Category Archives: Marketing Non Convenzionale

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Nella nostra società super veloce, è permesso andare Slow?

Con la diffusione capillare di strumenti smart che offrono soluzioni ad ogni nostra necessità, possiamo dire che l’era dell’Internet of Things è già cominciata. Con un’app controlli gli orari dei treni e acquisti il biglietto, mentre sei in viaggio dai un occhio alle notizie e nel frattempo organizzi un’uscita con gli amici, consulti l’app che ti consiglia la pizzeria migliore e ti prenota un tavolo, poi più tardi magari si va al cinema, dunque già che ci sei leggi le recensioni dei film in proiezione nei cinema della tua zona. Questo è solo un esempio di un numero di attività che solo dieci anni fa avrebbero richiesto molto più tempo e fatica.

Questa immensa disponibilità di informazioni e azioni a portata di touchscreen però, se vista da un’altra prospettiva, ci ha viziati. La frenesia del “tutto e subito” ci ha resi più suscettibili a momenti di estrema, eccessiva, spesso ingiustificata frustrazione quando il device non risponde come vorremmo. Questa necessità di velocità e immediatezza si riflette nelle modalità in cui vengono costruite la maggioranza delle campagne di marketing, ne è esempio la dominante avanzata del Content Marketing.

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Bisogna ricordare però che il Marketing oggi implica conoscere il proprio target e rispondere alle sue esigenze.

Alcuni brand negli ultimi mesi hanno riconosciuto che le tecniche spesso utilizzate per ottenere l’engagement del pubblico possono risultare asfissianti, e hanno deciso di andare controcorrente lanciando una nuova controtendenza il cui nome non ha bisogno di spiegazioni: Slow Marketing.

Il movimento Slow ha inizio negli anni ’80 con le proteste contro il fast food capitanate dallo scrittore Carlo Petrini. In seguito il concept ha contagiato i settori della moda, del cibo, della fotografia e molti altri. Tutto ruota intorno all’idea dell’interrompere la sottomissione psicologica ai rapidi ritmi forzati dalla routine e liberare la mente in tranquillità. Oggi dall’Inghilterra arriva l’esempio della slow-tv, che propone programmi come una diretta di un viaggio in treno di 7 ore, 12 ore di persone che cuciono a maglia, un tragitto in barca di 5 giorni, il tutto rigorosamente in silenzio, senza narrazioni.

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Nel marketing il concetto è stato interpretato in diversi modi. L’azienda produttrice di materiali per il legno Ronseal ha diffuso uno spot di 3 minuti che mostra un uomo mentre dipinge la sua staccionata in silenzio, prendendosi una pausa per bersi un tè e osservare il suo lavoro. Due settimane prima Waitrose, catena inglese di supermarket, ha lanciato la sua campagna con un livestream da una sua fattoria, con GoPro posizionate tra gli animali. La media del tempo di visualizzazione è stata di 4 minuti e 48 secondi.

L’efficacia di questa trovata dipende indubbiamente da una serie di fattori, a partire dal settore in cui opera l’azienda e dal target a cui si rivolge: se si tratta dei Millennials, che vivono per la velocità, forse non si tratta della strategia ottimale. Ciò che è certo è che affidandosi a un’agenzia esperta nella gestione del marketing si ha la sicurezza di non sbagliare. Ce ne occupiamo da vent’anni, conosciamo ogni segreto del settore.

Per concludere, ecco lo spot che ha abbracciato l’etica Slow con più spirito. 45 minuti di Nick Offerman, attore comico statunitense, seduto su una poltrona vicino a un caminetto acceso che sorseggia, rigorosamente in silenzio, uno scotch Lagavulin.

https://www.youtube.com/watch?v=LS-ErOKpO4E

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Influencer marketing: una soluzione intelligente e proficua

Con “Influencer Marketing” si intende quel processo in cui si sviluppa un marketing indirizzato a determinate personalità anziché al mercato nel suo complesso, perché esse ricoprono posizioni chiave nell’influenzare una determinata porzione di pubblico.

