Caso Enel: quando l’hashtag ti si ritorce contro

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on LinkedInShare on Google+Email this to someone

Forse nei giorni scorsi vi è capitato di incrociare l’hashtag #guerrieri e di vedere lo spot Enel in televisione. Si tratta dell’ultima campagna marketing realizzata dall’azienda inglese Saatchi & Saatchi, che ha creato una piattaforma di storytelling dove chi si sente “guerriero” può, appunto, raccontare e condividere la propria storia.

Ma chi sono i #guerrieri, secondo Enel? Tutti coloro che lavorano e studiano duramente per costruirsi il proprio futuro. Sul sito di sharing dell’azienda, si legge la tagline “Qualunque sia la tua battaglia, hai tutta l’energia per vincerla. Anche la nostra”. Con questa frase si è cercato di spronare la gente a condividere le proprie storie per qualificarsi tra i 100 utenti con più seguaci per poi partecipare all’estrazione di 5 biciclette elettriche.

Di per sé il concept non è male: dare visibilità a chi, ogni giorno, fa la sua parte, affrontando coraggiosamente tutti gli ostacoli che la vita gli pone davanti, che si tratti di un operaio, di una mamma, di uno studente o di un impiegato. Peccato però che la campagna si sia ritorta contro Enel, divenuta bersaglio di un massiccio attacco partito proprio sulla piattaforma social dell’uccellino che l’azienda voleva coinvolgere.

Con l’hashtag #guerrieri, infatti, moltissimi utenti hanno colto l’occasione per far valere le proprie ragioni contro l’azienda, accusandola di populismo e “pubblicizzando” tutti gli avvenimenti non proprio lusinghieri che riguardano l’Enel in diversi luoghi del mondo. È importante ricordare come l’azienda abbia comprato il TT (top trend) e che questa azione le si sia rivolta contro, dando moltissima visibilità a chi criticava piuttosto che a chi raccontava.

La figura dei #guerrieri rilanciata dal popolo del web è quella di chi “ogni giorno, nei territori, si batte contro le centrali a carbone di Enel” o di coloro che “devono pagare la bolletta più cara d’Europa e sono in cassa integrazione”.

Ma non finisce qui! Negli ultimi giorni c’è un’altra campagna che si è diffusa in maniera virale. O sarebbe meglio chiamarla “contro-campagna”. Il gruppo creativo BluMagenta ha avviato l’hashtag #coglioni per sponsorizzare una fantomatica azienda, tale “nelQ”. Il fine è ribattere a Enel e dare voce alle persone che sono, parole testuali, “stanche di essere presi per il Q”.

La didascalia delle immagini, del resto, è molto più eloquente di qualsiasi descrizione: “Siamo Guerrieri o Coglioni?Abbiamo le tasse più alte del pianeta, un debito pubblico superiore a duemila miliardi, la disoccupazione giovanile al 40%. Il sistema sanitario nazionale è al collasso. Siamo tra i paesi Europei che investono meno in istruzione e cultura, quello con la più bassa percentuale di diplomati e laureati ma con la spesa pubblica costantemente in crescita. Facciamo trecento miliardi di evasione fiscale all’anno. Siamo uno dei paesi più corrotti al mondo. P.S. L’energia italiana è la più cara d’Europa. Chiunque tu sia, hai da sputare sangue. Anche per colpa nostra.”

Di seguito, il promo televisivo Enel.

C’è una cosa che i grandi brand pare non abbiano ancora capito: il marketing sui social è un’arma a doppio taglio perché dà voce sia agli amici, sia ai nemici. La cura della campagna dovrebbe essere al limite del maniacale per evitare ogni possibile appiglio ai detrattori che, probabilmente, diranno comunque qualcosa e, si sa, le brutte parole viaggiano molto più velocemente dei complimenti.

La cosa fa sicuramente sorridere e riflettere, soprattutto in un momento delicato come quello attuale, segnato da una crisi persistente e un disagio diffuso.
Voi cosa ne pensate? Vi sentite più #guerrieri come Enel sostiene, o più #coglioni?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *