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Nuove strategie di selezione del personale online

Oggi vogliamo parlare di una strategia che non è propriamente aziendale ma che ottimizza i profitti e migliora la qualità del lavoro: la strategia di reclutamento di risorse umane qualificate.

La selezione del personale è una delle attività fondamentali per un’organizzazione che punta a crescere poiché permette di trovare nuovo capitale umano di talento in grado di creare valore.

Le aziende che lavorano con la tecnologia cercano candidati in possesso di specifiche skills. Coloro che ne dispongono sono pochi e inoltre, i lavoratori migliori di questa ristretta cerchia, sono generalmente già occupati.

Questo non rappresenta un grosso ostacolo poiché i talenti possono essere disposti a valutare altre offerte lavorative e magari attendono una svolta nella carriera professionale.

Ma, se gli esperti non sono alla ricerca di un lavoro, dov’è possibile trovarli in rete?

I candidati ideali non saranno certamente su linkedin ad aggiustare il proprio profilo o dediti a inviare curriculum online. Sarà molto più facile trovare i professionisti collegati a siti internet che permettono la comunicazione e lo scambio di idee e progetti con altri esperti di tecnologia.

I network più importanti, considerati dei veri e propri aggregatori di talenti, sono Stack Overflow e GitHub.

Il bacino di utenza di queste piattaforme è molto più ristretto rispetto a linkedin, facebook e twitter e la ricerca di personale è più mirata in quanto gli user sono in maggioranza sviluppatori e designer di pagine web e app.

Stack Overflow e GitHub consentono di creare profili personali dove vengono visualizzati i propri progetti e gli ambiti di interesse professionale.

La ricerca di esperti in questi network non solo aiuta a scovare i talenti nascosti ma permette anche di qualificare le conoscenze dei candidati in base alle risposte che hanno fornito ad una serie di domande sia tecniche che caratteriali.

Dopo aver individuato i migliori talenti che si desiderano assumere, Stack Overflow e GitHub consentono di comunicare con i potenziali candidati.

Con la giusta strategia di selezione del personale è possibile risparmiare tempo e denaro e soprattutto scegliere il candidato che soddisfi appieno le esigenze aziendali.

E voi, avete una particolare strategia per trovare il personale più adatto alla vostra organizzazione?

Liberamente ispirato a: http://mashable.com/2012/09/02/hidden-tech-talent/

Starbytes, il crowdsourcing made in Italy

In Italia le menti creative non mancano e, da qualche giorno, è anche possibile trovarle facilmente in rete e mettere a confronto i loro progetti.

Tutto questo grazie a Starbytes, una piattaforma made in italy di crowdsourcing che raccoglie proposte di progetti creativi come app mobile, siti web, profili aziendali nei social network e web marketing.

Per chi ancora non conoscesse questo complicato termine, il crowdsourcing è un modello di business col quale un’azienda affida la realizzazione e lo sviluppo di un progetto al popolo della rete attraverso dei portali web. Rappresenta un’opportunità per le aziende, che sono sempre a caccia di idee innovative possibilmente low cost, e per i freelance, che vogliono farsi conoscere nel mercato globale.

Il lavoro collaborativo in rete genera proposte più creative e più produttive rispetto ad ogni altro tipo di cooperazione. È questa l’idea che sta alla base di Starbytes, la piattaforma italiana che ha appena concluso una fase di test durata 2 mesi, durante i quali è già riuscita ad aggiudicarsi 22 mila utenti e 351 collaborazioni.

La piattaforma crowdsourcing funziona in questo modo: le aziende presentano ai creativi iscritti alla community progetti come lavori grafici, sviluppi di software, servizi di web marketing da portare a termine.

Dopo aver fissato un compenso, i committenti possono scegliere di indire un contest oppure pubblicare un’offerta di lavoro. I progetti che vengono presentati, sono scrupolosamente valutati dall’impresa che sceglie di assegnare l’esecuzione al creativo che ha realizzato il prospetto migliore.

Gli iscritti alla piattaforma dispongono di un profilo dove sono presenti tutte le iniziative a cui hanno partecipato, i feedback ricevuti e le valutazione dei clienti. L’obiettivo dei creativi è quello di acquistare punti di reputazione che aumenteranno in base alla quantità e qualità dei progetti svolti su Starbytes.

In questo modo si generano meccanismi di gamification che aumentano esponenzialmente il coinvolgimento degli utenti e delle aziende che si sentono parte di una social work experience.

Secondo il giornalista Jeff Howe, che ha coniato il termine crowdsourcing, la piattaforma Starbytes “Può funzionare, perché risolve problemi regolamentari, di contrattualistica e può aumentare l’occupazione in Italia.”

E voi, pensate che il lavoro collaborativo online possa giovare ad aziende e freelance?

Overblog, il social blog che unifica la digital life!

Dopo lo straordinario debutto statunitense, è stata presentata in Italia la nuova versione di Overblog, una piattaforma editoriale che si propone di rivoluzionare il concetto di blog.

Il servizio Francese firmato eBuzzing Group, ormai da otto anni sul mercato, vanta 3 milioni di blog creati, localizzazione in 5 lingue e oltre 34 milioni di visitatori unici al mese.

A differenza di WordPress e Tumblr, Overblog è un aggregatore di contenuti capace di recuperare e unificare i content che l’utente pubblica online sui diversi social network.

Grazie alla piattaforma è possibile ricomporre il puzzle della propria vita digitale in un unico flusso di informazioni.

Facebook, Twitter, Instagram, YouTube sono tra i servizi che si possono sincronizzare in tempo reale con Overblog.

La rivoluzionaria piattaforma di blogging e content curation permette agli utenti di creare diversi post (testuale, citazione, immagine, video) e di pubblicarli in tempo reale.

L’era del blog dunque, non è finita come in molti ritenevano. Al contrario, con l’avvento di Overblog, inizia una nuova fase estremamente prolifica per il mezzo di comunicazione.

Le novità del social hub non sono ancora finite; a settembre verrà rilasciata la versione 1.0 della piattaforma e sarà disponibile una app mobile in grado di trasmettere live video in streaming sulla propria pagina personale.

Il servizio, inoltre, può fruttare molto ai suoi fondatori poiché, come spiega il consulente di web strategy Gianluca Diegoli: “Diventare un centro di aggregazione degli user generated significa avere l’opportunità di monetizzare in veste di editore distribuito”. Overblog infatti, apre un nuovo mercato pubblicitario che non appartiene ancora a Facebook e Twitter.

La piattaforma riuscirà ad attirare gli utenti Italiani e a monetizzare la sua presenza sul web?

Perché le aziende ignorano i fan sui social?

Oggi fare marketing efficace significa creare valore per i clienti e instaurare relazioni profittevoli e durature con loro. Grazie a Internet e ai social network comunicare e interagire con gli utenti è diventato sempre più accessibile e immediato.

Come abbiamo ricordato in un precedente articolo, investire nell’inbound marketing è essenziale per far in modo che sia l’utente, incuriosito da strumenti e contenuti online attraenti, a cercare l’azienda.

Nonostante queste premesse quasi ovvie, da una recente ricerca di Socialbakers
sono emersi alcuni dati allarmanti: le aziende non si adoperano a sufficienza per migliorare la customer relationship.

Il 70% delle attività infatti, ignora le comunicazioni e le domande dei fan sui social network. Le poche risposte inoltre, arrivano con molto ritardo facendo attendere gli utenti che perdono la speranza di ricevere un feedback.

Questi risultati hanno spinto Socialbakers ad ammonire le aziende a non sottovalutare l’importanza dei social network proponendo semplici regole per incrementare l’engagement con gli utenti.

Dato che più del 25% dei brand a livello mondiale commette l’errore di non permettere agli users di commentare le proprie bacheche social, è fondamentale creare un profilo pubblico dove rispondere alle domande dei fan.

Non bisogna dimenticare, inoltre, di rispondere almeno al 65% dei quesiti degli utenti. Anche se, in alcuni casi, le richieste di chiarimenti e informazioni da parte dei fan sono moltissime è importante rispondere ad ogni utente individualmente.

L’ultimo ma non meno importante suggerimento di Socialbakers è quello di rispondere in tempo. Le migliaia di domande e informazioni che circolano in rete compaiono e spariscono in tempi brevissimi, per questo bisogna sempre controllare i propri profili social. I clienti per antonomasia non sono molto pazienti e si aspettano di ricevere risposte tempestive e personalizzate.

I social network forniscono opportunità di interazione e dialogo in grado di creare engagement e aumentare il ROI aziendale senza fare grandi investimenti.

In ultima analisi, per non deludere gli utenti si deve sempre ricordare che nella vita offline essi sono clienti che potrebbero decidere di non fare più acquisti nella vostra azienda.

Cosa ne pensate dei consigli di Socialbakers?

E la vostra azienda come interagisce con i clienti sui social network?

Come combattere Penguin? Con i contenuti

Non ne abbiamo ancora parlato ma non preoccupatevi, non ci siamo dimenticati di Google Penguin il nuovo algoritmo di Big G che tiene con il fiato sospeso i professionisti della SEO.

