Category Archives: Curiosità

marketing falsi miti

4 falsi miti sul marketing che devi abbandonare subito

Chiunque abbia a che fare con il marketing sa bene di cosa stiamo parlando. Quante volte hai sentito dire che per fare del buon marketing non serve spendere un euro? O che solo le grandi imprese possono trarne dei vantaggi?

Andrea Marson
Ha studiato Economia, Commercio Internazionale e Mercati Finanziari presso l’Università degli studi di Trieste.
Appassionato di marketing e comunicazione, segue con curiosità le ultime novità economiche.
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Global etiquette: mini galateo degli affari internazionali

La globalizzazione dei mercati e l’internazionalizzazione delle imprese sono due fenomeni con cui le imprese contemporanee devono confrontarsi; ma ogni paese e ogni cultura richiede una particolare attenzione.

Per questo motivo il LABCOM dell’Università Ca’ Foscari ha ideato la Mappa della comunicazione interculturale; ecco quindi alcuni consigli per capire come comportarsi durante una trasferta di lavoro all’estero!

In Cina, per esempio, non è usato il saluto caloroso accompagnato da baci o abbracci, gli affari si discutono durante i pranzi di lavoro e per onorare il padrone di casa è usanza lasciare qualcosa sul piatto, per dimostrare il vostro senso di sazietà.

Scoprirete anche che in Russia sono ormai diffusi i business lunch, cioè pranzi di lavoro in locali che predispongono un menù ad hoc per l’occasione.

Abitudine contraria a quella cinese è prevista nel mondo balcanico, in cui è opportuno bere tutto ciò che è versato nel bicchiere, per evitare di portare guai e litigi nella casa in cui si è ospiti.

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Per conoscere tutte le differenze culturali, le usanze e le buone maniere dei Paesi nel mondo è possibile consultare gratuitamente questa mappa; Fabio Caon, il direttore del laboratorio che si è occupato di crearla spiega che:”tutto nasce dalla consapevolezza che molte cose che secondo noi sono normali per altri paesi non lo sono, è quindi giusto capire cosa si può fare per mettere l’interlocutore a proprio agio”.

Altri esempi interessanti? Si può scoprire che per i cinesi la ricerca dell’armonia all’interno del gruppo è prioritaria rispetto alla chiusura delle trattative velocemente; in più la puntualità in Cina è sacra, cercate perciò di arrivare con un buon anticipo alle riunioni o ai pranzi di lavoro.

Con un partner indiano occorre armarsi di pazienza, sfacciataggine e determinazione. Laddove la controparte indiana colga un tentennamento o un’insicurezza, saprà di poter avere la meglio. Il bluff è una delle prerogative degli indiani in generale e nell’ambito delle trattative ed è un modo per mettere alla prova il proprio interlocutore.

Fausto Maritan, responsabile delle relazioni estere di Banca Popolare di Vicenza, racconta che nelle aziende più del 50% delle relazioni internazionali non vanno in porto a causa di incomprensioni e per la mancanza di una giusta comunicazione interculturale.

Fare affari all’estero è sicuramente una scelta vincente, ma soltanto se intrapresa rispettando le diverse usanze e abitudini.

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La ricetta per avere successo è: trovare una buona sintonia con la controparte, evitare di dare giudizi affrettati ed essere pronti a negoziare la propria posizione iniziale, cercando di tenere presente questi piccoli accorgimenti.

Se vuoi ampliare le tue prospettive ma non sai bene come muoverti, chiedi a chi con l’estero ci lavora quotidianamente!

Francesca Zia
Ha studiato Economia e Gestione Aziendale presso l’Università degli Studi di Trieste. Appassionata di marketing e di economia, segue con attenzione le ultime tendenze in fatto di comunicazione
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Marketing: lo sconcertante scivolone dell’FBI

Più e più volte abbiamo parlato di strategie di marketing: quali siano le più efficaci, quali i punti di forza, come metterle in pratica. Cosa spesso non si mette in luce sono tuttavia gli esempi negativi, di fallimento di un progetto che, sulla carta, sembrava promettente.

Ebbene, un caso concreto appartenente alla seconda tipologia è quello regalatoci questa settimana dall’FBI – sì, l’ente investigativo americano – che, a quanto pare, è attualmente impegnato a rispondere alla valanga di critiche e prese in giro ricevute in seguito alla sua fallimentare campagna contro la radicalizzazione dei teenager al terrorismo. Vediamo quali sono i problemi principali del caso.

  1. L’obbiettivo (mancato)
    Alla luce di episodi di radicalizzazione portati avanti da gruppi estremisti attraverso la rete, l’FBI ha pensato bene di rispondere alla minaccia creando un sito dal nome allusivo “Don’t be a Puppet” (non essere una marionetta). Le intenzioni , in linea teorica, sono buone: informare i giovani navigatori sui pericoli in cui si possono imbattere sulla rete. Il problema sta nel modo in cui questo messaggio è stato messo in pratica.
  2. La campagna
    Il sito è composto da più sezioni, ciascuna dedicata a una problematica diversa. Per rendere più accessibile al giovane pubblico la campagna, l’FBI ha pensato di ambientare questa “indagine” in una serie di stanze che sembrano l’ambientazione per un videogame anni ’90 sugli X-Files. Ma la sezione più bizzarra e dal significato poco chiaro è quella dedicata a un esempio di radicalizzazione per mezzo di video game online, in cui è offerta al navigatore la possibilità di giocare a un gioco chiamato Slippery Slope to Extremism” (discesa scivolosa verso l’estremismo). Il problema sta nel fatto che la datata grafica e il pessimo sistema di controlli distolgono l’attenzione dal significato ultimo, anch’esso abbastanza confuso, che il gioco dovrebbe trasmettere. Persino le testate più importanti hanno riportato la notizia non focalizzandosi sugli obiettivi, ma sull’inefficacia dell’FBI nel creare un prodotto decente.
  3. I risultati
    Oltre alle già citate critiche alla campagna in sé, sono sorte contestazioni da parte di leader arabi e musulmani riguardanti le informazioni contenute nel sito, sostenendo che i profili proposti per l’identificazione degli estremisti non farebbero altro che aumentare i casi di bullismo ai danni dei ragazzi appartenenti a minoranze etniche.

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Non solo obiettivi mancati, ma anche calo in credibilità e fiducia da parte della collettività, un danno alla reputazione dell’istituzione difficile da dimenticare.

Se vuoi evitare situazioni di questo tipo, non esitare. Contattaci e scopri qual è il piano di marketing più adatto alle tue esigenze.

Lentezza

Il nuovo trend è slow!

Velocità, montaggio rapido, musica avvolgente, messaggi forti. Sembrano essere questi gli ingredienti della pubblicità che funziona: quella che stupisce, meraviglia, sorprende. Ma forse qualcosa sta cambiando. Sembra infatti che il nuovo trend sia un vero e proprio elogio della lentezza. Scene lente, musica soft, inquadrature infinite.

Una sorta di nuovo “concept” che vuole mettere chi guarda in una nuova dimensione: la riflessione.

Questo sta succedendo ai telespettatori inglesi ad esempio che hanno adesso la possibilità di vedere all’interno dei break pubblicitari uno spot di quasi due minuti dove non accade assolutamente nulla: acque increspate di un lago, onde che lambiscono una spiaggia, pioggia che cade sulle foglie e uno splendido tramonto rosa sono le immagini che si succedono sullo schermo senza che il mood meditativo lasci spazio all’azione. Lo spot è stato ideato dai creativi dell’agenzia Dancing Aardvarks. Si tratta a ben guardare di un’app di supporto per pratiche di meditazione che prende il nome di Calm.

Da molti anni, soprattutto negli Stati Uniti, il fenomeno delle pratiche contemplative e spirituali di meditazione si sono fortemente legate alla cultura digitale: dal 2009 a San Francisco si svolge Wisdom 2.0, una serie di convegni e workshop sulla possibilità di trovare un sano equilibrio tra tecnologia e il proprio sé spirituale.

Ma senza arrivare a questi livelli di sofisticazione, è interessante notare come questo “andamento lento e riflessivo” si stia diffondendo anche sui media più tradizionali come la televisione. Basti pensare al fenomeno della “Slow TV” che per primo ha affascinato la Norvegia con la trasmissione di un viaggio in treno di sette ore tra Oslo a Bergen.

Ma c’è stato anche il caso di una diretta lunga 134 ore che riprendeva il viaggio di una nave da crociera lungo la costa norvegese e che ha visto sintonizzati due milioni e mezzo di spettatori (circa la metà della popolazione norvegese!). In Inghilterra, BBC Four invece ha lanciato una serie di documentari dal titolo Goes Slow che raccontano un lungo, lento giro sul canale e una visita di tre ore alla National Gallery di Londra.

Acton Smith, CEO di Mind Candy e ideatore di Calm e del suo spot ha spiegato: “Il mondo sta diventando un luogo sempre più rumoroso, e può capitare che un sussurro possa essere più efficace e comunicativo dei continui schiamazzi e urla che ci colpiscono quotidianamente. Nessuno ha mai realizzato uno spot come questo e ci auguriamo che gli spettatori possano godere di questo momento di calma in TV.“

Chissà se questo nuovo trend prenderà piede e si diffonderà anche in Italia. Ma soprattutto, saremo in grado di risintonizzarci con ritmi più lenti?

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Nivea versus Neve? 5 lezioni di marketing.

La vicenda è nota: Nivea, marchio leader conosciuto a livello mondiale, ha vinto la causa contro Neve Cosmetics, piccola azienda con sede e stabilimento a Trofarello che produce cosmetici attenti all’ambiente e agli animali. La causa è iniziata nel 2009 perché secondo Nivea la similitudine con il marchio Neve induceva gli acquirenti in errore. A distanza di qualche anno il tribunale, con sentenza di primo grado, ha preso una decisione netta e ha richiesto che i prodotti a marchio “Neve” e “Neve Make up” fossero ritirati prontamente dal mercato.
Cosa ci insegna questa storia? Tante cose.

1. L’importanza delle ricerche di similitudine e di anteriorità.
Prima di lanciare un’attività e quindi le relative pratiche di registrazione di un marchio affidarsi sempre a uno studio di consulenza che verifichi eventuali similitudini o assonanze con marchi registrati nella stessa categoria merceologica o contigua. In caso di dubbi, sempre meglio cambiare direzione anche perché ci sono degli uffici legali preposti dalle multinazionali il cui compito è quello di effettuare controlli e monitorare la nascita di brand con nomi affini.

2. La legge e il marketing parlano due linguaggi differenti.
Se da un punto di vista strettamente legale la sentenza ha una sua fondatezza, da un punto di vista di pratica del marketing è abbastanza chiaro che i due marchi (pur avendo la stessa radice) non sono confondibili e questo anche se operano nello stesso settore merceologico. Perché? perché Nivea è un marchio che in Italia non vende make-up ad esempio, ma esclusivamente prodotti per la cura del viso e del corpo e, soprattutto, per un pubblico di largo consumo; di contro Neve Cosmetics produce principalmente makeup minerale e si rivolge a un pubblico selezionato e attento alle formulazioni. Ma soprattutto, e questo forse conta ancora di più: i due prodotti non staranno mai sullo stesso scaffale! I prodotti Neve infatti si trovano solo sull’e-commerce del loro stesso sito e in pochi negozi specializzati.

3. Evitare di cancellare commenti negativi sul propri social.
Ovviamente la sentenza del tribunale ha scatenato una serie di critiche nei confronti del “cattivo” marketing Nivea, ma censurare i commenti negativi non sempre risulta una buona idea. Meglio invece rispondere e argomentare le proprie ragioni.

4. Nell’era del digital un problema o un rischio possono diventare delle opportunità di comunicazione.
Lo staff di Neve Cosmetics ha subito reagito con un linguaggio moderato e non rancoroso con un post sulla propria pagina Facebook che ha raccolto solidarietà anche grazie all’uso di un hashtag (#stoconneve). Nel giro di poco tempo si è innescata una petizione per richiedere il ritiro della denuncia da parte di Nivea. Un aumento di notorietà inaspettato!

5. Il brand è di chi lo utilizza non di chi l’ha registrato.
Non sappiamo ancora come andrà a finire, ma c’è un’altra grande lezione da imparare: a volte più che la registrazione, è la fama o il nome di un brand ad avere la meglio, e questo la dice lunga su alcune logiche di mercato!

1309-63 0471309-63 Foodie IllustrationSeptember 30, 2013Photo by Jaren Wilkey/BYU© BYU PHOTO 2013
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photo@byu.edu  (801)422-7322

Social Network e ristoranti: un’alleanza vincente.

Chi naviga molto in rete lo sa. Moltissime persone amano scattare e condividere foto di piatti e ricette sui Social Network. Lo conferma anche Webstagram: le foto che circolano con l’hashtag #food sono più di 90 milioni.  Una notizia davvero ghiotta per i ristoranti che possono trarre grande vantaggio da questo trend in evoluzione.

Non tutto è così facile però. Attenzione. Bisogna conoscere bene le potenzialità del mondo Social per poterle sfruttare nel migliore dei modi. TheFork, piattaforma di prenotazione di ristoranti di TripAdvisor, risponde allora alle domande più frequenti sul tema:

Cosa cercano i clienti sulla pagina Instagram di un ristorante?

Sicuramente di essere stimolati dalla veduta di un piatto: questo avviene ovviamente tramite le sue qualità visive; tanto più la fotografia sarà bella tanto più i sensi ne verranno coinvolti. Fondamentale poi che le immagini o i video pubblicati siano irresistibili perché il cliente li assocerà inevitabilmente al brand. Ma nello stesso tempo i clienti cercano anche ispirazioni per nuove ricette perché sono invogliati a loro volta a scattare una foto delle prelibatezze che sono riusciti a preparare, quindi anche questo elemento è da sfruttare. 

Ma cosa si può offrire ai clienti attraverso la pagina Instagram di un ristorante?

In primo luogo, la propria filosofia: servire i piatti con colori brillanti, arte e creatività farà sempre la differenza. Poi, la promessa di vivere momenti piacevoli nel ristorante pubblicando foto di clienti che si divertono in sala. Inoltre attraverso gli hashtag è possibile condividere i momenti di convivialità e spensieratezza. Infine, elemento importantissimo, la complicità: video e foto che mostrano il lato nascosto di un locale, momenti magici, intimi, nascosti, di una serata in compagnia sono quel valore in più che il cliente saprà sicuramente cogliere. L’obiettivo finale? Creare una community e rinforzare l’immagine del marchio. Ci può essere spazio anche per le promozioni speciali, gli eventi o i concorsi che invogliano ovviamente il cliente a presentarsi in quel determinato ristorante. Tutte queste strategie sottolineano l’importanza di comunicare con il pubblico andando oltre l’aspetto commerciale, condividendo quindi informazioni, consigli, suggerimenti e ricette di cucina.

Inoltre Instagram permette di promuovere il ristorante in maniera dinamica, viva e spontanea, una modalità che può generare rapidamente un grande interesse intorno ad un luogo o ad una comunità di persone che si incontrano.  Si tratta di una piattaforma con un approccio mobile che consente di elaborare strategie per avere un impatto molto rapido: il movimento costante permette poi di innovare e di verificare le operazioni con maggiore facilità rispetto agli altri canali. Inoltre, il fatto che gli utenti alimentino a loro volta la community è un grande vantaggio perché aiuta a promuovere il ristorante con poche risorse grazie al passaparola digitale

Attenzione però a non abusare del mezzo: è importante postare con attenzione e avere una strategia di comunicazione precisa per essere identificati in modo autorevole. E ovviamente, come in ogni cosa, vale il buon senso. Non postate piatti che non siete in grado di cucinare!

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Future Marketing. Cinque cose da sapere.

“The Future of Marketing”: questo il nome del report condotto da HubSpot sul tema appunto del “futuro del marketing”. Una riflessione importante per identificare oggi i trend che domani orienteranno le aziende nelle loro scelte di investimento. Dai dati raccolti sono emerse 5 linee di cui senz’altro bisognerà tener conto da qui al 2017.

Eccole.

1. Marketing come scienza
L’imperativo oggi è dimostrare il ritorno sull’investimento: nessuna azienda investe più in attività o in operazioni di marketing senza misurarne il valore reale, in termini economici o di raggiungimento di obiettivi. Insomma, sempre di più in futuro, il marketing sarà guidato dai dati e non dalle opinioni. Ciò significa che le decisione in ambito creativo e strategico saranno il risultato di test preliminari di efficacia effettuati su un campione del target.

2. Personalizzazione sofisticata
È oramai certo: quante più informazioni si hanno sul proprio pubblico, tanto più è possibile personalizzare la comunicazione. La personalizzazione è per il marketing il nuovo vantaggio competitivo, il cui fine è quello di raggiungere clienti con messaggi e contenuti su prodotti e servizi che rispecchino i loro interessi e siano per loro rilevanti.

