Author Archives: Michele

I brand che valgono di più al mondo

Come ogni anno arriva la classifica globale dei cento marchi most valuable, ovvero con più valore, della Millward Brown Optimor.

Nel panorama mondiale, quali sono i brand che valgono più soldi?

In vetta rimane stabile Apple, con un valore stimato a 185,07 miliardi di dollari. La mela ormai ha da tempo conquistato i mercati tecnologici grazie ai suoi prodotti di classe superiore, ed anche a quasi due anni dalla morte del guru Steve Jobs continua a riscuotere sempre più successo.

Al secondo posto in rimonta troviamo Google con 113,66 miliardi di dollari, al terzo in discesa IBM con 112,53 miliardi, al quarto McDonald’s, 90.25 miliardi, Coca-Cola al quinto posto con 78,41 miliardi. Seguono nella seconda parte della Top 10 AT&T, brand di telefonia americano, Microsoft, Marlboro, Visa e al numero 10 China Mobile.

Per i marchi italiani bisogna necessariamente andare a cercare tra i brand di lusso, come Gucci, che si attesta al 68° posto della top 100. Prada ottiene il 95° posto, aumentando il suo valore complessivo del 63% dallo scorso anno, un dato molto significativo.

A proposito del primo classificato, il managing director della Millward Brown Optimor Nick Cooper dichiara  che “nonostante il mercato degli smartphone sia un mercato più competitivo, la capacità di Apple di mantenere la prima posizione è la dimostrazione di come il valore di un brand forte influisca sul business. La gente ama il brand a prescindere dal valore del suo titolo in borsa”.

Caccia al biglietto!

Domani si disputa a Londra la finale di UEFA Champions League 2013. L’evento di portata internazionale è già sold-out da tempo. Come procurarsi allora gli ultimi biglietti rimasti in circolazione a pochi giorni dalla partita?

Ci ha pensato Heineken, sponsor ufficiale della kermesse sportiva, che ha deciso di regalare tra Roma e Milano 20 biglietti per la serata più importante del calcio europeo. Non in modo del tutto convenzionale però.

E’ stato chiamato The Seat l’evento che ha dato la possibilità ai partecipanti, reclutati all’interno delle Università delle due città, di aggiudicarsi la finale. Ideato e realizzato da Publicis, si tratta di una sorta di  caccia al tesoro:  dei sedili rossi (esattamente come quelli dello stadio di Wembley, dove si disputerà la finale) sono stati nascosti nei posti più disparati lungo le vie di Roma e Milano. Sotto ognuno di loro si nascondeva un biglietto.

Le sedute da stadio dovevano essere trovate dai concorrenti in un’ora di tempo. Compito realmente arduo visti i luoghi dove erano stati posizionati!

Verificate voi stessi dando un’occhiata al video dell’evento.

Solo uno dei concorrenti è riuscito a completare la caccia alla seduta e ad assicurarsi la presenza a Londra domani sera.

Voi avreste partecipato?

 

Chi conosce Reddit?

Quanti di voi sanno cos’è Reddit?

Si tratta di uno degli ultimi fenomeni della rete: the frontpage of the Internet. Così recita lo slogan del sito di social news più famoso del momento.

I siti di social news consentono agli utenti di inviare storie, articoli e link a video o a immagini. Queste poi saranno votate dalla community che, in base alla rilevanza e alla popolarità dell’argomento, si esprimerà a favore o contro. Più voti positivi otterrà un post, più in alto arriverà nell’homepage. Questi siti sono usati principalmente per veicolare innumerevoli tipi di informazioni come news, humor, azioni di supporto verso qualche causa, discussione su vari temi sociali, ecc.

Divenuti famosi dopo il lancio di Digg, i servizi di social news si sono migliorati, combinando l’uno le caratteristiche dell’altro. Ne sono stati creati molti nel tempo, ma il più grande e movimentato, al momento, è Reddit.

Il sito è una collezione di contenuti, inviati dagli utenti registrati, una sorta di bacheca aggiornata in tempo reale dove i link vengono votati dalla community, grazie a delle freccie verso l’alto o verso il basso, consentendo agli utenti di far salire o scendere, secondo la loro rilevanza, i link sull’homepage.

I link sono organizzati in aree di interesse chiamate subreddits. Se ne contano fino a 67mila.

Ma i servizi offerti da Reddit non si limitano al fornire la frontpage: ci sono funzionalità come Reddit IAmA, acronimo di I Ask me Anything (chiedimi qualunque cosa), grazie alle quali gli utenti possono postare domande di ogni tipo su ogni argomento. Questo servizio è stato usato anche da attori, musicisti, artisti in genere come tramite per rispondere a domande formulate dai loro fan o semplici curiosi.

