Arriva “Think Quarterly”, la nuova voce di Google

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Google ha finalmente pubblicato il suo proprio magazine elettronico, un trimestrale il cui scopo è creare “un’oasi di calma in un mondo frenetico”.

La prima pubblicazione di Think Quarterly, con sede nel Regno Unito, si sofferma, con doviziosa cura di particolari, sul tema  delle informazioni e dei dati e su come questi influiscano sul mondo del business.

La definizione che di primo acchito molti si sentiranno di dare di questo periodico è una: un’eccellente rivista, sia sotto il profilo dei contenuti che per quel che concerne l’aspetto visuale.
Si tratta in effetti di un’app in Flash molto curata, con articoli specifici ed approfonditi, un prodotto molto allettante per gli adepti del web. Obiettivo centrato per l’agenzia creativa The Church of London, curatrice della rivista.

Tra gli articoli troviamo pezzi su una gran varietà di argomenti,
provenienti da un gran numero di collaboratori esterni, ma non è tutto: il pezzo forte sono probabilmente le interviste ai pezzi grossi di Google e del business più in generale (per esempio l’amministratore delegato di Vodafone UK Guy Laurence).

“Qui a Google, pensiamo spesso che sia la velocità il fattore fondamentale per spiccare;
quel fattore fondamentale che separa i primi della classe dal resto della massa”, afferma Matt Brittin, amministratore delegato di Google per il Regno Unito e l’Irlanda, nell’introduzione di Think Quarterly. “Sappiamo che minore sarà il tempo necessario  per ottenere e proporre risultati, maggiore sarà l’utilità del nostro servizio per le persone.”

“Ma in un mondo di cambiamenti così repentini, abbiamo tutti bisogno di un momento per riflettere. Think Quarterly è un’oasi di calma in un mondo frenetico. È un posto perfetto per estraniarsi dal tempo che scorre, e riflettere serenamente su cosa succede e perché è importante per noi.”

Non è chiaro se il nuovo magazine online sia l’ennesimo segno della precisa volontà di Google di fare la propria entrata in altri mass-media  o se sia solo un progetto “secondario” per alimentare il dialogo e l’informazione sulla compagnia. Google stesso non definisce il proprio progetto né come magazine né come pubblicazione. La compagnia lo chiama semplicemente “book” sul proprio sito web e “uno strumento unico di comunicazione” su Twitter.

Indipendentemente da come lo si voglia chiamare, il periodico merita sicuramente attenzione. Lo leggerete?

 

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