Category Archives: Internet

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Conoscere il web per fare export con profitto

Oggi per un’azienda la capacità di espandere la propria attività all’estero ha un’importanza fondamentale.

Sfruttando i nuovi strumenti digitali si possono sviluppare campagne finalizzate ad acquisire nuova clientela anche senza andarla a cercare, facendo sì che siano gli stessi clienti potenziali a imbattersi nella nostra offerta.

A monte ci deve essere logicamente un’analisi approfondita per individuare quali sono le aree più promettenti dal punto di vista commerciale, in quanto un’azione geograficamente mirata ha un riscontro molto più elevato di quello che può ottenere un’operazione di marketing pianificata su più Paesi in modo standardizzato.

Non si tratta solo di tradurre il materiale informativo e promozionale dell’azienda – anzi, a volte è consigliabile elaborare nuovi testi e nuove grafiche ad hoc, cominciando con la realizzazione di un sito internet dedicato – bensì di scegliere anche i canali più efficaci per veicolare la propria comunicazione.

Giusto per fare alcuni esempi: mentre nel mondo occidentale Facebook è diventato il sito più popolare e di conseguenza una della primissime opzioni quando si programma un’attività di web marketing, in Paesi come Russia e Cina i social network di riferimento sono altri: VKontakte, Odnoklassniki, WeChat, Qzone, ecc. E il motore di ricerca più utilizzato non è Google ma, rispettivamente, Yandex e Baidu (negli Stati Uniti invece non si deve sottovalutare Bing, che mentre in Europa raccoglie le briciole del  mercato, negli USA indirizza il 20% delle ricerche online).

Anche nell’ambito delle piattaforme di video, che offrono eccellenti opportunità per mostrare la propria azienda e i propri prodotti, YouTube non rappresenta sempre una scelta obbligata: ad esempio in Cina ha più utenti iQiyi.

Quindi, senza prescindere dai “classici” Google AdWords e Facebook Ads, per poter cogliere tutte le opportunità che la rete racchiude è essenziale monitorare costantemente i trend che determinano la sua evoluzione.

Nel nostro team abbiamo specialisti in grado di orientare proficuamente i tuoi investimenti in marketing verso soluzioni e Paesi che ti daranno risultati garantiti. Contattataci per capire meglio cosa ti possiamo proporre.

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Social Network: il futuro del servizio clienti 2.0

I social media sono per antonomasia strumenti utilizzati dai più per esprimere la propria opinione su fatti vissuti in prima persona o di rilevanza generale. Spesso queste idee sono in realtà critiche, e vengono indirizzate via social direttamente alle fonti del problema, attraverso hashtag o direttamente taggando il soggetto interessato (nel link un esempio eclatante di magnete per dissensi).

Ebbene, il potenziale di questa nuova forma di interazione diretta è stato compreso per primo da Facebook. Oggigiorno tutti i più potenti brand sono presenti sui social, e vengono quotidianamente tartassati di messaggi di clienti richiedenti informazioni o assistenza rispetto ai loro prodotti. In altre parole bypassano il vecchio “Servizio Clienti”, quello per via telefonica o email, in favore di un approccio sempre più 2.0.

Facebook ha compreso la necessità di rendere questo processo più veloce ed efficace. Ha elaborato una funzionalità per Messenger che permette ai programmatori di creare dei bot, ovvero dei cyber centralinisti che rispondono in automatico alle richieste dei clienti direttamente sulla chat di Facebook, offrendo addirittura la possibilità di effettuare acquisti. Un esempio è quello di Uber: l’integrazione del servizio di trasporto con la chat permette al cliente di prenotare il passaggio ed essere informato in tempo reale sui movimenti del mezzo. Per ora questa funzionalità non è resa disponibile a tutti, però lascia intravedere un futuro in cui potremo dialogare con intelligenze artificiali sempre più smart per ottenere servizi tangibili.

Twitter, il social più usato dai consumatori per rivolgere le proprie critiche direttamente ai soggetti interessati, seguendo a cagnolino il suo concorrente, ha dichiarato che a breve renderà disponibili due nuove funzionalità:

  1. Semplificazione dell’accesso al DM (Direct Messaging) con i brand.
    Gli account delle aziende possono aggiungere un link ai propri tweet che dà la possibilità ai clienti di entrare con un clic in diretto, e privato, contatto con il servizio clienti. Questo preserva la privacy degli utenti e costruisce una relazione più vicina e umana tra cliente e brand. “Care is the new face of marketing”.
  2. Il Customer Feedback.
    Questa nuova feature permette agli user di riferire le proprie opinioni sulla gestione del servizio clienti, opinioni date con determinate modalità strutturate, che garantiranno una migliore traduzione in dati e conseguentemente la possibilità di miglioramenti delle prestazioni.

Viviamo in un’era in cui il marketing è sempre più indirizzato al singolo cliente, segue le sue esigenze e le sue richieste in maniera personalizzata. La customer satisfaction è un elemento chiave per costruire una buona reputazione e mantenere viva la propria azienda.

Il tuo piano marketing prevede azioni di questo tipo? Se sei interessato ad approfondire l’argomento, e a conoscere come grazie a una buona strategia puoi far crescere la tua azienda, non esitare: contattaci.

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Marketing: lo sconcertante scivolone dell’FBI

Più e più volte abbiamo parlato di strategie di marketing: quali siano le più efficaci, quali i punti di forza, come metterle in pratica. Cosa spesso non si mette in luce sono tuttavia gli esempi negativi, di fallimento di un progetto che, sulla carta, sembrava promettente.

Ebbene, un caso concreto appartenente alla seconda tipologia è quello regalatoci questa settimana dall’FBI – sì, l’ente investigativo americano – che, a quanto pare, è attualmente impegnato a rispondere alla valanga di critiche e prese in giro ricevute in seguito alla sua fallimentare campagna contro la radicalizzazione dei teenager al terrorismo. Vediamo quali sono i problemi principali del caso.

  1. L’obbiettivo (mancato)
    Alla luce di episodi di radicalizzazione portati avanti da gruppi estremisti attraverso la rete, l’FBI ha pensato bene di rispondere alla minaccia creando un sito dal nome allusivo “Don’t be a Puppet” (non essere una marionetta). Le intenzioni , in linea teorica, sono buone: informare i giovani navigatori sui pericoli in cui si possono imbattere sulla rete. Il problema sta nel modo in cui questo messaggio è stato messo in pratica.
  2. La campagna
    Il sito è composto da più sezioni, ciascuna dedicata a una problematica diversa. Per rendere più accessibile al giovane pubblico la campagna, l’FBI ha pensato di ambientare questa “indagine” in una serie di stanze che sembrano l’ambientazione per un videogame anni ’90 sugli X-Files. Ma la sezione più bizzarra e dal significato poco chiaro è quella dedicata a un esempio di radicalizzazione per mezzo di video game online, in cui è offerta al navigatore la possibilità di giocare a un gioco chiamato Slippery Slope to Extremism” (discesa scivolosa verso l’estremismo). Il problema sta nel fatto che la datata grafica e il pessimo sistema di controlli distolgono l’attenzione dal significato ultimo, anch’esso abbastanza confuso, che il gioco dovrebbe trasmettere. Persino le testate più importanti hanno riportato la notizia non focalizzandosi sugli obiettivi, ma sull’inefficacia dell’FBI nel creare un prodotto decente.
  3. I risultati
    Oltre alle già citate critiche alla campagna in sé, sono sorte contestazioni da parte di leader arabi e musulmani riguardanti le informazioni contenute nel sito, sostenendo che i profili proposti per l’identificazione degli estremisti non farebbero altro che aumentare i casi di bullismo ai danni dei ragazzi appartenenti a minoranze etniche.

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Non solo obiettivi mancati, ma anche calo in credibilità e fiducia da parte della collettività, un danno alla reputazione dell’istituzione difficile da dimenticare.

Se vuoi evitare situazioni di questo tipo, non esitare. Contattaci e scopri qual è il piano di marketing più adatto alle tue esigenze.

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Twitter: destinato all’oblio o a un nuovo decollo?

Nel corso degli ultimi giorni gli user più assidui di Twitter si saranno accorti che qualcosa nel solito feed è cambiato. L’azienda ha introdotto infatti un nuovo algoritmo, che riguarderà gradualmente tutti gli account, il quale presenta all’apertura dell’applicazione non i tweet più recenti, bensì una raccolta di “best tweets” degli account seguiti.

Come già spesso accaduto in occasione dell’introduzione di novità in applicazioni molto amate, gran parte degli user più fedeli alla piattaforma hanno subito manifestato il proprio disappunto, criticando questa svolta nella maniera più consona, cioè uniti dall’hashtag #RIPTwitter, che nel weekend era presente tra i trend mondiali. Tra le accuse più forti, quella di compromettere una delle caratteristiche fondamentali del social, vale a dire la possibilità di essere in costante collegamento live con il resto del mondo, che si traduce nell’ordine rigorosamente cronologico dei tweet ricevuti.