La “Teoria del flusso a due fasi di comunicazione”

La teoria su cui questa tecnica si basa ha origine da uno studio sociologico effettuato nel 1955 da cui è stata elaborata una teoria chiamata “Teoria del flusso a due fasi di comunicazione”: essa sostiene che non esista un flusso di informazioni che passa dai media direttamente ai destinatari finali, ma vi sono degli attori interposti chiamati opinion leader. Questi intermediari filtrano i messaggi che poi raggiungeranno il gruppo sociale di riferimento, quindi chi emette le informazioni deve conquistare loro per poter conquistare il pubblico più vasto.

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Oggi questa pratica si traduce nell’ambiente dei social media: post su Facebook, Instagram o tweet sponsorizzati nati dalla collaborazione tra brand e influencer (che il più delle volte è una celebrità) che per 160 caratteri di messaggio o una selfie con il prodotto pubblicizzato riceve un gruzzolo non indifferente – per esempio Cristiano Ronaldo, celebre calciatore con 42,2 milioni di follower su Twitter, viene pagato fino a 250,000$ per ciascun cinguettio promozionale.

Un sondaggio condotto da Buzzoole, piattaforma di influencer marketing self-service, ha rilevato che il 65% dei brand ha intenzione di aumentare il budget in direzione di questo tipo di marketing, superando gli investimenti in altre strategie. I 200 brand intervistati hanno riferito anche quali saranno i canali prediletti per questo scopo. Il 34% punta sui blog, il 29% Instagram, il 23% Facebook, 8% Twitter, 5% Youtube e 1% Snapchat.

Come selezionare l’influencer giusto?

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Ci sono tre punti chiave da tenere ben presente:

  1. Presa sul Mercato. Non si tratta solo del numero effettivo di follower che l’influencer possiede, ma anche del numero di connessioni che può stabilire con altri influencer.
  2. Rilevanza. Il seguito del tuo influencer deve provare interesse per il tuo prodotto, quindi se la tua azienda vende prodotti alimentari non sceglierai un personal trainer come influencer.
  3. Persuasività. Controlla l’attività precedente del prescelto: interagisce con i follower? Quanta presa ha in termini di condurre l’opinione delle persone in una determinata direzione?

Questa è solo una delle numerose possibili strategie di cui si serve una campagna di marketing per essere efficace. Se la tua azienda è alle prime armi, non fidarti del fai-da-te: affidati ad esperti, contattaci.

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Newsjacking: una tecnica di marketing borderline

In passato vi avevamo già parlato di una tecnica controversa di fare marketing, il native marketing. Oggi vi vogliamo parlare di una strategia simile, molto utilizzata ultimamente, che si basa sullo stesso principio ma che funziona in modo un po’ diverso.

Newsjacking, ovvero il native marketing 2.0

Già, avete letto bene. Non si tratta di una tecnica nuova ma di una vera evoluzione del native mktg. Questa pratica, teorizzata per la prima volta da David Meerman Scott nel suo libro “Newsjacking: How to Inject your Ideas into a Breaking News Story and Generate Tons of Media Coverage” si inserisce in quella famiglia di strategie e tattiche di marketing underground. Sfruttata, abusata e ad alto rischio questa tecnica permette di cavalcare l’onda devastante delle notizie della prima ora, con tutte le speculazioni, curiosità e interesse che portano con sé.

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Ma il newsjacking come riesce a sfruttare la grande ondata d’interesse generata dalle breaking news?

Semplice: andando ad inserirsi in questo flusso caotico e in continua evoluzione, il prima possibile e nel modo più contestualizzato possibile.

Si tratta ovviamente di una tecnica borderline. È certo che se avvenisse uno scandalo che implica un famoso politico e l’abuso di alcool, e per gran fortuna voi siete un rivenditore di alcolici, tutto filerà liscio. “Per gran fortuna” appunto: perché il rischio che accompagna il newsjacking è altissimo, come altissima è la voglia di domare la breakingnews e plasmarla al proprio prodotto.

