Category Archives: Comunicazione

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Lo storytelling: la chiave per entrare nel cervello degli esseri umani

Non occorre essere dei neuroscienziati per rendersi conto che un’informazione si ricorda più facilmente quando è associata a una storia. La spiegazione è molto semplice: quando ascoltiamo o leggiamo un racconto si attivano tutte le aree del cervello che useremmo se vivessimo in prima persona le esperienze al centro della narrazione che stiamo seguendo.

Per questo quando raccontiamo una storia riusciamo a far provare ai nostri interlocutori sensazioni ed emozioni realistiche, stimoliamo cioè la loro capacità di empatizzare, un risultato a cui mirano tante campagne di marketing e comunicazione.

Ma perché il nostro cervello si “sveglia” quando gli viene presentata una sequenza di avvenimenti?  È un comportamento che dipende da come si è sviluppato il pensiero degli esseri umani, sempre alla ricerca di rapporti di causa/effetto nell’ambiente che li circonda. Un racconto, infatti, se ridotto ai minimi termini non è altro che una concatenazione di eventi legati da un nesso di causa/effetto. Le congetture che derivano da tali rapporti vengono sempre confrontate con ciò che la nostra esperienza ci ha insegnato: ecco perché, per fare queste comparazioni, varie aree del cervello entrano in azione, non solo quelle deputate ad analizzare il linguaggio.

Attenzione però, non basta raccontare una storia per emozionare, bisogna saperla raccontare bene, perché il nostro cervello si evolve in continuazione e, per esempio, quando si imbatte troppo spesso in un termine o un concetto, gli attribuisce un minor valore evocativo. Questo è stato scoperto grazie a delle ricerche scientifiche e sul campo dai nostri esperti in comunicazione e marketing. Se vuoi approfondire l’argomento e far decollare il tuo business con uno storytelling avvincente, sono a tua disposizione!

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content is king

Le 5 regole per una vera content strategy

Tra blog personali, mezzi di comunicazione tradizionali e social media, sta diventando sempre più difficile per i brand riuscire ad emergere nel rumore indistinto. Una delle strategie vincenti è puntare sulla qualità dei contenuti e sul plus valore del digital content. Ecco allora cinque suggerimenti per le PMI stilati da Jeetu Mahtani, amministratore delegato di HubSpot International:

 

  1. Step by step ma con una tabella di marcia

Partireste per una nuova destinazione senza una mappa? Probabilmente no. La strategia dei contenuti deve quindi allinearsi con gli obiettivi di business! Volete aumentare le vendite? Volete vendere un certo prodotto? Bisogna che identifichiate in maniera chiara il “che cosa” e il “come” con una tabella di marcia precisa.

 

  1. “Il mezzo è il messaggio”. Scoprite quali mezzi usa il target.

Conoscere il target di riferimento è un imperativo. Sembra essere una frase banale ma in realtà  difficile da mettere in pratica. Un’ efficace strategia di contenuti deve studiare il comportamento del target e parlare la sua lingua. Non solo: è necessario essere presenti sugli stessi canali frequentati dai potenziali clienti.

The medium is the message

 

  1. Analizzate i risultati di Google e riempite gli spazi vuoti.

Analizzare il contenuto presente e (soprattutto) non presente online. Altrimenti detto, investire del tempo nell’analisi dei contenuti che si trovano nelle prime posizioni di ricerca in Google. Lì è possibile trovare anche i contenuti più condivisi sui social. Potreste fare delle scoperte interessanti: comprendere che ci sono molte pagine che parlano dello stesso argomento e che alcuni topic non sono stati ancora affrontati.

 

  1. L’eccellenza non basta: siate sorprendenti!

Il contenuto di qualità deve portare sempre con sé una promessa. Ovvero non deve solo informare il target, ma deve intrattenerlo e ispirarlo. Il contenuto proposto deve essere: facile da trovare, facile da leggere, interessante e virale. Non lo è? Riformulatelo.

 

  1. La misura del successo? Si può misurare!

Individuare le metriche specifiche per le diverse tipologie di contenuti è fondamentale: studiate il numero di condivisioni, i download di materiali, gli indicatori di performance.