Parlando di numeri, i dati sono da capogiro: 4,4 miliardi di pagine visualizzate al mese, 62,3 milioni di visitatori unici al mese, 17 milioni di voti al giorno, la percentuale degli utenti che ritornano sul sito più volte al giorno è dell’88%. Insomma, sembrerebbe una vera miniera d’oro per chi cerca di dare visibilità al suo brand in rete.

Il social news però attira un pubblico notoriamente volubile e che reagisce negativamente alla pubblicità online. Reddit infatti propone link sponsorizzati come primo post dell’homepage e degli altri subreddit. Solo due spazi all’interno di ogni pagina.

Resta comunque il problema che la maggior parte delle imprese ancora non ha capito il vero potenziale che si nasconde dietro al sito e non sono ancora chiare le modalità con le quali dovrebbe venir svolta in maniera ottimale una campagna su Reddit. Solo Autodesk, University of Texas e Coastal hanno deciso di gestire una campagna pubblicitaria sul sito di social news, e come brand tecnologici hanno avuto un buon successo.

Starebbe anche al sito stesso il compito di espandere la sua monetarizzazione, ma probabilmente questo va contro l’etica stessa dell’impresa, ponendo l’intrattenimento e la sovranità della comunità su tutto il resto. Non resta che aspettare e vedere se la policy del sito cambierà e i osservare come i brand cominceranno a muoversi.

Vi segnaliamo infine OKNOtizie.it clone italiano di Reddit, gestito da Virgilio, dove potete trovare storie e contenuti più vivini a noi.

Pronti per una capatina su Reddit?

I micrometraggi al Tribeca Film Festival

Vine, l’app che ha consacrato i microvideo come linguaggio, dopo nemmeno un anno dal suo lancio ufficiale, è sbarcata a Manhattan al Tribeca Film Festival.

Il famosissimo festival di cinema indipendente, che si svolge ogni anno nel quartiere di Lower Manhattan, è sempre stato all’erta per quanto riguarda le evoluzioni tecnologiche, soprattutto quando possono rendere possibili nuove forme d’espressione artistica.

Essendo la mission del festival quella di fornire agli artisti piattaforme uniche per ampliare l’audience delle loro opere ed espanderne i canali d’accesso, permettendo ai consumatori di sperimentare il cinema indipendente, quale piattaforma migliore di quella che spopola sulla rete?

Senza perdere tempo allora è stato deciso di inserire una nuova categoria all’interno del concorso: #6secsfilms. Una categoria dedicata interamente alle opere di narrazione in formato microvideo. Dato il contesto social di Vine, quale metodo migliore di far iscrivere i micro-registi tramite Twitter, postando la propria opera accompagnata dall’hashtag #6secsfilms?

La categoria dei micrometraggi è stata suddivisa in quattro sottocategorie: #Genre (i Vine con esplicito riferimento a determinati generi cinematografici come western, horror, comedy), #Auteur (i Vine d’autore), #Animate (i Vine realizzati con la tecnica del stop-motion) e #Series (le storie raccontate attraverso 3 microepisodi). Ogni vincitore di ogni categoria ha vinto 600 dollari, 100 per ogni secondo di clip.

“Sei secondi sono un sacco di tempo. Puoi raccontare un’intera storia in sei secondi” questo dice Robert De Niro, uno tra i fondatori del festival, palesando il potenziale narrativo dietro a questa semplice applicazione per smartphone, che già aveva dimostrato il suo valore diventando in poco tempo lo strumento di condivisione sociale e produzione video più diffuso in rete.

Questo il Vine vincitore della sottocategoria #Genre. Sul sito ufficiale del festival sono disponibili tutti i 40 Vine finalisti.

Caro vecchio sondaggio

Spesso chi si occupa di email marketing non riesce ad ottenere quello che cerca. Oltre ad essere ossessionati dal clickthrough rate, può capitare che, se non si riconoscono risultati soddisfacenti, si perda fiducia nel proprio lavoro e motivazione nel farlo. Se nessuno apre le email che invio vuol dire che non creo contenuti interessanti? Creo contenuti che non sono rilevanti per il mio target?

Il ctr diventa il metro del successo dell’inbound marketer. Per aumentarlo ormai esistono innumerevoli guide sul web (e anche precedentemente su questo blog), ma un espediente apparentemente banale e che non si vede spesso può venire in aiuto. Sembrerebbe la cosa più ovvia, allora perché non farlo: se si vuole sapere perché i destinatari della nostra newsletter non la cliccano, perché non chiederglielo direttamente?

