Author Archives: Andrea Marson

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Snapchat per le aziende: un canale in ascesa

Se pensavi che gli unici social network utili per fare una campagna B2B di successo fossero i classici Facebook, Twitter e LinkedIn, dovrai ricrederti. L’ultimo strumento di tendenza che sta spopolando tra i giovani è Snapchat, il social che ti permette di creare e condividere foto e brevi filmati che svaniscono dopo pochi minuti (o addirittura secondi).

Andrea Marson
Ha studiato Economia, Commercio Internazionale e Mercati Finanziari presso l’Università degli studi di Trieste.
Appassionato di marketing e comunicazione, segue con curiosità le ultime novità economiche.
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5 modi per perdere clienti con il marketing B2B (e cosa fare per acquisirli subito)

Da quando si è sviluppato il marketing fino ad oggi, si sono perse molte di quelle che sono le regole fondamentali per riuscire ad ottenere la visibilità desiderata e generare lead di buona qualità. Se sei uno di quelli che pensano che i potenziali clienti siano solo numeri da portare a casa per poter dire di aver fatto un buon lavoro, probabilmente ti stai allontanando da quello che è l’obiettivo principale del marketing.

Senza un approccio strategico, rischi di rendere inefficaci gli strumenti del marketing a tua disposizione.

Andrea Marson
Ha studiato Economia, Commercio Internazionale e Mercati Finanziari presso l’Università degli studi di Trieste.
Appassionato di marketing e comunicazione, segue con curiosità le ultime novità economiche.
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4 falsi miti sul marketing che devi abbandonare subito

Chiunque abbia a che fare con il marketing sa bene di cosa stiamo parlando. Quante volte hai sentito dire che per fare del buon marketing non serve spendere un euro? O che solo le grandi imprese possono trarne dei vantaggi?

Andrea Marson
Ha studiato Economia, Commercio Internazionale e Mercati Finanziari presso l’Università degli studi di Trieste.
Appassionato di marketing e comunicazione, segue con curiosità le ultime novità economiche.
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7 utenti su 10 reputano il content marketing decisivo in fase d’acquisto

Nell’ambito del business to business sono molti i vantaggi dell’attività di Content Marketing, dall’aumento della brand awareness al maggiore coinvolgimento del target, fino ad arrivare alla generazione di nuovi clienti (lead).

Andrea Marson
Ha studiato Economia, Commercio Internazionale e Mercati Finanziari presso l’Università degli studi di Trieste.
Appassionato di marketing e comunicazione, segue con curiosità le ultime novità economiche.
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Perché il customer success è l’investimento chiave per le future startup B2B

Che cosa si intende quando si parla di customer success? È un termine che forse non tutti conoscono ma che risulta estremamente importante quando si vuole costruire una solida strategia aziendale. Identifica il raggiungimento dei risultati desiderati da parte dei tuoi clienti attraverso le interazioni con la tua azienda. Per raggiungere tale obiettivo è necessaria una figura “sales” con il compito di seguire passo dopo passo il cliente nell’introduzione in azienda, facendogli scoprire le potenzialità del proprio investimento in linea con gli obiettivi del cliente stesso. Si tratta  del Customer Success Manager che ha lo scopo di massimizzare il ROI (Return On Investment) del lead.

Se sei un brand B2B che vende per aziende del mercato medio, non sottovalutare i benefici di un’iniziativa di CS:

  1. Consolida il circuito di feedback tra azienda e cliente

Il CS guida l’adattamento del prodotto attraverso uno studio delle caratteristiche del cliente fornite dalle interconnessioni con la tua azienda. Soprattutto se sei una Startup (ovvero se hai appena iniziato il tuo business) il CS team ti può servire per comprendere gli interessi dei lead monitorando le loro necessità, studiando i casi particolari in modo tale da pianificare la tua futura rete di interazioni.

  1. Incrementa la velocità di vendita

Una delle principali regole da tenere a mente quando si parla di customer success è quella di raccogliere le storie di successo dei tuoi clienti.

Attraverso il racconto, il lettore assorbe meglio le informazioni e risulta essere determinante quando si vuole chiudere una vendita.

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  1. Massimizzare la Customer Retention

Per riuscirci il CS deve capire velocemente cosa funziona e cosa non funziona per i consumatori. Giorno dopo giorno, deve raccogliere informazioni utili dalle condivisioni e dai commenti sulla tua azienda per organizzare un processo di vendite sempre migliore.

Sviluppare la propria rete di clienti porta a maggiori opportunità di feedback, dandoti visibilità attraverso i commenti posativi e le success stories dei tuoi nuovi lead.

Se sei interessato a capire meglio il customer success e come svilupparne uno efficace, non ti resta che contattarci!