Se non avete questa “gran fortuna” di imbattervi in un fatto eclatante inerente il vostro settore, il rischio è davvero altissimo. E altissime sono le probabilità di commettere uno sbaglio, che potrebbe costarvi molto, molto caro (inutile ricordare gli innumerevoli casi di Epic Fail visti in questi mesi sui social).

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Sfruttare al 100% il newsjacking

Regola #1

Pazienta. Se la notizia non è appetibile per il tuo prodotto, lascia perdere. Meglio non dire una parola che dirne tre sbagliate.

Regola #2

Contestualizza. Se la notizia può essere inserita correttamente nella logica del tuo prodotto, allora studia attentamente come rendere notizia e prodotto un tutt’uno.

Regola #3

Monitora. Sii sempre online: se vedi degli aggiornamenti, dei ritrattamenti e delle modifiche alla notizia principale, il tuo newsjack deve adattarsi di conseguenza. Se non sei online sei fuori.

Regola #4

Sii professionale. È davvero facile farsi prendere la mano e rischiare di non essere contestuali e incappare in qualche errore. In fondo, si tratta pur sempre di un mestiere e come tale deve essere fatto da professionisti. Vuoi cavalcare l’onda del marketing e dormire sonni tranquilli? Siamo qui per darti il cuscino più comodo!

Appassionato di scrittura e di tecnologia, ha sempre cercato il modo per coniugare queste due passioni. Scrive sul web e del web. Innamorato dei social network, è sempre in cerca di nuovi modi per fare marketing con gli strumenti online più innovativi.
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Vendere con le parole? Ecco la tecnica perfetta!

La sottile linea che divide l’informazione dal marketing si sta facendo via via sempre più flebile. Man mano che le tecnologie progrediscono e danno nuove prospettive al marketing, man mano che gli studi neurologici forniscono risultati sempre più precisi e misurabili, questa linea di demarcazione tende sempre più a restringersi, fino a confondersi se non ad eliminarsi.

Un prodotto di questa tendenza è il native advertising.

Molti di noi lo sfruttano nel web quasi sempre senza rendersene conto. Non è una nuova tecnica di marketing perché esisteva già da molto, ma non è nemmeno una semplice riscoperta di un vecchio metodo di fare pubblicità.

Il native advertising è la costruzione di un messaggio pubblicitario senza che questo sia recepito dal pubblico come pubblicità.

Non stiamo parlando di un puro e vile messaggio subliminale (messaggio sotto la soglia di percezione), bensì di una notizia, di una storia che molto semplicemente racconti il brand o un prodotto in particolare.

È una tecnica già sfruttata in passato: nei giornali e nei siti web si legge spesso “articolo promozionale”, oppure “contenuto scritto con la partecipazione di (brand)”. Il native advertising è proprio la forma evoluta di questi contenuti, che sintetizzano la capacità di informazione degli articoli giornalistici puri con le tecniche della pubblicità.

Questa tecnica, che molti hanno descritto come un imbroglio ma che è definita chiaramente a livello legale (le forme pubblicitarie devono essere chiaramente esplicitate e distinguersi dagli articoli d’informazione), ha l’obiettivo di catturare l’utente e portarlo fino in fondo alla storia finché non incapperà nel prodotto che l’autore vorrà proporgli. Utilizzando le tecniche narrative proprie dello storytelling.

Secondo recenti ricerche del settore, inserire immagini in un articolo aumenta di molto la probabilità che il lettore legga l’articolo fino alla fine, portandolo dunque al punto focale dove viene proposto il prodotto da vendere, come le nostre proposte per le imprese B2B.

Vedete? Abbiamo perfettamente inserito il prodotto che vendiamo nella storia... Basterà infarcire il tutto con un po’ di dati supportati da tesi interessanti per acchiappare il lettore e garantire l’efficacia dei consigli che abbiamo dato. Poi basterà fornire la soluzione a tutto, ovvero il prodotto che vendiamo. Et voilà!

