Anche la faccina ha il suo peso. Gli emoticon sono decodificabili quanto una parola.

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Anche l’emoticon conta e i marketer lo sanno: ecco perché il nuovo obiettivo è tracciare e studiare gli emoji. Un cuoricino, uno smile, l’icona di un sushi o di una fetta di pizza. Un modo di comunicare amato non solo dai giovanissimi che accompagna spesso una frase o un messaggio veloce. Sarà per la rapidità con i quali riescono a comunicare un’idea, una situazione o uno stato d’animo ma resta il dato della loro incredibile potenza emotiva. Sono oggetti insomma entrati a far parte del nostro linguaggio quotidiano e si sono evoluti con il tempo. Basta poco per accorgersi come dagli esordi i pittogrammi si sono espansi, differenziati. Quante volte avete scoperto da un amico o conoscente un nuovo emoticon e avete sognato di poterlo inviare anche voi perché magari era divertente o innovativo o con uno stile particolare?

Ma che cosa sono esattamente questi “simboletti”? Gli emoji sono dei simboli pittografici divenuti popolari alla fine degli anni ’90 in Giappone, loro luogo di nascita. Etimologicamente la “e” sta per “picture”, “moji” per “character”. La loro popolarità è cresciuta nel corso degli anni tanto da farli includere nel 2010 all’interno del sistema di codifica Unicode, che assegna un numero univoco ad ogni carattere usato per la scrittura di testi a prescindere dalla lingua, dalla piattaforma informatica e dal programma utilizzati.
Ma a parlare chiaramente della diffusione di questi messaggini iconografici sono senz’altro i numeri: ci sono 2 miliardi di smartphone nel mondo, attraverso i quali ogni giorno vengono scambiati 41,5 miliardi di messaggi e 6 miliardi di emoji.
E la domanda adesso è: se fossero tracciabili? Ebbene sì, gli emoticon sono in grado di inviare dati e quindi di essere riconosciuti. Ovviamente il tracking degli emoji permette di misurare il sentimento degli utenti e quindi di fornire anche informazioni per i brand. Inutile dire che le aziende andrebbero ghiotte di queste informazioni perché potrebbero risalire all’insieme delle opinioni che i clienti hanno rispetto a determinati loghi.

Attenzione quindi che anche un cuore trafitto, un faccia perplessa o l’immagine di un boccale di birra possono essere intercettati e decodificati. Basterà poco a quel punto per capire che sei un amante del caffè, che detesti il fumo o che adori il jazz.

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