Andrea Marson
Ha studiato Economia, Commercio Internazionale e Mercati Finanziari presso l’Università degli studi di Trieste.
Appassionato di marketing e comunicazione, segue con curiosità le ultime novità economiche.
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Neuromarketing: una realtà in evoluzione

Le recenti scoperte scientifiche e neurologiche fatte sul funzionamento del cervello umano permettono di indagare e comprendere al meglio come funziona il pensiero del consumatore e quali sono le motivazioni che lo spingono a prendere una decisione rispetto ad un’altra. Avendo capito l’importanza che ha la scienza e di come questa disciplina possa risultare utile all’apprendimento del comportamento umano, i marketers si sono fatti furbi e hanno deciso di sfruttarla a loro vantaggio.

Che cos’è il neuromarketing?

È la combinazione tra le ricerche fatte sul comportamento del consumatore e la neuroscienza cognitiva. Si concentra sull’attenzione, sulla memoria e sull’avversione al rischio permettendo di prevedere e quindi anticipare le azioni dei futuri clienti. I risultati delle scoperte risultano essere uno strumento molto importante se si vogliono studiare le scelte delle persone e del perché vengono fatte. In questo modo i marketers potranno creare prodotti e offrire servizi perfettamente in linea con il pensiero del mercato.

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Inizialmente questi studi sono stati usati nel B2C per capire come il cervello reagisse alla vista di determinati packaging e a specifiche campagne comunicative per sviluppare una migliore strategia di vendita del prodotto. Ma i risultati di questi studi possono fornire dati rilevanti anche in settori economici differenti dai beni di consumo di massa. Se si pensa al business to business, sembrerebbe anomalo parlare di neuromarketing. Tuttavia, le imprese B2B possono utilizzare i risultati delle ricerche per migliorare le proprie realtà aziendali al fine di condizionare il comportamento di acquisto dei propri lead.

La neuroscienza applicata al marketing di oggi

J. Scott Amsotrong, docente universitario di marketing presso la “Wharton School” in Pennsylvania e autore del libro “Persuasive advertising”, ha dimostrato come le scienze comportamentali e neuronali siano alquanto rilevanti per riuscire a risolvere i problemi del marketing al giorno d’oggi. Armstrong ha osservato che i marketers hanno la tendenza a seguire i propri istinti e le proprie esperienze personali. Dai propri studi, egli invece gli esorta a capire come le principali evidence-based possono incrementare le abilità degli esperti a sviluppare nuove pubblicità persuasive in grado di attirare e coinvolgere nuovi possibili clienti, in un modo del tutto inedito rispetto al passato.

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Ma non si tratta di futuro, perché alcune aziende hanno già iniziato a sfruttare queste tecniche. Tra i brand pionieri che hanno utilizzato il neuromarketing, ne è un esempio la Microsoft che ha sfruttato i dati forniti dall’EEG (elettroencefalogramma) per capire le interazioni degli utenti con i loro notebook al fine di creare delle strategie di marketing che possano

Capire i lead e cosa vogliono non è semplice ma è determinate se si vuole far crescere la propria attività. La soluzione migliore per apprendere al meglio come applicare i nuovi metodi al tuo programma di marketing è consultare un esperto del settore!

Andrea Marson
Ha studiato Economia, Commercio Internazionale e Mercati Finanziari presso l’Università degli studi di Trieste.
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Twitter: come utilizzarlo al meglio per il tuo business

Al giorno d’oggi è sempre più importante il ruolo che svolgono i social network nel definire in maniera significativa i ruoli della comunicazione aziendale. Se in un primo momento era l’azienda a essere la diretta responsabile della creazione dei contenuti, ora è l’utente stesso a tenere sotto controllo la brand awareness dell’azienda.

Twitter assume in questo scenario un ruolo fondamentale per le imprese che vogliono fare social media marketing in quanto permette la creazione di un legame diretto tra cliente e azienda facendo assumere al pubblico un ruolo attivo nel processo creativo.

A questo punto la vera domanda da porsi è: come riuscire a sfruttarlo al meglio?

  1. Posiziona l’azienda come leader riconosciuta

Attraverso i tweet puoi servirti delle informazioni che puoi trovare online riguardo la tua area di business. Segui i maggiori esperti del tuo settore, guarda ciò che pubblicano; questo ti permette di rimanere al passo e di conoscere quello sta accadendo al di fuori della tua azienda facendoti apparire sempre competente e in linea con le novità.

  1. Impegnati con la tua audience

Una volta compresa la bi-direzionalità comunicativa di Twitter, è possibile interagire tempestivamente con gli utenti che postano un commento positivo o negativo sulla tua azienda. Questo ti dà la possibilità di mostrare il tuo lato umano e di interesse dietro i tweet quindi guadagnare punti per l’autenticità.

  1. Brand e personalità

Nessuno vuole leggere dei tweet rigidi e distaccati. Trova la personalità che si cela dietro il tuo brand e risaltalo. Ciò ti permette di costruire un legame più forte con l’audience.