È riduttivo considerare Penguin come l’evoluzione di Google Panda, che si limita a contrastare i contenuti online di bassa qualità. L’algoritmo polare è nuovo di zecca e si occupa di penalizzare i siti web che applicano tecniche di spam sleali.

Il pinguino punisce i siti che sfruttano tecniche di keyword stuffing che consistono nell’utilizzo esagerato di parole chiave all’interno delle proprie pagine web.

A essere colpiti dal glaciale algoritmo sono anche i siti internet che impiegano eccessivamente anchor text esatti negli inbound links e usano link provenienti da fonti non autorevoli o da network.

L’anchor text è il testo “cliccabile” di un link che serve a descrivere i contenuti della pagina web che si andrà ad aprire. Per non essere penalizzati dall’algoritmo bisogna evitare di scrivere anchor text lunghi, pieni di parole chiave e poco pertinenti al contenuto della pagina.

Con l’arrivo di google Penguin diventa acerrima anche la lotta contro le web page a pagamento; i collegamenti ipertestuali che arrivano da network di blog e circuiti di siti a pagamento vengono penalizzati.

Dunque, per non essere messi al bando, è necessario rinunciare allo scambio di link con siti non autorevoli e evitare di imbrogliare Google con Network di siti internet.

Questo però non basta per mantenere il proprio sito ai vertici della SERP di Google. L’importanza dei contenuti è indispensabile per ottenere visibilità dal motore di ricerca, i content devono costituire un valore aggiunto ed essere unici e specifici.

Google Penguin ha lo scopo di offrire una SERP con risultati qualitativamente elevati e di aggirare le furberie della SEO troppo aggressiva. Tuttavia, con l’ultimo aggiornamento arrivato il 24 aprile, molte pagine web come wpmu.org, sono state ingiustamente penalizzate da Google Penguin. Questo conferma il fatto che un algoritmo non potrà mai essere efficace al 100% e ci sarà sempre un margine di errore da considerare.

Per la prima volta Google ha fornito un form dove è possibile segnalare se sono state eseguite eventuali penalizzazioni ingiuste.

Questo algoritmo sempre in fase di miglioramento, insegna a noi studiosi di SEO una cosa molto importante: mai smettere di sperimentare nuove tecniche che hanno lo scopo di evitare la perdita di posizionamento dei siti web di qualità.

E voi, siete stati penalizzati dal glaciale pinguino?

Italiani, siete connessi?

Gli italiani sono sempre più connessi a internet con i dispositivi mobili: è quanto emerge dalla ricerca dell’Osservatorio mobile Internet, Content & Apps promossa dalla School of Management del Politecnico di Milano.

L’indagine, presentata il 12 giugno scorso al Campus Bovisa, studia la rapida diffusione degli smartphone, la proliferazione delle applicazioni e lo sviluppo delle reti cellulari di nuova generazione. Queste tendenze molto in voga negli ultimi anni, vengono raggruppate sotto il nome di ‘Mobile Economy’.

Durante la presentazione dei risultati della ricerca il Direttore degli Osservatori del Politecnico, Andrea Rangone, ha dichiarato che “Anche in Italia la Mobile Economy sta crescendo bene e può dare nuova linfa allo sviluppo economico del nostro Paese.”

Nel febbraio 2012 infatti, sono arrivati a 21,8 milioni gli italiani che possiedono uno smartphone (novità assoluta che inverte l’andamento negativo degli ultimi 3 anni del mercato mobile, in particolare è cresciuto enormemente il fatturato proveniente da app mobili, attualmente al 45,4%) e la spesa per la navigazione mobile è aumentata del 52% per un totale di 800 milioni di euro.

L’impennata degli acquisti dei collegamenti internet con il ha raggiunto i 75 milioni di euro.

La piattaforma che possiede una maggiore redditività è Apple con più dell’85% dei ricavi ottenuti tramite negozi digitali seguita da Android. Secondo gli studiosi del politecnico, il guaio di Google Play è l’assenza di un sistema di pagamento in grado di competere con quello della concorrente Apple. L’indagine Doxa relativa al Mobile Internet ha riscontrato, infatti, che gli utenti dell’azienda di Cupertino possiedono in media 52 applicazioni contro le 30 degli utenti Android.

Circa un anno fa, in questo post, rilevavamo quanto fosse importante tenere sott’occhio l’evoluzione del mondo dei dispositivi mobili. Questo allo scopo di capire le strategie di marketing da sviluppare in futuro.

Oggi, alla luce dei dati offerti dalla ricerca del Politecnico possiamo ribadire che puntare sul mobile marketing rappresenta un passaggio imprescindibile per i brand più dinamici.