Ma dietro a questo hashtag si nasconde un timore più grande da parte degli user. Le quotazioni dell’azienda di San Francisco, che quest’anno ha compiuto dieci anni, sono caratterizzate da un trend in costante discesa, che proprio questa settimana ha raggiunto i minimi storici. Ciò rispecchia la poca fiducia degli investitori nel potenziale che Twitter ha ancora da dare, sommerso dalla competizione dell’inossidabile superpotenza Facebook e dei fenomeni più immediati Instagram e Snapchat. A differenza di questi social il cui numero di utenti è in costante crescita, la user base di Twitter è stata negli ultimi mesi costante, attorno ai 320 milioni di utenti globali.

Questo è dovuto alla consolidata percezione che Twitter sia difficile da usare. Facebook usa un algoritmo che fa sì che i nostri post siano subito visibili dai nostri amici più stretti, così che a ogni nuova immagine profilo pubblicata, abbiamo la garanzia che otterrà quel certo numero di like che ci fa dormire sonni tranquilli. Il feed di Twitter, invece, è soggetto all’ordine cronologico, perciò non sempre ogni nostro cinguettio riuscirà a raggiungere il favore di molti follower. Inoltre, ottenere un largo seguito non è facile – un recente studio ha rilevato che l’utente medio ha solo 61 seguaci – e scegliere chi vale la pena seguire è altrettanto problematico, per non parlare del comprendere come funzionano gli hashtag. Il risultato è che moltissimi utenti abbandonano la piattaforma poco dopo l’iscrizione, ritenendo questi meccanismi troppo complicati da digerire.

Non bisogna dimenticare, però, che al di là delle varie funzionalità che in un primo momento possono risultare criptiche, ciò che fa la differenza per Twitter è che i contenuti sono visibili a tutti, ognuno può dire la sua su qualsiasi argomento, quando e come vuole. Questo principio è un grande punto di forza, perché è in grado di aggregare un numero enorme di persone che la pensano in modo affine, e creare conversazioni e azioni con conseguenze concrete “in real life”. Ne sono esempi l’attuale movimento #BlackLivesMatter, che è finalmente oggetto dei dibattiti per le presidenziali statunitensi, o il #porteouverte che twittarono i parigini nelle ore degli attentati dello scorso 13 novembre, per offrire rifugio alle persone in pericolo.

Il potenziale quindi è ancora alto, ciò di cui Twitter ha bisogno è una linea guida che riesca a raggiungere e convincere i più diffidenti. Il CEO Jack Dorsey ha recentemente dichiarato che la vision del social sia indirizzata a mantenere in primo piano il suo elemento live. Staremo a vedere se questa prospettiva sarà in grado di far restare Twitter a galla in questo sempre più vasto mare di social. Certo è che una campagna di web marketing non può svilupparsi su un solo social network: se la tua azienda vuole pianificare una campagna integrata ed efficace, rivolgiti a chi ti può garantire dei risultati concreti.

Happy Birthday Flickr!

Non è solo Facebook a spegnere le dieci candeline quest’anno: il 10 febbraio è stato festeggiato anche il compleanno di Flickr, il noto servizio di storage e di photo-sharing, che ha fatto il suo debutto online nel 2004 durante la conferenza O’Reilly Emerging Tech.

Anche se non è noto quanto il famoso social network sopracitato, Flickr è riuscito a sopravvivere alla competizione all’interno del web marketing, alternando periodi di stallo a periodi più floridi.

Realizzato da una startup, la Ludicorp, inizialmente Flickr consisteva solo in un side-project creato per un gruppo di sviluppatori la cui intenzione era mettere online un gioco di ruolo per computer, Game Neverending.

Questa piattaforma era stata realizzata allo scopo di mettere in contatto virtualmente fotografi provenienti da tutto il mondo: il suo punto di forza era la chat all’interno della quale gli utenti potevano condividere i loro scatti e avere l’opportunità di creare nuove amicizie.

Una volta diventato il più famoso sito di photo sharing, è stato acquistato nel 2005 da Yahoo che lo ha trasformato in un servizio di storage virtuale di foto e immagini e ad oggi conta quasi 100 milioni di iscritti e oltre 3,5 milioni di nuove immagine caricate quotidianamente.

