, infatti, si sono mosse nella direzione dei micro video, per cercare di prevalere sulle altre.

Tutte si differenziano per qualche piccolo particolare, come la durata finale del video o le modalità di ripresa o il formato del prodotto finale. L’ultimo aggiornamento dal mondo delle dotcom arriva dal sito di video sharing Vimeo: ha acquisito l’app per iOS Echograph che permette di creare delle gif di quattro secondi, ricavandole da un video e animandole con le dita.

Avevamo già parlato di Vine, l’applicazione per iPhone che consente di riprendere micro video di sei secondi, acquisita da Twitter ancora prima del debutto online. Altri sono i software mobile che puntano su questa nuova forma di comunicazione: Tout propone video di 15 secondi da condividere istantaneamente con Facebook, Twitter, Tumblr, inviarlo via sms o postarlo nel proprio account tout; Cinemagram propone invece micro filmati di 2-3 secondi, simili a delle gif animate, su cui successivamente si possono impostare dei filtri stile Instagram, per poi condividerli a piacere; con Keek invece si possono girare video fino a 36 secondi, condividendoli, commentandoli e seguendo i vari utenti.

Il micro video si sposa perfettamente con i social network, soprattutto con il micro blogging di Twitter. I micro video possono essere usati come risposta “non canonica” ad un tweet, possono esprimere sentimenti o stati d’animo che magari non si riesce a esprimere scrivendo, aumentare a dismisura l’engagement del sito fornendo uno strumento nuovo, facile da usare, divertente.

In un ottica di marketing, quando i micro video sono combinati con gli hashtag, quindi sono indicizzati sotto un particolare argomento, diventano uno strumento potente per promuovere prodotti, per invogliare a cliccare su un link, aumentando le conversioni e creando delle campagne teaser fatte di micro video in grado di generare maggiore interesse negli utenti.

Probabilmente i micro video sono uno dei prossimi passi nella fruizione delle informazioni dalla rete, e possono anche rappresentare la prossima frontiera del giornalismo online, convergendo con il citizen journalism. Il Wall Street Journal da poco ha inaugurato una nuova sezione web, WorldStream, un flusso di micro video ripresi direttamente dai reporter con i loro smartphone. Come vediamo, sembra efficace il tipo di comunicazione che propone, aggiornata in tempo reale dagli stessi reporter e dai contenuti eterogenei.

Sicuramente l’avvento di questi particolari software sta cambiando il modo nel quale comunichiamo, continuando la rivoluzione dei prodotti web. Il futuro sembra brillante per il micro video, non ci resta che sperimentarlo al massimo.

Voi che ne pensate?

 

Niente più code per pagare al bar!

Il mobile payment è una di quelle realtà a cui abbiamo spesso pensato, ma senza che effettivamente ci fosse qualcosa di concreto su cui sperimentare. Finalmente le aziende hanno cominciato a dare risposte esaurienti sull’argomento.

Gruppi come Edenred, Eni, Tesco, Starbucks investono e sperimentano in queste nuove tecnologie da un po’. Edenred ha installato a Milano in una sessantina di bar e ristoranti dei pos abilitati al pagamento tramite smartphone: basterà disporre di uno dotato di tecnologia Nfc (near field communication), di un collegamento al proprio conto corrente e si dovrà solo avvicinare il cellulare alla cassa.

Il progetto è in fase sperimentale da dicembre, ma il direttore Smart Solution di Edenred Italia Andrea Keller afferma che “al diffondersi della notizia della sperimentazione nei nostri uffici sono arrivate oltre 600 richieste di persone disposte a testarla in prima persona”. Questo conferma che sul versante della domanda non ci sono problemi.

Come spiega Claudio Bombonato, consigliere esecutivo di Reply, società di consulenza specializzata nella progettazione e realizzazione di soluzioni basate sui nuovi canali di comunicazione e media digitali, “il mercato è ricettivo perché il livello di diffusione degli smartphone è tra i più alti in Europa, e in Italia si rilevano percentuali altissime di utilizzatori intensivi”.