 

Attenzione quindi a seguire queste 5 regole fondamentali. Con obiettivi chiari, precisi e misurabili, identificando il target giusto e i mezzi più efficaci di veicolazione si farà un’ottima comunicazione!

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Nivea versus Neve? 5 lezioni di marketing.

La vicenda è nota: Nivea, marchio leader conosciuto a livello mondiale, ha vinto la causa contro Neve Cosmetics, piccola azienda con sede e stabilimento a Trofarello che produce cosmetici attenti all’ambiente e agli animali. La causa è iniziata nel 2009 perché secondo Nivea la similitudine con il marchio Neve induceva gli acquirenti in errore. A distanza di qualche anno il tribunale, con sentenza di primo grado, ha preso una decisione netta e ha richiesto che i prodotti a marchio “Neve” e “Neve Make up” fossero ritirati prontamente dal mercato.
Cosa ci insegna questa storia? Tante cose.

1. L’importanza delle ricerche di similitudine e di anteriorità.
Prima di lanciare un’attività e quindi le relative pratiche di registrazione di un marchio affidarsi sempre a uno studio di consulenza che verifichi eventuali similitudini o assonanze con marchi registrati nella stessa categoria merceologica o contigua. In caso di dubbi, sempre meglio cambiare direzione anche perché ci sono degli uffici legali preposti dalle multinazionali il cui compito è quello di effettuare controlli e monitorare la nascita di brand con nomi affini.

2. La legge e il marketing parlano due linguaggi differenti.
Se da un punto di vista strettamente legale la sentenza ha una sua fondatezza, da un punto di vista di pratica del marketing è abbastanza chiaro che i due marchi (pur avendo la stessa radice) non sono confondibili e questo anche se operano nello stesso settore merceologico. Perché? perché Nivea è un marchio che in Italia non vende make-up ad esempio, ma esclusivamente prodotti per la cura del viso e del corpo e, soprattutto, per un pubblico di largo consumo; di contro Neve Cosmetics produce principalmente makeup minerale e si rivolge a un pubblico selezionato e attento alle formulazioni. Ma soprattutto, e questo forse conta ancora di più: i due prodotti non staranno mai sullo stesso scaffale! I prodotti Neve infatti si trovano solo sull’e-commerce del loro stesso sito e in pochi negozi specializzati.

3. Evitare di cancellare commenti negativi sul propri social.
Ovviamente la sentenza del tribunale ha scatenato una serie di critiche nei confronti del “cattivo” marketing Nivea, ma censurare i commenti negativi non sempre risulta una buona idea. Meglio invece rispondere e argomentare le proprie ragioni.

4. Nell’era del digital un problema o un rischio possono diventare delle opportunità di comunicazione.
Lo staff di Neve Cosmetics ha subito reagito con un linguaggio moderato e non rancoroso con un post sulla propria pagina Facebook che ha raccolto solidarietà anche grazie all’uso di un hashtag (#stoconneve). Nel giro di poco tempo si è innescata una petizione per richiedere il ritiro della denuncia da parte di Nivea. Un aumento di notorietà inaspettato!

5. Il brand è di chi lo utilizza non di chi l’ha registrato.
Non sappiamo ancora come andrà a finire, ma c’è un’altra grande lezione da imparare: a volte più che la registrazione, è la fama o il nome di un brand ad avere la meglio, e questo la dice lunga su alcune logiche di mercato!

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Marketing a basso costo? 10 modi per farlo.

È una situazione comune a molte aziende magari di piccole dimensioni e certamente una condizione di partenza per molte start-up: non ci sono i soldi per fare marketing. Come fare allora? Lo spiega su Entrepreneur, Neil Patel consulente di marketing per multinazionali come Amazon e HP.

Poche semplici strategie che però possono davvero fare la differenza con un investimento minimo di risorse. 

1. Parti da un blog. Un blog che funziona è un ottimo strumento! Certo richiede tempo e cura ma può essere sfruttato in molti modi per parlare anche indirettamente dei propri prodotti o servizi.

2. Fatti ospitare. Scrivere bene è un’ottima cosa. Potrebbe essere che il tuo articolo venga ospitato in un luogo dove il traffico è molto alto dandoti immediatamente dei risultati sorprendenti. Potremmo chiamarli contenuti “kiiler”: studiali, leggili e allenati a produrli.