3. Gestione e misurazioni sotto un unico ombrello
Il social media marketing, l’email marketing, il SEO e così via: una “frammentazione” che non consente di avere una visione generale né delle attività né dei risultati. Il trend evolutivo è quello di riunire tutte le attività di marketing digitale sotto un unico “ombrello”, quello delle piattaforme integrate che forniscono poi i resoconti di tutte le attività in un unico posto.

4. Native advertising

Nel 2013, informa HubSpot, la spesa delle aziende in “pubblicità nativa” è stata di 4,7 miliardi di dollari; la stima per il 2015 è di 11 miliardi di dollari e quella per il 2017 arriva a 17,5 miliardi di dollari, a conferma che il trend è in assoluta ascesa. Al contrario della pubblicità tradizionale che “distrae” l’utente, il native advertising lo “immerge” nel contesto perché assume le stesse sembianze del contenuto diventandone parte, con l’obiettivo di catturare sempre l’interesse.

5. Oltre i tradizionali dispositivi mobili
Fra due anni ci saranno nel mondo 20 miliardi di dispositivi connessi a internet. Una parte saranno i tradizionali computer, smartphone e tablet, cui si stanno aggiungendo a rapida velocità le smart TV, i dispositivi indossabili. La priorità del marketing digitale è pertanto quella di raggiungere gli utenti in maniera efficace su qualunque dispositivo. Come ormai sappiamo Google premia, nei risultati di ricerca, i siti ottimizzati per la visualizzazione su dispositivi mobile. Il trend evolutivo in crescente affermazione è quindi quello del responsive design.

Attenzione! Il marketing cambia e il mondo delle aziende e dei professionisti deve cambiare con lui.

Nootropi

Creatività in pillole: soltanto ancora un film?

Si chiamano nootropi, ma sono più conosciuti con il nome di smart drugs: come avrete intuito dal nome, si tratta di sostanze stupefacenti che sono in grado di aumentare l’attività cognitiva del cervello, rendendo le nostre facoltà più efficienti, efficaci e rapide. Il termine deriva dal greco noos (mente) e tropein (sorvegliare), e nel web si trovano sempre più studi ed esperimenti, più o meno ufficiali, che ne elogiano le proprietà straordinarie: sembra che facciano aumentare e potenziare non solo le abilità decisionali, ma anche la creatività e il pensiero alternativo. Insomma, i tempi in cui vedremo dei giovani uomini di Wall Street fare i milioni giocando in borsa, come Bradley Cooper in Limitless, forse non sono poi così lontani…

Recentemente, i ricercatori di Harvard e Oxford hanno condotto degli studi su una sostanza che normalmente viene usata per curare la narcolessia (attacchi di sonnolenza diurna), il Modafinil. Il farmaco, secondi i risultati della ricerca, sarebbe in grado di dare una spinta al nostro cervello migliorando la concentrazione,  i processi decisionali e il pensiero creativo, senza provocare effetti collaterali e dipendenza severa. Insomma, pare che il magico NZT di Limitless stia per bussare alla nostra porta.

Bradley Cooper in Limitless - Nootropi

In realtà, quanto può essere utile e funzionale una sostanza del genere per la nostra vita? Ciò che gli scienziati affermano, è che di certo non ci cambierà la vita: spesso gli effetti sono momentanei e non così drastici come la cultura del grande schermo ci ha fatto immaginare. Senza contare un fattore molto importante: come per le medicine tradizionali, gli effetti non sono uguali per tutte le persone. Chi ha, per natura o per allenamento, una forte propensione per il pensiero creativo e grandi abilità di problem solving, non si vedrà cambiare la vita da un minuto all’altro. Di contro, persone diverse avranno effetti e risposte diverse ai nootropi: si può essere più lucidi, come essere solo un po’ più svegli. Ma niente geni della borsa.

Forse non farete i miliardi di punto in bianco, ma probabilmente resterete svegli un po’ più a lungo. Ciò che conta davvero, è la base di partenza della persona: chi è creativo, forse diventerà solo un po’ più reattivo e percettivo.

La vena artistica è una delle abilità intrinseche all’essere umano e sta soltanto a noi, con quello che facciamo e con ciò che pensiamo, ad esplicitare meglio e nel modo più adatto la nostra creatività. Nel dubbio, bevete caffè!