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  1. Indirizza il traffico verso il tuo contenuto

Se non utilizzi Twitter per indirizzare il traffico verso i tuoi contenuti, rischi di non sfruttare la sua utilità. Utilizza gli hashtag per dare la possibilità ai tuoi utenti di trovare facilmente messaggi e articoli sui temi di loro interesse.

  1. Controlla la concorrenza

I tweet dei tuoi concorrenti sono un lasciapassare all’interno del loro business plan: perché non approfittarne?

  1. L’arte del riassunto

È inutile scrivere articoli che si prolunghino oltre i 140 caratteri che Twitter ti concede in quanto si rischia di risultare eccessivamente discorsivi. Concentrati sui contenuti base del tuo articolo, valorizzali e rendili interessanti all’occhio dell’utente. In questo modo puoi massimizzare le probabilità di retweet.

  1. Menziona i tuoi clienti

Se uno dei tuoi lead o partners pubblica un articolo o parla di qualche evento relativo al tuo business, dagli credito. A tutti piace un po’ di riconoscimento pubblico.

  1. Fuso orario

Può sembrare banale ma non tutti sono connessi nello stesso momento. Questo significa che bisogna redigere una buona pianificazione per poter essere visibili e connessi nelle fasce orarie più rilevanti in tutto il mondo.

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  1. Divertiti

Come puoi dar voce al tuo lavoro se non mostri un po’ di creatività? Non aver paura ad essere un po’ divertente. Prova con un quiz impossibile, una foto accattivante o alcuni giochi divertenti come per esempio decidere di pubblicare periodicamente la foto del customer of the week. L’utilizzo di immagini permette di aumentare i retweet del 150%. Perché non sfruttarle?

Gli strumenti a tua disposizione sono tanti. Questi sono solo alcuni degli aspetti fondamentali per riuscire ad avere un feedback di ritorno grazie a Twitter. Seguendo questi consigli potrai espandere il brand recognition, i tuoi clienti saranno più soddisfatti e gioverà all’immagine della tua azienda.

Se sei interessato a capire come valorizzare la tua realtà aziendale, richiedi una consulenza gratuita ai nostri esperti che ti seguiranno passo dopo passo alla realizzazione del tuo obbiettivo.

Andrea Marson
Ha studiato Economia, Commercio Internazionale e Mercati Finanziari presso l’Università degli studi di Trieste.
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#NotInMyName, risposta social all ISIS

Negli ultimi tempi c’è una parola, un nome, che non possiamo evitare in nessun modo. Tutti i media non fanno altro che parlare delle terribili azioni a cui è associata questa firma: parliamo dell’ISIS, lo Stato Islamico dell’Iraq e della Siria, gruppo jihadista capeggiato da Abu Bakr al-Baghdadi.

È un nome che ormai abbiamo imparato ad associare a fatti e azioni che è impossibile non ricordare con orrore soprattutto a causa delle violente immagini delle decapitazioni degli ostaggi occidentali mandate in onda in modo ripetitivo in tutti i canali di comunicazione in modo piuttosto discutibile.

L’organizzazione terroristica non ha solo l’obiettivo di creare uno stato sunnita unificando i territori del Levante sotto il controllo del califfato, ma vuole purificarlo da tutti gli infedeli: cristiani, yazidi, ma soprattutto musulmani sciiti, il cui numero dei morti continua a crescere.

Nonostante le barbarie in perfetto stile medievale di cui si è macchiato negli ultimi tempi (decapitazioni, crocifissioni ed esecuzioni di massa), il gruppo è decisamente più moderno e rivoluzionario di altri soprattutto per la sua dimestichezza con le nuove tecnologie e l’uso esperto dei canali di comunicazione tra i quali spiccano i social network.

È proprio dal mondo dei social che i musulmani sparsi nel resto del mondo hanno deciso di rispondere all’ISIS, accusandolo di corrompere il nome della loro religione violandone i principi più importanti. Dopo le massive proteste in Germania, dove duemila moschee si sono raccolte in preghiera contro le violenze dello Stato Islamico, la fiaccolata organizzata a Milano dai Giovani musulmani e le varie proteste negli USA, anche la rete è stata invasa dai protestanti.

L’associazione londinese Active Change Foundation ha lanciato l’hashtag #notinmyname che in poco tempo ha invaso Twitter, Instagram e Facebook dando voce a tutti i giovani musulmani che nel mondo hanno voluto dichiarare che l’ISIS in nessun modo rappresenta l’Islam e tanto meno loro.

Il fondatore del movimento, Hanif Qadir, in un’intervista al Mirror ha spiegato che “l’uccisione di una persona innocente non è giustificata in nessuna religione” e che le azioni di questi terroristi non rappresentano quelli che sono gli insegnamenti musulmani di pace, misericordia e compassione.

Andrea Marson
Ha studiato Economia, Commercio Internazionale e Mercati Finanziari presso l’Università degli studi di Trieste.
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