3. Commenta sempre. Individua cinque blog nella tua nicchia di mercato con i quali interagire spesso in modo che con il tempo gli utenti imparino a riconoscerti e a risalire al tuo sito e alla tua attività. Mi raccomando però, attenzione: i commenti devono sempre essere di qualità. Proteggi la tua reputazione.

4. Fatti furbo! Acquisisci contenuti dai tuoi fan. Motiva chi ti segue o i tuoi clienti a raccontare la loro storia: così puoi creare nuovi contenuti e i fan saranno più invogliati a condividerli.

5. Crea un gruppo su LinkedIn. Molti usano LinkedIn in modo passivo, inseriscono il loro cv e non fanno molto altro. Crea gruppi e interagisci con loro, posta contenuti e rispondi. Risultato? La possibilità di relazionarsi con migliaia di persone a costo zero.

6. Twitta (ma concentrati su una nicchia) e segui dieci influencer della tua nicchia di mercato. Retwitta i loro tweet e menzionali nei tuoi: è il modo più veloce per costruire una tua community.

7. Crea una presenza su Google: è il posto migliore per mettere il tuo brand in alto sul motore di ricerca ed essere trovato con facilità dai tuoi utenti/clienti.

8. Organizza webinar gratuiti. Questo è una modalità comoda e veloce per presentare il tuo brand a un pubblico più vasto. Usa un argomento accattivante per attrarre interesse!

9. Utilizza sempre la cross-promotion. Un esempio concreto: se offri consulenza online per imprenditori, puoi consigliarli un programmatore per il tuo sito. Il programmatore diventa il tuo cross promoting partner. Lui a sua volta promuoverà i tuoi servizi ai suoi clienti.

10. Fai network. Importantissimo. Partecipa agli eventi nella tua città, incontra persone, stringi relazioni, organizza piccoli eventi. Pensaci: ogni persona potrebbe rappresentare un’opportunità di marketing.

Fare marketing a basso costo si può. Basta organizzarsi e trovare ogni giorno un po’ di tempo per queste attività!

Festival della Comunicazione Camogli

Festival della Comunicazione, a Camogli la seconda edizione

In Italia di festival incentrati sulla comunicazione ce ne sono pochi, tanto che se ne contano sulle dita di una mano. Uno di questi, che quest’anno giungerà alla seconda edizione, è quello che si terrà dal prossimo 10 settembre, per tre giorni a Camogli, sulla costa ligure.

Il Festival, che nell’edizione passata contò più di ventimila presenze tra pubblico e relatori, è ideato e diretto da Rosangela Bonsignorio e Danco Singer, promosso dalla Regione Liguria e dal Comune di Camogli. Quest’anno il tema principale, dal titolo “Uno sguardo a 360 gradi sull’evoluzione del linguaggio” sarà il linguaggio e le sue varie evoluzioni in un mondo sempre più connesso e 2.0.

Nell’edizione 2015 ben 120 ospiti presenzieranno alle numerose tavole rotonde, laboratori, mostre, escursioni in loco, spettacoli e conferenze organizzate. Gli interventi che verranno proposti sono divisi in 4 categorie: il linguaggio delle imprese; il linguaggio scientifico; il linguaggio della cultura digitale; il linguaggio delle arti.

Festival della Comunicazione Camogli

Si tratta di una grande discussione, con la presenza di esperti del settore e accademici su tutto ciò che riguarda il campo della comunicazione, come i vari cambiamenti nella comunicazione istituzionale ma anche in quella “creativa”: si va dal linguaggio politico ai fumetti, dalla menzogna alla letteratura. In special modo verranno accesi i riflettori sull’utilizzo dei social network come nuovo e innovativo mezzo di comunicazione, sempre più rilevanti nella comunicazione moderna.

Tra gli ospiti del Festival della Comunicazione, citiamo il noto linguista italiano, Tullio de Mauro, i blogger Anna Venere e Silvio Gulizia, lo youtuber Daniele Doesn’t Matter, il giornalista Aldo Grasso, lo scrittore e giornalista Corrado Augias, il direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia, Roberto Cingolani e infine il divulgatore scientifico Piero Angela. A chiudere il ciclo di interventi sarà Umberto Eco con la sua lectio magistralis “Tu, Lei, la memoria e l’insulto”.

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Biglietto da visita? Strumento intramontabile.

Sobrio, elegante, serio, spiritoso, essenziale. In un momento di esplosione del virtuale il biglietto da visita sembra un elemento antico, quasi d’altri tempi, anche perché ormai molti incontri professionali avvengono on line. Eppure, a ben guardare, questo strumento preziosissimo in realtà ha ancora una sua potenza nel mondo del business  soprattutto per la sua concretezzatangibilità. Un biglietto da visita infatti viene scambiato, ceduto, prestato, passa di mano in mano, viene inserito nel portafogli o nell’agenda o in tasca: è un oggetto destinato a rimanere ed ha ancora una grande importanza per la maggior parte dei freelance, degli imprenditori e dei dipendenti di piccole e grandi aziende.

Inoltre il biglietto da visita diventa quasi essenziale in alcune fasi come quella di start-up caratterizzato solitamente da un gran numero di incontri e presentazioni commerciali. Ma non è solo un fatto pratico, il biglietto da visita da sempre si accompagna anche ad un’idea di professionalità e di serietà e rappresenta senz’altro nell’immaginario collettivo un modo di presentarsi autorevole e credibile.

Due le caratteristiche fondamentali che deve avere: la leggibilità, i dati devono essere scritti in modo chiaro, e la completezza, deve infatti contenere tutte le informazioni importanti dell’azienda. I dati fondamentali sono ovviamente il nome, la professione, l’azienda e i contatti, tutti quelli disponibili; si può pensare poi di inserire qualche riferimento virtuale come il sito o la pagina Facebook.

In ogni caso è necessario affidarsi ad un grafico o ad un art director per questo tipo di lavoro dove, è chiaro, il dettaglio fa la differenza. Un professionista infatti potrà portare avanti anche un studio di immagine e potrà trovare soluzioni ad hoc a seconda delle esigenze di ciascuna azienda. La comunicazione può variare moltissimo a seconda delle scelte che vengono fatte: quadrato? rettangolare? tondo? bianco e nero oppure coloratissimo? Inutile dire che anche la carta o altri materiali aprono ad una serie di possibilità incredibili.

Solitamente le scelte sono dettate dal contesto ovvero dalla categoria nella quale si opera: il biglietto da visita di un avvocato non sarà uguale a quello di un architetto ad esempio anche se in diversi casi si può decidere per un “mood” particolare che esce dallo stile classico.

Insomma il biglietto da visita può rappresentare un esempio efficace di come la creatività possa essere messa a servizio del business.

Volete vedere qualche esempio di biglietto da visita creativo o addirittura geniale con cui presentarsi in modo innovativo, ironico e intelligente dicendo già moltissimo di se stessi? Date un’occhiata qui

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Tutta questione di pack.

Ci si interroga spesso su quale sia il canale più potente ed efficace per veicolare la comunicazione di un prodotto. Come sappiamo le possibilità sono tante: dai mezzi più tradizionali – come lo spot tv o la radio – fino all’utilizzo di tutte gli strumenti messi in campo dal web passando per l’organizzazione di eventi ad hoc e le sperimentazioni ambient marketing.

C’è però uno strumento forse più potente degli altri, un mezzo su cui si sono concentrati moltissimi studi che hanno coinvolto anche diverse discipline come la psicologia, l’antropologia o la sociologia: il packaging. Sicuramente ci sono molte confezioni che ci hanno colpito, che ci sono rimaste nel cuore o che addirittura abbiamo conservato, pack originali che ci hanno fatto vivere un oggetto come una piccola sorpresa o un prezioso modello di design riportando alla memoria sentimenti, emozioni, ricordi.

Diciamocelo quindi: anche la persona più attenta alle qualità intrinseche di un prodotto non potrà mai negare di aver subito almeno una volta nella vita il fascino di una confezione. In effetti, a ben guardare, la questione è ben più complessa: alcuni pack infatti sono il frutto di uno studio attento e sofisticato volto a portare – grazie a determinate qualità cromatiche, visive o tattili – il consumatore direttamente all’acquisto.