Una delle tecniche cadute più in disuso è quella del sondaggio. Ma è anche una delle pratiche migliori per capire qualcosa in più dei clienti, cosa cercano, informazioni sul loro comportamento all’acquisto o sulla loro soglia di attenzione.

Se un sondaggio via email viene condotto in modo efficace, può portare risultati inaspettati, che di sicuro razionalizzeranno le paure dell’operatore riguardo i contenuti da lui creati.

Come destreggiarsi con la creazione di una mail di sondaggio che punti ad ottenere il massimo del tasso di risposta degli iscritti alla newsletter?

L’email deve essere senza attrito, ovvero chi legge non deve trovare ostacoli nel capire cosa gli stiamo chiedendo di fare (lasciare un feedback).Il corpo dell’email deve essere il più possibile concentrato e arrivare dritto al punto, senza troppi giri di parole.

Siccome si punta a conquistare il tempo di chi legge in modo che costui possa usarlo per dare informazioni che servono a chi scrive, importante è minimizzare l’ammontare di tempo che il cliente dovrà dedicare al sondaggio. Le domande allora devono essere al massimo due.

La scelta e il modo di porre la domanda sono altrettanto importanti. Un buon consiglio è quello di formulare la domanda “attorno” ai clienti, per loro. Porre la domanda in modo che sia evidente che la partecipazione e le risposte al sondaggio beneficeranno il cliente per primo, assicurandogli un servizio che incontra al meglio le sue esigenze.

Per esempio un’espressione come “Miriamo a creare contenuti che siano rilevanti e utili per Lei. Impiegherebbe un minuto del suo tempo per farci capire cosa Le piace, cosicchè da poterci concentrare sugli argomenti che Le stanno più a cuore?” sortirà un maggiore effetto di un semplice “Per cortesia, si sottoponga al nostro questionario, così che possiamo capire cosa Le può interessare di più dei nostri servizi”.

Rendere esplicito che la partecipazione sarà vantaggiosa per loro in primis farà si che il messaggio sia convogliato in maniera migliore e quindi risulterà più incisivo.

Nel fornire le alternative di risposta alla domanda del sondaggio c’è qualche piccolo accorgimento da seguire. Non usare risposte dominanti (quelle che fanno propendere i lettori per una risposta piuttosto che le altre) e usare un range abbastanza ampio di opzioni di risposta in modo da soddisfare il maggior numero di appetiti.

I risultati acquisiti col sondaggio saranno utili per i vostri movimenti futuri. A parte rispondere al quesito che vi stava a cuore (nello specifico perché la newsletter non veniva aperta), i dati raccolti saranno utili per identificare i miglioramenti che si possono apportare alla newsletter per aumentare il clickthrough rate e rendere le vostre email di marketing più amabili, oltre ad aiutarvi a capire meglio i vostri contatti e le loro abitudini di consumo dei contenuti.

 

Liberamente ispirato a: blog.hubspot.com/simple-survey-feedback-emails

 

A otto anni è già una superstar

Chissà se nel gennaio del 2005, quando finiva la messa a punto della prima versione di YouTube, i suoi creatori immaginavano come sarebbe stata la situazione otto anni dopo.

Ora ci siamo, nel 2013 YouTube compie 8 anni, e ne sembrano passati di più.

La nascita ufficiale coincide con l’upload del primo video in assoluto, il 23 Aprile 2005: una clip di venti secondi che ritrae uno dei fondatori alle prese con gli elefanti dello zoo di San Diego.

Tutto è partito da lì. YouTube, il servizio della rete che insieme a blog e social network ha saputo sfruttare in modo eccellente le potenzialità offerte da una rete di computer, che ha cambiato radicalmente il nostro rapporto con la tv, e con gli altri medium visivi compreso il cinema, è stato regalato al mondo ufficialmente nel novembre 2005.

Già durante il primo anno di attività sul sito erano stati caricati circa 65mila nuovi filmati ogni giorno. Il boom è così rumoroso che appena nel 2006, Google Inc. acquista il sito di streaming video per la modica cifra di 1.65 miliardi di dollari. I fondatori Chad Hurley, Steve Chen e  Jawed Karim (quello che appare nel video), ex dipendenti di PayPal, devono essere stati abbastanza contenti.

Sotto il dominio di Google, Youtube ha conosciuto una crescita inarrestabile. Ai dati del 2013, ogni mese YouTube viene visitato da un miliardo di utenti unici e vengono guardate oltre 4 miliardi di ore di video, ogni minuto vengono caricate 72 ore di filmati e ad oggi il sito è localizzzato in 53 paesi e tradotto in 61 lingue.

Con un occhio sempre al futuro, investe nel traffico mobile, che dal 2011 si è triplicato, attestandosi al 25% del traffico totale del sito.

