“Make Love”…not war!

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C’era una volta una campagna pubblicitaria intitolata “Make Love”, nelle cui foto promozionali vi era ritratto un attore e fashion designer indiano Sikh di nome Waris Ahluwahlia insieme ad una modella, Quentin Jones.

Una tagline dolce, positiva e per nulla provocatoria. Sembrerebbe un’ ottima trovata pubblicitaria quella realizzata da Gap, il brand di abbigliamento made in U.S.A, se non fosse per il fatto che, una volta esposta nella stazione della metropolitana di Pelham Bay nel Bronx di New York, si è trasformata in un’orrenda manifestazione di razzismo.

Il “Make Love” è diventato infatti un “Make Bombs!”, seguito dal commento “Please stop driving taxis” (“Per favore smettete di guidare i taxi”).

Ed è in questo momento che è subentrata la figura di Arsalan Iftikhar, senior editor del The Islamic Monthly e fondatore di TheMuslimGuy.com, nonchè portavoce dei musulmani pacifisti. Iftikhar, dopo aver visto la foto dell’annuncio deturpato pubblicata dal suo amico Robert Gerhardt su Instagram, ha pensato di condividerla come dimostrazione del fatto che il razzismo esiste ancora e non perde occasione per farsi sentire.

Nessun tag, nessun tipo di richiamo. Eppure Gap si è precipitato subito in risposta al messaggio di Iftikhar, chiedendogli dove fosse attaccato il manifesto per poter andare a rimuoverlo e impostando come immagine di copertina su Twitter l’annuncio originale.

Sul Daily Beast il portavoce dell’islam pacifista ha affermato: “Volevo che il mondo vedesse come milioni di persone dalla carnagione scura sono viste in America oggi. Così ho provveduto a pubblicare questa fotografia ai miei 40.000 seguaci su Twitter e Facebook e ho chiesto loro di condividerla ai loro amici per cercare di creare buzz sui social media e una consapevolezza generale.”

E pensare che era stata addirittura avviata la campagna “Grazie, Gap” ad opera della comunità Sikh, la quale si era premurata di dimostrare la propria riconoscenza per l’inclusione di un modello Sikh in una campagna pubblicitaria.

Un chiaro esempio, quest’ultimo, del messaggio che questa campagna avrebbe voluto trasmettere. “Fate l’amore”: perché non iniziando a condividere questo sentimento tra popoli e culture diversi?

La triste verità è che ora, nel 2013, il nostro problema non è più la mancanza di mezzi di comunicazione, ma l’esistenza di messaggi sbagliati da voler condividere.

Francesca Zia
Ha studiato Economia e Gestione Aziendale presso l’Università degli Studi di Trieste. Appassionata di marketing e di economia, segue con attenzione le ultime tendenze in fatto di comunicazione

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