A coloro i quali effettuano la registrazione al sito, quest’ultimo mette a disposizione 1TB per il caricamento delle fotografie, realizzabile sia tramite computer che dispositivo mobile.

In occasione del suo compleanno, Flickr ha lanciato un’iniziativa che coinvolge tutti gli utenti: condividere i 10 scatti più belli con l’hashtag #Flickr10.

Qui sotto vi proponiamo il video caricato dalla piattaforma per festeggiare l’evento con gli scatti migliori caricati in questi 10 anni.

Il 10% degli italiani dice ancora no all’e-commerce

In data 5 novembre 2013 sono stati presentati gli esiti di una ricerca condotta attraverso HQ24, il nuovo panel online messo a disposizione dall’ufficio ricerche del Gruppo 24 Ore, in collaborazione con Toluna. Si tratta di una ricerca sullo stato di integrazione del popolo italiano nei confronti delle nuove tecnologie e dell’e-commerce.

I questionari online compilati nella settimana dal 10 al 15 ottobre per la ricerca sono stati 1.200.

Come risultato già da una prima analisi si è riscontrato che questo campione, eretto a rappresentanza della popolazione italiana, abbia due comportamenti caratteristici:

  1. utilizza abitualmente almeno due dispositivi (per lo più un computer e uno smartphone/tablet)
  2. frequenta di media tre social network (Facebook, Linkedin e YouTube) oltre alla nota piattaforma Skype

La maggior parte degli acquirenti online (il 46%) utilizza il pc per fare le loro transizioni, mentre il 28% del campione acquista tramite smartphone e il 25% attraverso il proprio tablet.

Paypal è il metodo di pagamento più gettonato, seguito dalla carta di credito prepagata.

Indipendentemente dall’articolo in questione, l’80% degli intervistati sostiene di affrontare l’acquisto solo dopo aver compiuto una ricerca sul prodotto, anche attraverso i feedback lasciati dagli altri utenti.

Vi sono però ancora i tradizionalisti (il 10%del campione), ovvero coloro i quali si dichiarano tuttora restii all’acquisto online a causa della mancanza di fiducia nei confronti dei metodi di pagamento.

Il sondaggio svolto sulla piattaforma di Toluna, riguardante i medesimi temi presi in analisi, ha riportato i dati ottenuti dalla stessa indagine all’interno però di un campione della popolazione online inglese.

Sono state riscontrate alcune analogie nelle risposte della ricerca, ma il risultato mostra comunque che il campione italiano è meno propenso all’acquisto online rispetto a quello britannico. Differiscono poi gli interessi delle due popolazioni, infatti il campione inglese acquista fra le altre merci anche prodotti di abbigliamento e cibo, prodotti che in Italia necessitano ancora di essere testati per acquisire la fiducia del consumatore.

Pregio o difetto che sia, ciò che da sempre caratterizza noi italiani è l’estremo bisogno di soddisfare un po’ tutti i nostri sensi per decidere se concedere o meno la nostra fiducia a un prodotto. Voi che ne pensate? Riusciremo prima o poi ad avere più fiducia nel progresso e nell’innovazione o rimarremo ancorati nel timore di sbagliare e pagarne le conseguenze?

Quali sono i trend del web design per il 2013?

Anche se il mondo del web design è sempre in continuo mutamento, si può stilare una hit parade degli stili di successo del 2013. Molte di queste idee di web grafica sono già state viste e non rappresentano una novità, ma sono delle conferme o delle riscoperte delle tendenze degli anni precedenti, che si affiancheranno alle ultime innovazioni in fatto di web design.

  • Responsive Web Design
    Tutti sono d’accordo sul fatto che il sito web del 2013 debba avere una grafica che si adatti bene a qualunque dispositivo con cui lo si visualizzi. Sempre più spesso gran parte dei visitatori di siti internet provengono da dispositivi mobili come tablet e smartphone, ed è importante che la grafica si adatti ad ogni dimensione e forma di schermo con cui ci si interfaccia così da rendere il contenuto del sito accessibile in ogni situazione.
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  • Minimalismo e Flat Web Design
    Il minimalismo si riafferma come stile grafico preferito di quest’anno. Di grande effetto, semplice e di facile intuizione e sempre elegante: lo stile minimal esalta la semplicità e si focalizza sugli elementi fondamentali del contenuto. Sull’onda filosofica “less is more”, questo stile si basa sul bilanciamento e l’allineamento tra i vari elementi grafici e i contrasti. È in ascesa l’utilizzo del Flat Web Design che è correlato al minimalismo e si basa sull’utilizzo di colori “piatti”, senza alcun gradiente o elementi di profondità.
    Esempio.
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  • Big Is Beautiful
    Si conferma anche per quest’anno la tendenza di avere una grande immagine come background da visualizzare a schermo intero. Questa tecnica si basa sull’impatto emotivo: un’immagine coinvolgente che scatena emozioni sarà più ricordata e invoglierà il visitatore a tornare sul sito web.
    Esempio.
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  • Infinite Scroll
    Lo scroll infinito, utilizzato con successo già da molti social, è perfetto per avere uno stile accattivante e rendere molto più semplice e intuitiva la navigazione: scorrendo in verticale con il cursore, la pagina caricherà più contenuti senza dover saltare di pagina in pagina.
    Esempio.
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  • Tipografia
    Una componente essenziale dei siti web è senza dubbio la parte tipografica. Per rendere meno noioso il contenuto del testo, i designer investono tutto nelle font creative. Quali sono i vantaggi? Grandi caratteri che attirano l’attenzione permettono di rinunciare alle immagini, riducendo il peso del sito, a favore di leggerezza, fruibilità e personalità. Oltre a contribuire a una migliore riconoscibilità nei confronti dei competitor, si sposa benissimo con lo stile minimal alternando il testo agli spazi vuoti.
    Grazie ai browser più moderni scompare il problema della leggibilità: anche se il font non è standard, verrà convertito in uno leggibile dall’utente direttamente dal browser. Tuttavia è importante segnalare che più si guadagna in creatività, più si perde in probabilità di una corretta visualizzazione nei diversi tipi di dispositivi.
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  • Quasi 3D
    Era un trend anche l’anno scorso, e si conferma come strumento migliore per unire divertimento e interattività alla semplicità di navigazione. L’effetto di parallasse crea un’accattivante sensazione di profondità grazie all’uso di differenti background posti su diversi livelli. È un sistema per coinvolgere attivamente il fruitore del sito, catturando la sua attenzione in modo da aumentare il più possibile l’interazione tra utente e interfaccia. Il risultato è garantito.
    Esempio.
Appassionato di scrittura e di tecnologia, ha sempre cercato il modo per coniugare queste due passioni. Scrive sul web e del web. Innamorato dei social network, è sempre in cerca di nuovi modi per fare marketing con gli strumenti online più innovativi.

Nel 2013 i blog tradizionali soccomberanno a Tumblr?

Osservando i dati di Google Trends si può vedere come il 2013 sarà un anno difficile per i blog tradizionali (come quelli creati dalle piattaforme Blogger e WordPress). Infatti, la parola Tumblr è passata in vantaggio sul termine blog all’interno delle ricerche su Google.

Uno dei protagonisti fin dalla nascita di internet ed elemento essenziale nella sua evoluzione perde il primato a favore della piattaforma di Tumblr.

Questo, dal suo lancio nel 2007, ultimamente sta attraversando un periodo di crescita esponenziale, contando circa 200 milioni di visitatori mensili. La creatura di David Karp ha molto di più da offrire al “nuovo” utente della rete rispetto alle più vecchie piattaforme per blog . Mi riferisco all’utente del web 2.0, dei social.

Tumblr risponde esattamente alle sue esigenze comunicative di condividere in modo estremamente semplice, rapido, efficace idee, appunti, immagini, video. Riesce a attirare più utenti essendo più funzionale rispetto agli standard di piattaforme come Blogger o WordPress (ad esempio post lunghi e impegnativi, le difficoltà che si possono avere con il layout e l’inserimento di contenuti multimediali).

Altro punto a favore per Tumblr è la navigabilità su mobile: l’esperienza rimane coerente su ogni supporto utilizzato. E questo non è da poco, pensando alla rilevanza che ormai ha il mobile networking.

Lo si potrebbe definire una fusione tra il blogging e social networking, l’evoluzione del blog nel tempo del 2.0.

Sarà l’anno della morte del blog come lo conosciamo? Probabilmente no, dato che le classiche piattaforme sembrano più congeniali a coloro che producono contenuti qualitativamente alti e quindi resisteranno; ma l’accrescimento massiccio degli utenti di Tumblr ci dimostra il declino del blog tradizionale e forse un passo verso una nuova evoluzione del web.