Questo che avete appena letto è un esempio di native advertising, l’advertising che nasce direttamente e spontaneamente dall’articolo stesso, spesso anche in maniera involontaria. Ma se volete andare davvero oltre, c’è un altro insieme di tecniche infallibili del marketing…

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Whatsapp: nuova frontiera del marketing

Il marketing è una delle poche discipline che più di altre riesce ad adattarsi ed evolversi insieme alle nuove tecnologie. Questo perché è un’attività rivolta agli utenti, e dove gli utenti si muoveranno, si sposterà anch’essa. Una sorta di moderna migrazione verso climi più redditizi.

Dopo Facebook, Twitter, Youtube e Instagram qual è la piattaforma più usata dagli utenti? Whatsapp, che con 800 milioni di utenti e 30 miliardi di messaggi scambiati ogni giorno non può non essere ignorato dai maghi del marketing.

Ma come sfruttano le aziende e i brand questo “oro verde”? Si chiama buzz marketing, e non è altro che un passaparola non convenzionale che punta ad aumentare l’interesse e le conversazioni su un prodotto o servizio. E funziona alla grande!

Vediamo ora 3 casi in cui il buzz marketing tramite Whatsapp ha avuto un enorme successo.

Cioccolata Kilk – Per aumentare le interazioni con il brand, l’azienda ha pubblicato il proprio numero di telefono sulla sua pagina Facebook, facendo in modo che i teenager (target) aggiungessero nei propri gruppi il numero dell’azienda. A questo punto Kilk entrava in azione chiedendo agli utenti di compiere delle azioni, come fotografarsi con la cioccolata. Il risultato è stato incredibile: Kilk è stato aggiunto da più di 2000 utenti nei gruppi e circa il 91% dei teenager ha portato a termine le “sfide” proposte dalla compagnia. Le interazioni su Whatsapp hanno generato più di 1 milione di visualizzazioni della pagina Facebook di Kilk. Non male per aver pubblicato solo un numero!

Absolute Vodka – Questa campagna è stata davvero geniale, anche se meno fruttuosa della precedente: per la celebrazione della limited edition della Absolute Vodka, la compagnia organizzò un party esclusivo per gli utenti argentini. Come essere invitati? Convincendo il buttafuori Sven a farli entrare: via Whatsap. Risultato? 3 giorni di chat continue, un bacino di 600 contatti raggiunti e oltre 1000 contenuti multimediali scambiati.

Sony DADC India – Vedere Sony che ti scrive su Whatsapp, fa un certo effetto. È ciò che è capitato ai fan indiani della pagina Facebook e Twitter, che si sono trovati a conversare con il colosso della tecnologia sui temi più disparati. Poi scattò il contest: Sony proponeva una citazione e gli utenti dovevano indovinare a quale film appartenesse. L’esito? Oltre 1000 interazioni e 3 gruppi conquistati.

Queste campagne via Whatsapp sono uno strumento di marketing formidabile: non soltanto perché fanno conoscere il marchio e i prodotti in modo economico e diretto, ma soprattutto perché è il modo più concreto di creare fidelizzazione, dimostrando che dietro al brand non si celano freddi computer e robotici impiegati, da persone in carne ed ossa, proprio come noi.

Cosmopolitan. Una denuncia sociale non convenzionale.

L’edizione inglese della rivista femminile Cosmopolitan per il mese di febbraio ha ideato una copertina dal forte impatto emotivo: l’immagine di un volto femminile gioca infatti con la matericità della pellicola che riveste lo stesso giornale; in questo modo il lettore – per poter leggere il noto mensile – si trova a dover liberare “simbolicamente” la donna rompendo la plastica che ricopre la copertina.

Realizzata da Leo Burnett Change, in collaborazione con la Onlus inglese Karma Nirvana, la trovata pubblicitaria denuncia l’orrore dei femminicidi e vuole attenzionare il pubblico e le istituzioni al fine di creare una legge contro i matrimoni combinati.