Un esempio su tutti? Se un consumatore deve scegliere tra un prodotto di alta qualità contenuto in un pack poco accattivante e un prodotto di scarsa qualità sigillato in una confezione colorata, creativa e gradevole ai sensi è molto più probabile che scelga per quest’ultima.

Ma la vera domanda che si fanno le aziende oggi è: un packaging creativo e innovativo può davvero aumentare le vendite? La risposta è senz’altro sì, e lo sa soprattutto il mercato dell’alta fascia, basti pensare agli “scrigni” nei quali vengono presentati i profumi. Il mercato del lusso infatti è quello che investe maggiormente in questo strumento che è in grado di sintetizzare i valori e l’intero mood di un brand in modo da renderlo assolutamente inconfondibile.

Ma un packaging vincente può essere tale anche per la sua carica ironica o perché trova un modo originale di giocare con differenti materiali.Resta comunque il fatto che è senz’altro questo l’elemento di comunicazione più concreto sul quale può giocare il prodotto e che può spingere in un tempo brevissimo un compratore su un prodotto piuttosto che su un altro.

Provate a pensarci. Sicuramente ve lo ricorderete, qual è il packaging che vi è rimasto più impresso nella memoria? Che vi ha sedotto? Che vi ha fatto sorridere?

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P.A.: sfide evolutive per rincorrere i cittadini

In un tempo dove ognuno di noi ha uno smartphone, un tablet o un computer in un tempo dove le informazioni ormai vengono cercate sempre più online attraverso questi dispositivi, le Pubbliche Amministrazioni non possono rimanere a guardare, rischiando così di essere travolte e calpestate da questa incessante e ineluttabile evoluzione del cittadino – che ormai potremmo definire cittadino 2.0.

Da qui l’esigenza di rinnovare completamente il modo di fare comunicazione delle P.A. Proprio questo infatti è stato il leitmotiv della conferenza organizzata dal Ministero dell’Interno tenutasi lo scorso 11 maggio a Palazzo Rospigliosi a Roma (sul colle del Quirinale), chiamata “Comunicare con il cittadino digitale”. Il convegno ha avuto come punto di discussione principale quello di migliorare il rapporto tra le Pubbliche Amministrazioni e i cittadini, e ha visto la partecipazione di numerosi  esponenti delle aree più “innovative” delle P.A., come ad esempio responsabili della comunicazione, dei servizi IT, dell’innovazione, e delle relazioni con i cittadini. Presente anche Antonio Abruzzese,  direttore della Polizia Postale e delle comunicazioni (questo fa intendere quanto stia diventando importante il settore dell’IT e dell’informatica nelle Pubbliche Amministrazioni).

pubbliche amministrazioni

I cittadini sempre più spesso richiedono servizi che si adattino alle loro esigenze (parliamo di personalizzazione) ma soprattutto al loro modo di vivere, profondamente diverso da quello a cui le P.A. hanno sempre fatto riferimento. Infatti ciò che è cambiata è stata proprio la comunicazione in sé ma anche i mezzi con i quali viene diffusa. Oggigiorno, per ricercare un orario, per chiamare un ufficio o per trovare una struttura  si cerca il sito istituzionale e si fa un “tap”. Insomma, non siamo più nei tempi delle telefonate infinite e dei tomi con elenchi di aziende, dunque serve un cambiamento all’interno delle P.A.

Ciò che è emerso dal convegno è che le Pubbliche Amministrazioni non devono solamente adattarsi  al cittadino e all’era informatica, perché questo cambierebbe soltanto l’approccio finale e non tutto il processo – quindi porterebbe frammentazione e inutili conversioni dei servizi. No, qui si parla di re-inventarsi, di ri-crearsi fino in fondo, perché la comunicazione deve nascere 2.0 e deve evolversi. Deve nascere sui computer e gli smartphone per finire sugli smartphone. Le P.A. devono comprendere e quindi governare questo cambiamento, cambiamento sia interno che esterno: l’ambiente stesso delle P.A. dovrà rispecchiare fedelmente quello dei cittadini, in modo da fornire una continuità dei servizi. Non è un cambio di processo ma di mentalità, quasi un adattamento biologico, un darwinismo comunicativo.