A contrastare la diffusione di queste nuove tecnologie mobili  su larga scala sarebbe dunque la mancanza di una filiera industriale, nella quale fondere tutti i principali attori del servizio, ma anche la mancanza di un impianto normativo, come delle giuste infrastrutture, che devono ancora adeguarsi e diffondersi.

Le previsioni comunque danno grande speranza a tutte le imprese che stanno investendo nello sviluppo di queste nuove tecnologie digitali, ed entro il 2016 si conteranno in Nord America più di 90 milioni di utenti, contro i 51 dell’Europa Occidentale.

Si sta preparando bene anche Starbucks, leader dei coffee shop, che ha recentemente investito 25 milioni di dollari per acquistare delle applicazioni di mobile payment, una basata sulla tecnologia Nfc, un’altra basata su di un supporto fisico, che legge i dati della carta di credito ed effettua il pagamento senza bisogno di interfacciarsi con i dipendenti o di fare una lunga fila alle casse.

Il fermento attorno a siffatte innovazioni tecnologiche da parte di aziende leader nel loro settore è la conferma che la strada da seguire per essere competitivi nel futuro è il mobile computing: avere tutto a portata di mano, quando si vuole, senza vincoli legati alla posizione fisica, dando vita a nuovi criteri di interazione.

Voi che ne pensate?

 

Hai un ristorante? Tieni aggiornato il tuo sito web e non fallirai

È sabato sera, una lunga settimana di lavoro è finita; ci troviamo tutti al bar del centro città: che fare? dove andare a cena? Quali feste ci sono nei vari locali? Domenica facciamo un giro?..Guardiamo in rete!

Dagli inviti agli eventi sui social network alle vere e proprie applicazioni per trovare il ristorante o l’albergo più vicino (uno su tutti l’applicazione Tripadvisor), il web marketing turistico è uno dei settori su cui più s’investe nel mondo della rete.

Come insegna l’ormai noto spot per la pubblicità di Google Places, se siete dei proprietari di un’attività turistica, è ormai indispensabile avere un sito web e investire su una buona campagna di posizionamento (SEO), oppure sfruttare i motori di ricerca per farvi trovare.

In altre parole, se un’attività ristorativa non ha un sito visualizzabile (meglio sarebbe,  anche da un dispositivo mobile) o non ha effettuato nessuna attività di geolocalizzazione, che può essere anche il semplice inserimento su Google Maps o su TripAdvisor, è un’attività che sta perdendo potenzialmente già una grande fetta di clienti.

Da uno studio pubblicato dal sito searchengineland.com, emerge che i ristoranti sono sempre ai primi posti nelle classifiche di ricerca geolocalizzate da dispositivi mobili (cellulari, smartphone e tablet).

Circa il 95% degli utenti smartphone effettua, infatti, ricerche riguardanti ristoranti: di queste il 90% porta a una conversione entro un giorno e addirittura il 64% entro un’ora.

Questi dati confermano l’importanza pregnante dei siti web per mobile devices, che possiamo inserire a pieno titolo nel settore del web marketing turistico.

Un altro aspetto riguardante l’utilizzo delle applicazioni mobili è che sebbene gli utenti trascorrano molto tempo sui siti per cellulari, è riscontrato che essi ne passino ancor di più ad utilizzare le app: per un ristorante avere un’applicazione propria potrebbe rappresentare davvero un valore aggiunto.

Inoltre, quando si intraprende una ricerca, la maggioranza degli utenti non ha in mente il luogo specifico in cui recarsi ma viene attratta soprattutto dalle inserzioni. Il 75% degli intervistati ha infatti dichiarato di notare proprio le pubblicità sul proprio cellulare o tablet.

Vi siete convinti ad essere i pionieri nell’applicazione del vostro ristorante?