Per stare al passo con i tempi e sfruttare tutte le nuove possibilità offerte dal mercato è necessario ripensare il proprio modo di fare business e adeguarlo ai sempre più indispensabili smartphone e tablet.

Nuove marketing experience su Spotify

Spotify è un servizio di streaming musicale che permette di ascoltare, gratuitamente per 6 mesi e successivamente a pagamento, milioni di brani musicali.

Il software, lanciato nell’ottobre 2008 dall’omonima startup svedese, permette agli utenti di creare delle playlist e di condividerle su facebook e twitter. Spotify non è solo una piattaforma di streaming ma è un mix redditizio tra una community online, una radio, un social network e una app.

Molti brand stanno iniziando collaborazioni con questo network che vanta ormai più di 20 milioni di utenti, con l’obbiettivo di raggiungere nuovi target in un modo tutto da sperimentare.

Caffreys, il brand di birra irlandese, ha mandato in onda su Spotify un’esilarante trasmissione radiofonica condotta dagli amatissimi DJs Alex Zane e Pete Donaldson. Nella web page della bevanda, gli utenti sono stati invitati a votare le loro canzoni preferite da una lista di celebri brani musicali remixati ad hoc dai Djs. I brani musicali più votati sono stati raccolti in una playlist che è possibile condividere con i propri amici. La birra Caffreys ha scelto di lanciare la sua campagna pubblicitaria su Spotify alla scopo di avvicinare i giovani al consumo di questa bevanda.

Il servizio di music streaming sta diventando un partner importante per le grandi aziende presenti nel mercato mondiale: in questi giorni infatti, Coca Cola sta siglando un accordo con la piattaforma per il rilascio di una nuova app che permetterà a Spotify di diventare l’esclusivo fornitore di musica all’interno della sua timeline di facebook.

Anche Herbal Essences, il marchio di prodotti per la cura dei capelli, ha realizzato una campagna su Spotify riuscendo a integrare perfettamente il servizio di streaming alla pagina facebook. Il brand ha chiesto ai fan di caricare e condividere le canzoni che amano cantare sotto la doccia. Gli utenti hanno la possibilità di cercare la canzone che desiderano cantare e ascoltarla oppure aggiungerla alla propria playlist.

Osservando i primi risultati di queste campagne pubblicitarie, sembra che Spotify si stia rivelando una piattaforma in grado di offrire grandi opportunità di sviluppo del business.

L’ottimo servizio di streaming però, soffre ancora di alcune limitazioni geografiche (è presente solo in 16 paesi) che non gli permettono di esprimere appieno tutte le sue possibilità commerciali.

Anche se la piattaforma non è ancora approdata in Italia, il team di Spotify promette che farà tutto il possibile per rendere il software disponibile al più presto.

Nell’attesa di testarlo, voi realizzereste una campagna pubblicitaria su questo network musicale?

Dal virtuale al reale con un gioiello

Meshu è una startup company di San Francisco fondata da Sha Hwang e Rachel Binx, giovani talenti dalle menti brillanti e creative. L’idea che sta alla base del loro progetto è assolutamente inedita: permettere agli utenti di creare gioielli attraverso la mappa virtuale dei propri check in su foursquare.

Come si realizzano questi gioielli personalizzati?

Il procedimento è molto semplice: è sufficiente collegarsi con il proprio account di Foursquare al sito Meshu che automaticamente connetterà i luoghi nei quali ci si è loggati alle mappe digitali online. Il disegno virtuale che ne emerge è formato da essenziali linee rette che collegano le diverse località e danno origine allo forma del gioiello. La creazione può essere modificata a piacimento inserendo o eliminando punti ovvero località, città o paesi del mondo.

Il bozzetto della creazione può diventare un paio di orecchini, un pendente oppure una collana che saranno spediti da Meshu e arriveranno ai clienti in pochissimi giorni. Gli articoli sono disponibili in quattro materiali diversi (acrilico, legno, nylon, argento) e hanno un costo che va dai 50 $ ai 150 $. Ogni creazione di Meshu è assolutamente unica perché rappresenta il caratteristico e intimo percorso di vita dell’utente.

Questa giovane azienda ha intuito che realizzare prodotti che offrano al cliente emozioni, in questo caso legate ai ricordi, significa fornire un valore aggiunto.

La case history di Meshu è un’interessante esempio di abile utilizzo dei social network per costruire qualcosa di concreto e tangibile. Alla fine del processo di co-creazione virtuale, il prodotto reale viene inviato alla clientela, gettando così un ponte tra la vita online e la realtà offline.

E voi cosa pensate dell’intuizione originale di Meshu?