La foto, infatti, è ispirata alla terribile storia di Shafilea Ahmed, diciassettenne anglo-pakistana, soffocata con un sacchetto dai genitori perché rifiutava di sposare l’uomo che avevano scelto per lei. La vita tormentata di Shafilea è stata evidente alla polizia quando, entrando nella sua stanza, ha trovato diverse poesie, tra cui una intitolata “I feel trapped” (“Mi sento in trappola”), in cui l’adolescente raccontava le sue sofferenze e gli invani tentativi di scappare di casa per fuggire dalle pressioni familiari.

L’omicidio di Shafilea nel Regno Unito è diventato il simbolo della lotta contro la violenza di genere e quelli che sono chiamati i “delitti d’onore”. Per non dimenticare le vittime di queste violenze, la Gran Bretagna ha scelto come giorno della memoria per le vittime dei delitti d’onore il 14 luglio, il giorno appunto del compleanno di Shafilea.

Ancora una volta la creatività diventa un mezzo efficace di sensibilizzazione delle masse in grado di comunicare un messaggio forte e incisivo in un modo non convenzionale.

Cosmopolitan

Una campagna d’amore

Non importa quanto tempo sia trascorso: rivivere il momento in cui si realizza che si diventerà genitori scatena una serie di emozioni così forti e autentiche che sono difficili da dimenticare.

Per questo motivo Ogilvy & Mather Italia e CIAI (Centro Italiano Aiuti all’Infanzia) hanno deciso di lanciare una campagna sociale sul tema delle adozioni internazionali capace di far rivivere la gioia di accogliere un figlio.

La campagna “Lettera a me stesso” si può definire un vero e proprio esperimento d’amore: a cinque genitori adottivi è stato chiesto di immaginare di poter scrivere una lettera a sé stessi il giorno in cui la loro richiesta di adozione è stata accolta. Il risultato è un puzzle di emozioni, cinque voci che raccontano una storia comune, con un unico chiaro e forte messaggio: essere dei genitori adottivi sicuramente non è facile, ma è comunque possibile farcela.

“Abbiamo imparato tanto in questi 46 anni di lavoro a fianco dei bambini e delle famiglie”, dichiara Paola Crestani, presidente CIAI. “Vogliamo mettere tutta la nostra esperienza a disposizione delle famiglie che hanno intenzione di affrontare o che stanno affrontando la meravigliosa e impegnativa avventura dell’adozione perché possano sempre sentirsi sostenute da chi, come loro, c’è passato e ce l’ha fatta.”

Il video si distacca dagli stereotipi pubblicitari, affidandosi alle spontanee reazioni dei genitori che, trovandosi soli davanti ad un foglio di carta, si sono messi a nudo: ansie, difficoltà, paure, ma anche gioie, risate e successi hanno contribuito a cambiare per sempre la loro vita e a guidarli verso il lavoro più difficile al mondo, quello del genitore.

 

Nuove frontiere del packaging

Avevamo già visto la Pepsi alle prese con l’Augmented Reality(AR) a Londra, facendo divertire con mostri, tigri e alieni.

Dal momento che l’iniziativa ha avuto un buon riscontro mediatico, il brand della bibita analcolica ha deciso di continuare l’esperienza di AR, creando un packaging intelligente che si è unito alla campagna pubblicitariaNow Is What You Make It”, già lanciata in occasione del Countdown per l’inizio della FIFA World Cup.

Di suo il packaging non ha nulla di “smart”, ma è grazie allo scaricamento di un app gratuita creata in collaborazione con Blippar che si sbloccano contenuti esclusivi quali i dietro le quinte e un gioco di calcio interattivo: scelta decisiva per conferire valore aggiunto al marketing del prodotto.

Diciamo che il colpo di genio sta nell’aver coniugato calcio e realtà aumentata: fino ad ora infatti l’AR non aveva mai raggiunto un pubblico così vasto. Che questo possa essere il canale giusto per lanciarla definitivamente tra gli strumenti di marketing più utilizzati?

Anima concettuale dell’agenzia, Federico rappresenta una fonte inesauribile di contenuti e spunti di riflessione, per raccontare al meglio la storia di ogni azienda.