Non possiamo che augurare buon compleanno a questo fantastico servizio, che ha cambiato il quotidiano di milioni di persone.

Twitter nuovo strumento di recruitment

Continuano ad evolvere i modi di farsi assumere o farsi notare dalle aziende nel 2013.

Stanchi di siti di reclutamento tradizionali e inondati da cv non pertinenti, alcuni reclutatori si rivolgono ai social network per pubblicare le loro offerte di lavoro, a caccia di candidati adeguati.

Fin qui nulla di nuovo, dato che conosciamo tutti il social network professionale per eccellenza, LinkedIn.

La novità arriva da alcuni reparti risorse umane, dove, secondo il Wall Street Journal, alcuni selezionatori sostengono che Twitter ha trasformato la ricerca e l’assunzione, aiutando a identificare quei candidati che non sarebbero stati  trovati altrimenti.

Alcune imprese americane sono già rodate nel processo di recruitment via Twitter, come la Enterasys di Boston: per un posto nel settore del social media marketing dell’azienda, quale miglior veicolo degli stessi social media per trovare un candidato adeguato e brillante? Tra l’altro, dopo la prima esperienza, il direttore marketing dell’impresa, Vala Afshar, si è convinto che non farà più uso dei processi tradizionali, sostenendo che “il web è il vostro CV, i social media le vostre referenze”.

Le posizioni sul CV di 140 caratteri sono però contrastanti e le regole di reclutamento su Twitter non sono ancora chiare: chi cerca lavoro deve postare solo argomenti professionali o anche gli aggiornamenti personali possono dare dei vantaggi? I selezionatori possono intervenireall’interno dei dialoghi su Twitter dei candidati? E, soprattutto, come si scrive un CV di 140 caratteri?

Anche per questo, al quartier generale Twitter a San Francisco si sono adoperati a organizzare una twitterchat sull’argomento, ricevendo diverse centinaia di tweet in risposta alle domande che venivano poste. La risposta più condivisa è quella secondo cui Twitter e altri social media siano strumenti ormai essenziali per stabilire connessioni e farci notare da chi ci interessa, o per lo meno sono i canali più veloci e di impatto. Il carattere pubblico di Twitter consente di sviluppare un certo rapporto con i reclutatori e con le aziende a cui altrimenti non avremmo accesso.

Jocelyn Lai, alle risorse umane per la GSD&M, società americana, sostiene di usare regolarmente Twitter per farsi un’idea del candidato: guardando come interagisce con le persone, capendo in quale posizione si trovano, a quale tipo di personalità sono più affini, se abbiano o no senso dell’umorismo.

I sondaggi mostrano che i selezionatori prospettano di usare maggiormente la piattaforma di Twitter in futuro per le loro esigenze di ricerca di candidati rilevanti, soprattutto in nicchie del mercato del lavoro come quelle di media e tecnologia, settori nei quali la reputazione su Twitter ha molto valore.

Avete già aperto un account?

 

Sfondare nel mercato del lavoro grazie al personal branding

Nasce come materiale per un corso indirizzato agli studenti dell’Istituto Europeo di Design, si sviluppa come progetto più ampio e viene condiviso grazie al senso civico degli autori, per i quali  “la situazione lavorativa è complessa e contribuire a renderla più fluida è dovere di ogni buon cittadino”.

Personal Jobbing è un ebook che si può scaricare gratuitamente da alessandrorimassa.com, in cambio di un tweet.

Ma cosa si intende per personal jobbing?

Sviluppare il proprio personal brand, il brand di sé stessi, è indispensabile per risultare appetibili all’interno del mercato del lavoro. Per riuscirci serve prima mettere a fuoco i propri obiettivi e poi imparare a raccontarli in maniera convincente e originale.

Un personal branding efficace comprende la capacità di muoversi per obiettivi, riuscire a sviluppare il proprio io professionale, comunicarsi agli altri in maniera efficace. Perché, secondo gli autori Alessandro Rimassa e Mario Pellizzari, il posto fisso è morto, il lavoro non è più uno solo, ma un percorso di continua ricerca, in continuo cambiamento.

Lo spirito imprenditoriale sembra fondamentale per farcela con queste premesse, e le varie startup innovative e di successo hanno già dimostrato che, lavorando su questo aspetto, anche in tempo di crisi, ce la si può fare. Con le stesse parole dell’autore “c’è un paese che si muove e, al lavoro che manca, risponde con chi il lavoro lo crea”.

Ricordiamo che l’ebook è scaricabile gratuitamente, solo in cambio di un tweet affinchè si viralizzi il messaggio.

La cultura del fare deve essere anteposta a paura e polemica.